Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Fra i vari ricordi che ho di lui in scena, spicca la sensazione profonda che mi lasciò dentro la prima volta che lo sentii gridare dell'essere stati comunisti, fra le altre cose, "perché [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] era una brava persona". Un'altra provocazione, in fondo, perché sottintendeva che le ideologie sono vuote e conta altro. Segnalava che spesso ci aggrappiamo a esse quando non sappiamo come definire la nostra identità, mentre già le cose normali, come l'essere perbene, possono essere fonte di identità per l'uomo. ([[Nando dalla Chiesa]])
*Gaber apparteneva a una generazione per la quale i concetti di [[rivoluzione]] e contestazione non erano semplici slogan. Erano qualcosa di vissuto. E si vedeva che quando Gaber gridava di cambiare la realtà, o affrontava temi politici forti, lo faceva perché era un'esigenza interiore che sentiva di dover portare alla gente. ([[Biagio Antonacci]])
*Gaber era libero, e questo è raro oggigiorno, non solo nel mondo dello spettacolo. Inoltre oggi ci si tira indietro, mentre lui gridava di mettersi in gioco, di partecipare: era un maestro di pensiero e di approccio alla vita. Oltre che di scrittura teatrale, dato che con Luporini ha confermato l'assunto per cui la profondità si nasconde nelle cose lievi, che poi è quello che si cerca di fare quando si sceglie la [[comicità]]. ([[Luciana Littizzetto]])
*Gaber era "politico", allora? Sì, in senso alto. Nella misura in cui parlava di elementi irriducibili. Vita e morte, uomo e donna, bene e male. E io gli sarò sempre grato per questo, non tanto per ciò che mi ha consegnato in termini di stretta critica della politica e della società. Gli sarò sempre grato per quando dismetto l'abito della politica e lui parla della mia umanità nuda. Mi fa trascendere il mio linguaggio di politico e fa sì che sul suo linguaggio d'artista io modelli emozioni nuove e prenda a interrogarmi sul senso della realtà. Anche per strade diverse, altrimenti sconosciute. ([[Fausto Bertinotti]])
*Gaber era uno che cercava nel confronto, anche con se stesso. E ritengo che il suo teatro sia stato uno sforzo intenso e genuino di non dare una linea, tipica espressione degli anni Settanta, ma di cercare una linea. Una ricerca personale, per sua natura inevitabilmente tortuosa, fatta di continue verifiche, di occhi aperti sulla vita. Infatti i suoi spettacoli erano lampi, erano ogni volta lampi di spiazzamento. E tutto questo, mi piace esplicitarlo, sottolinea che non solo Giorgio Gaber era persona di rara onestà intellettuale e artistica, ma anche di grande umiltà. ([[Paolo Bosisio]])
*L'abbiamo frantumato quel "noi" verso cui Gaber ci conduceva. Lui ci voleva portare nei nostri singoli io, dentro a ciascuno dei quali ci sono religione, spiritualità, sensibilità artistica, politica stessa, per ricercare, insieme un "noi" diverso, che veramente liberasse e coinvolgesse tutti gli io. E invece siamo arrivati a nuovi "noi" spaventosi, che si isolano a vicenda, capaci persino di razzismo e violenza. Siamo arrivati a chiederci se la libertà dell'uomo sia una faccenda "politica" o "antipolitica". ([[Gad Lerner]])
*L'idea di rileggere la tradizione sarebbe anche lodevole, ma è difficile: come fai a rileggere Gaber? Era unico. ([[Ivano Fossati]])
*L'[[incomunicabilità]] che Gaber cantava è ancora viva rimane verissimo il fatto che l'amore coniugale sia un'altra cosa rispetto alla passione iniziale, è confermato che quando tu cerchi di mettere a posto tutti gli elementi di una storia arrivi a un'equazione gigantesca che non sai più come risolvere. Forse è così da sempre e sempre sarà; perché sono pensieri grandi, non è solo il comico, quella di Gaber è una scrittura che ha una profondità che deve essere garantita, tutelata, ricordata. E tutto quello che finisce in "ata": amata per esempio. ([[Luciana Littizzetto]])
*La grandezza di Gaber si misurava proprio nella sua capacità di scrivere solo quando aveva qualcosa da dire, e di farlo scegliendo i temi da trattare senza calcoli sulle reazioni che avrebbero suscitato o il successo che avrebbero potuto avere. Quando poi a tutto questo aggiungi una sincerità di fondo, quella passione che in Gaber si avvertiva, allora nascono opere che sanno essere specchio di un'epoca. ([[Luca Barbarossa]])
*Leggeva e interpretava con attenzione e coscienza quanto accadeva, e lo comunicava nei teatri. Veniva con me dalla canzonetta, come me aveva fatto un salto per abbandonare gli stereotipi del pop dell'epoca, però il suo salto era stato lunghissimo. Non era più un cantante ma un attore. ([[Ricky Gianco]])
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