Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Forse è proprio questa la lezione più grande di Giorgio, quella che un giovane compositore dovrebbe seguire. Non porsi limiti. Anche perché, lo dico per esperienza, oggi c'è molto pubblico che dalla musica vuole segni diversi, che non si accontenta più di musica da sottofondo o da tappezzeria per non sentirsi soli davanti al silenzio. Gaber questi segni più forti li dava. Sapeva parlare alle nostre emozioni. Centrava i cuori oltre ogni barriera, nella musica e nelle parole. Lo faceva anche nella vita. ([[Roberto Cacciapaglia]])
*Forse l'unico modo che abbiamo di dare finalmente seguito agli stimoli che Gaber ci lanciava già allora {{NDR|negli [[Anni 1970|anni settanta]]}}, è quello di recuperare fino in fondo la sua spinta di cercare una [[Libertà]] con la maiuscola. Seguendo la strada con la quale egli, nell'arte, ha indicato i modi per giungere alla "Liberazione". Ovvero, superare in modo definitivo l'idea di considerare la persona come uno strumento. Rimettere al centro di ogni cosa l'essere umano. ([[Gherardo Colombo]])
*Forse solo con lui è accaduto per la prima volta che le persone abituate ad andare normalmente a teatro, il pubblico che potremmo definire colto, si sia trovato ad andarvi per un cantante. E non per divertirsi con un cantante, ma addirittura per riflettere con un cantante. Gaber è stato dunque un cantautore che, foss'anche solo per questo, si può dire abbia sicuramente tracciato un percorso decisivo all'interno della nostra storia. Un percorso che poi in molti abbiamo seguito, proponendoci a teatro per fare comunque musica, ma cercando anche di esprimere concetti. Senza più paure. ([[Enrico Ruggeri]])
*Fra i vari ricordi che ho di lui in scena, spicca la sensazione profonda che mi lasciò dentro la prima volta che lo sentii gridare dell'essere stati comunisti, fra le altre cose, "perché [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] era una brava persona". Un'altra provocazione, in fondo, perché sottintendeva che le ideologie sono vuote e conta altro. Segnalava che spesso ci aggrappiamo a esse quando non sappiamo come definire la nostra identità, mentre già le cose normali, come l'essere perbene, possono essere fonte di identità per l'uomo. ([[Nando dalla Chiesa]])
*Gaber apparteneva a una generazione per la quale i concetti di [[rivoluzione]] e contestazione non erano semplici slogan. Erano qualcosa di vissuto. E si vedeva che quando Gaber gridava di cambiare la realtà, o affrontava temi politici forti, lo faceva perché era un'esigenza interiore che sentiva di dover portare alla gente. ([[Biagio Antonacci]])
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