Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Com'è stato, scoprirlo? Pazzesco. Sono rimasto travolto dal suo stile perfetto, dalla sua capacità evocativa, dalla sua comunicativa umana. Ed essendo anch'io un cantante, una persona che lavora per un palcoscenico e per un pubblico, Gaber mi è diventato subito maestro. Non è che dopo aver conosciuto Gaber la mia personalità musicale o lo stile delle mie canzoni siano cambiati o debbano farlo, però adesso sono più convinto che si possa veramente riuscire a parlare dell'uomo e dei suoi interrogativi esistenziali anche nelle canzoni. Gaber me me l'ha dimostrato: tramite il suo modo di vedere le cose, anche cinicamente a volte, raccontava la vita. E ce la insegnava. ([[Cesare Cremonini]])
*Dai diciassette anni in poi, gli spettacoli di Gaber quando non li ho visti a teatro li ho recuperati su disco. Tutti. Però andarlo a vedere era un'esperienza fulminante: che performer era... Metteva tutto se stesso sul palco. Aveva una voce anomala, con un registro fra baritono e basso e poca estensione: ma la sapeva usare in modo perfetto, espressivo. Quindi, cantante perfetto, attore consumato... Impossibile non restare colpiti da Gaber. [...] Io sono definito un "rockettaro". Ma per "Qualcuno era comunista" ho pianto. Sono andato nel camerino a ringraziarlo. ([[Luciano Ligabue]])
*Dal Movimento {{NDR|del [[Sessantotto]]}} ha preso molti temi e riferimenti: [[David Cooper|Cooper]], [[Ronald Laing|Laing]]. ma poi nei suoi spettacoli c'erano intere citazioni di [[Louis-Ferdinand Céline|Céline]]. Una volta parlammo a lungo persino di [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]. Del Movimento aveva colto il senso. E cercò di coniugarlo con una coscienza critica: che prima lo portò alla ferocia di ''Polli di allevamento'', dove peraltro in molti lo vissero ancora come compagno di strada, questa volta nel disorientamento; e poi lo condusse a ''La mia generazione ha perso'', dove ha detto cose per noi chiare da anni e però mai uscite. Psicologie rotte, e l'inabilità di salvare, del Movimento, almeno la spinta. ([[Romano Madera]])
*«Datemi qualche pensiero» è l'ultimo urlo di Gaber. C'è un filo resistente (o un elastico?) che percorre l'opera di Gaber: è la fiducia in un individuo capace, nonostante il disincanto (anzi, forse in virtù di quel disincanto), di costruire una nuova coscienza anche partendo dal nulla, abbandonata per sempre ogni ambizione di appartenenza vecchio stile. E se fin dentro gli anni Novanta tornano le canzoni più «private» di un tempo – da «Chiedo scusa se parlo di Maria» al «Dilemma»: un capolavoro! – è perché per ripartire, appunto, non resta che guardare dentro se stessi. ([[Paolo Di Stefano]])
*Del resto il poeta era lui. Io faccio il comico. ([[Giobbe Covatta]])
*La grandezza di Gaber si misurava proprio nella sua capacità di scrivere solo quando aveva qualcosa da dire, e di farlo scegliendo i temi da trattare senza calcoli sulle reazioni che avrebbero suscitato o il successo che avrebbero potuto avere. Quando poi a tutto questo aggiungi una sincerità di fondo, quella passione che in Gaber si avvertiva, allora nascono opere che sanno essere specchio di un'epoca. ([[Luca Barbarossa]])
*Leggeva e interpretava con attenzione e coscienza quanto accadeva, e lo comunicava nei teatri. Veniva con me dalla canzonetta, come me aveva fatto un salto per abbandonare gli stereotipi del pop dell'epoca, però il suo salto era stato lunghissimo. Non era più un cantante ma un attore. ([[Ricky Gianco]])
*Le sue critiche spesso erano anche apprezzate proprio perché da una parte pizzicava e dall'altra era compagno di strada. Dava sfogo sul palco a quanto potevamo abitualmente solo sussurrare tra amici, o nei momenti di disperazione. ([[Romano Madera]])
*Lui comunque ci ha insegnato a essere dei [[Gian Burrasca|Gianburrasca]], sul palco. Occhi aperti, provocare sempre, curiosità estrema. [...] Il punto è che spesso Gaber riusciva a vedere, tra bianco e nero, il grigio. Cioè la realtà vera. Oltre le etichette e le apparenze. ([[Claudio Bisio]])
*Ma assistere a uno spettacolo di Gaber significava anche confrontarmi con un linguaggio diverso da quello dei suoi colleghi. Con un colosso, un artista che, forte di grandissima libertà espressiva, poneva un'attenzione pazzesca al sociale senza guardare mai in faccia nessuno. E a volte pungendo pure se stesso; proprio per questo lo trovavo tanto credibile e indispensabile, perché a dare senso all'arte è pure il modo con cui la si propone. ([[Luca Barbarossa]])
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