Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Ma che c'entra Gaber con me? Io sono un rullo compressore, lui è un triciclo. ([[Lucio Battisti]])
*Ma Gaber è un po' come [[Dante Alighieri|Dante]], ci parla di gente della sua epoca senza che nessuno senta l'esigenza di cambiarne un verso. Anzi: si ha uno stimolo in più per conoscere il passato, senza che il senso del testo perda d'attualità. [...] Gaber va conosciuto soprattutto perché era libero. E le scelte di libertà artisticamente sono sempre premianti. Se sei libero migliori proprio il tuo "prodotto", la tua arte. E oggi, in un mondo in cui si vende sempre a un prezzo inferiore a quanto si vale, l'idea che un artista abbia fatto un percorso tanto coraggioso mantenendo sempre un livello altissimo di qualità e raggiungendo anche vette da catena dell'Himalaia, be', questo è un insegnamento assoluto. Fa capire dove si può arrivare, con le parole, se usate con rigore. ([[Jovanotti]])
*Nel corso della mia carriera mi sono confrontato sin dall'inizio con i repertori altrui. Perché trovo ci sia molto da imparare, specie da maestri del calibro di Fabrizio De André e Giorgio Gaber. Rileggere le loro opere non significa solo condividere qualcosa che si trova esteticamente valido, ma anche dell'arte che si considera fondamentale da un punto di vista etico. [...] Perché parliamo di autori che hanno messo spessore in quanto hanno fatto, hanno speso idee, hanno formulato proposte interessanti anche politicamente, ideologicamente, filosoficamente. ([[Morgan (cantante)|Morgan]])
*Perché la cosa più difficile e preziosa che ha fatto Gaber è stato annullare lo scarto (così pesante e doloroso, oggi) tra "alto" e "basso", tra popolarità di massa e di nicchia. E avere qualità e riuscire a farne anche quantità, giacché il suo successo teatrale fu di massa, è più o meno il contrario di quanto accade, in genere, in un sistema di comunicazione che sembra avere individuato nella qualità un odioso nemico. ([[Michele Serra]])
*Perché lì {{NDR|nel brano ''Le strade di notte''}} Gaber canta il nostro mestiere, un mestiere notturno, la ricerca di un'intuizione, la speranza di trovare qualcosa cercando. Nel cielo che di notte sembra grondi di più di note, suggestioni, ispirazioni. ([[Claudio Baglioni]])
*Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Ugo Tognazzi]], perché entrambi hanno saputo cambiare pelle più volte. Dall'avanspettacolo al varietà a Cannes. Dal rock snodato con [[Enzo Jannacci|Jannacci]] e [[Adriano Celentano|Celentano]] alla prima serata televisiva al teatro canzone. Restando sempre se stessi, anche negli errori. Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Beppe Grillo|Grillo]]. Gaber, soprattutto dopo le prime speranze frustrate di cambiamento, era diventato un antipolitico ante litteram, che lanciava attacchi veementi contro ogni schieramento. Tanto che oggi tutti, dalla sinistra alla destra a [[Comunione e Liberazione]], tendono a spartirsene le vesti, dicendo «Era uno dei nostri», come hanno fatto anche con [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]. Quest'anno è uscito persino un articolo dell'Osservatore Romano pieno di lodi e che ho trovato sconcertante. Gaber aveva di sicuro un pubblico più colto, meno schiumante, rumoroso e ingenuo di quello di Grillo. Ma sono i frutti di tempi diversi. ([[Tommaso Labranca]])
*Sento forte il rimpianto di non aver potuto conoscere Giorgio Gaber. È quasi un senso di colpa, perché da quando ho iniziato ad ascoltare la sua musica ho scoperto un mondo artistico nuovo, di grande interesse, legato più al peso dei testi che non a quello della musica. Un mondo che però mi appassiona proprio per questo, perché io ho sempre lavorato al contrario, sono sempre stata attratta più dalle note che non dalle parole. [...] Perché io, che molti definiscono cantante dell'amore per eccellenza, da Gaber ho imparato pure su questo fronte. Ho capito che l'amore si può cantare anche senza cantarlo, a volte. E ora penso quanto sarebbe bello se riuscissi a riportare tutti questi suoi insegnamenti nel mio mestiere. Per essere più profonda nei testi e nei sottintesi, per trasmettere emozioni e valori della vita anche tramite la semplicità della musica leggera, come riusciva a fare Gaber. ([[Laura Pausini]])
*{{NDR|Confrontando Gaber con Fabrizio De André}} Si sente insomma che Gaber era attore: viveva quanto cantava mettendo in gioco una carica emotiva che in De André non c'è. De André rimane neutrale, racconta, quasi non interpreta. Dipende molto anche dalle diverse dinamiche del loro canto: quella di Fabrizio era monocorde, e questo implica che ascoltarlo sia quasi come leggere un testo scritto. Quanto lui canta ti arriva in sé: come se - paradossalmente - non ci fosse chi te lo sta passando. Gaber invece è il contrario. Si avverte quanto egli metta in gioco il suo essere umano. Prende il tema e lo racconta dal suo punto di vista, ti dà una vera interpretazione. Però avevano in comune una caratteristica bellissima: non hanno mai sposato una parte politica. Hanno costruito un pensiero libero, da anarchici libertari, direi. Che poi declinavano musicalmente in modo, anche qui, diversissimo: De André con i due riferimenti della canzone medievale, all'inizio della carriera, e poi della canzone etnica; Gaber in modo molto più ampio. [...] Confrontarsi con loro è insomma interessante da ogni punto di vista, oltre che necessario. Il problema è che se mi chiedete quale eredità hanno lasciato ai cantautori di oggi, io temo di dover rispondere che gli artisti della mia generazione non hanno imparato niente da loro. ([[Morgan (cantante)|Morgan]])
*Sia in teatro sia in televisione, spesso mi sono servito della lucida e arguta sintesi di Giorgio Gaber: da "Il potere dei più buoni" a "Il conformista", Gaber mi è sempre venuto in soccorso. La visione di Gaber e Luporini sulle debolezze umane è precisissima. La loro capacità di aver visto lontano, di avere scritto e preceduto il pensiero di molti, li rende attualissimi. ([[Maurizio Crozza]])
*Solo che quando Gaber iniziò certe tecniche non c'erano: quindi il fatto che lui sul palco sia riuscito fin da subito a esprimersi in modo incisivo anche con il movimento, rafforzando con il corpo il suo rapporto di comunicazione con il pubblico, be', per me testimonia quanto il modo di fare musica di Giorgio Gaber abbia inciso profondamente nell'evoluzione della cultura musicale di questo Paese. [...] Gaber diceva cose profonde lasciando che l'ingrediente-musica mantenesse un peso decisivo per comunicarle a quante più persone possibile, in una proposta artistica che era semplice solo all'apparenza. ([[Pino Daniele]])
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