Differenze tra le versioni di "Eduardo De Filippo"

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*{{NDR|Il fatalismo di chi, anche nella povertà, conserva intatta la fiducia nella vita.}} ''Pigliammo sta vita cumme vene, | lassammo for' 'a porta 'a pucundria | {{sic|mparammice}} a campà c' 'a [[fantasia]]: | nce sta cosa cchiù bella pe campà?...''<ref name=sulessa/>
*Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare... è stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Così si fa il [[teatro]]. Così ho fatto!<ref>Dall'ultimo discorso pubblico al Teatro di Taormina; citato in ''[http://www.taormina-arte.com/2006/storia/indexanno.asp?idanno=1984 Taormina Arte 1984]''.</ref>
*{{NDR|Su ''Natale in casa Cupiello''}} Questo mio lavoro è stato la fortuna della compagnia, dopo ''Sik-Sik'', s'intende. Ebbe la sua prima rappresentazione al Kursaal di Napoli; allora non era che un atto unico, ed è tanto strana la sua storia che vale la pena di raccontarla. L'anno seguente, al Sannazaro, teatro della stessa città, scrissi il primo atto, e diventò in due. Immaginate un autore che scrive prima il secondo atto e, a distanza di un anno, il primo. Due anni fa {{NDR|nel 1934}} venne alla luce il terzo; parto trigemino con una gravidanza di quattro anni! Quest'ultimo non ebbi mai il coraggio di recitarlo a Napoli perché è pieno di amarezza dolorosa, ed è particolarmente commovente per me, che in realtà conobbi quella famiglia. Non si chiamava Cupiello, ma la conobbi.<ref>Citato in De Filippo, ''Natale in casa Cupiello'', quarta di copertina.</ref>
*''Rosa'' – Adesso mi vuoi insegnare come si fa il [[ragù napoletano|ragù]]? Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera; via via che ci si versa sopra il quantitativo necessario di vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama con la conserva di pomodoro e si ottiene quella salsa densa e compatta che diventa di un colore palissandro scuro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione.<ref>Da ''Sabato, domenica e lunedì'', in ''Teatro'', CDE, Milano, stampa 1985, p. 222.</ref>
*Se un'idea non ha significato e utilità sociale non m'interessa lavorarci sopra.<ref>Dalla nota introduttiva a ''I capolavori di Eduardo De Filippo'', Einaudi.</ref>
*Sul becco [della caffettiera napoletana] io ci metto questo "coppitello" (cappuccio) di carta [in modo che] il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure... prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno, ...nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, ...in modo che, nel momento della colata, l'acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo.<ref>Dalla commedia ''Questi fantasmi!''.</ref>
*[[Teatro]] significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male.<ref>Citato in Enzo Biagi, ''Quante storie'', Rizzoli, Milano, 1989, p. 184. ISBN 88-17-85322-4</ref>
*''[[Titina De Filippo|Titina]] non era bella | ma 'a bellezza soia | 'a sapeva sul'essa | e s' 'a sapeva spennere | pe' dint' 'o specchio, | quanno n'ata faccia | 'e na femmmenafemmena bella, | bella {{sic|'overo}}, | le cercava 'o piacere | d'essere cumm'a {{sic|'a}} essa | {{sic|pe}} na sera...''<ref name=sulessa>Citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 499.</ref>
*Voglio dire che tutto ha inizio, sempre da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l'ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi.<ref>Dalla nota introduttiva a ''I capolavori di Eduardo De Filippo'', Einaudi.</ref>
*Voi sapete che io ho la nomina (non di senatore, per carità) che sono un orso, ho un carattere spinoso, che sfuggo… sono sfuggente. Non è vero. Se io non fossi stato sfuggente, se non fossi stato un orso, se non fossi stato uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere cinquantacinque commedie.<ref>Dall'ultimo discorso pubblico al Teatro di Taormina; citato in ''[http://www.taormina-arte.com/2006/storia/indexanno.asp?idanno=1984 Taormina Arte 1984]''.</ref>
 
===''Natale in casa Cupiello''===
In casa Cupiello. Un letto matrimoniale e un altro più piccolo, per un solo posto. Comune in fondo a destra. Balcone a sinistra. Su di un tavolo, davanti al balcone, vi sarà un Presepe in fabbricazione, e tutto l'occorrente necessario per realizzarlo: cartapesta, pennelli, sugheri, e un recipiente di latta con la colla Cervione. Tra il balcone e il lettino a un posto vi sarà un piccolo paravento con davanti un treppiedi di ferro con bacinella, ed un secchio smaltato bianco; sul paravento è appoggiato un asciugamani. A ridosso della parete di destra un comò con sopra santi e immagini religiose d'ogni specie con davanti candele e lumini spenti. Sono le nove del mattino del 23 dicembre. Luca dorme nel letto matrimoniale; il posto della moglie, Concetta, è in disordine come se la donna l'avesse lasciato da poco. Nel lettino piccolo dorme Tommasino (detto Nennillo).
 
'''Concetta''': (''entra dalla destra con passo cauto; indossa una sottana di cotone bianco e ha sulle spalle uno scialletto di lana; ai piedi un paio di pantofole realizzate con un vecchio paio di scarpe del marito. Reca in una mano una fumante tazza di caffè, e nell'altra una brocca d'acqua. Mezzo assonnata si avvicina al comò, posa la tazza, poi va a mettere la brocca accanto al lavabo; va al balcone ed apre le imposte; torna al comò, prende la tazza e l'appoggia sul comodino. Con tono di voce monotono, abitudinario, cerca di svegliare il marito'') Lucarie', Lucarie'...scétate songh' 'e nnove! (''Dopo una piccola pausa, torna alla carica'') Lucarie', Lucarie'...scétate songh' 'e nnove. (''Luca grugnisce e si rigira su se stesso, riprendendo sonno. La moglie insiste'') Lucarie', Lucarie', scétate songh' 'e nnove.<br>
'''Luca''': (''svegliandosi di soprassalto'') Ah! (''Farfuglia'') Songh' 'e nnove...<br>
==Bibliografia==
*Eduardo De Filippo, ''Cantata dei giorni dispari'', Einaudi, 1976.
*Eduardo De Filippo, ''Natale in casa Cupiello'', Einaudi, Torino, 1997 (<sup>4° edizione)</sup>. ISBN 978-88-06-06544-7
*Eduardo De Filippo, '''O penziero. E altre poesie di Eduardo'', Einaudi, 1985.
 

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