Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*{{NDR|Parlando di ''Qualcuno era comunista''}} Certo è singolare che l'unico testo letterario, politico e culturale sui comunisti sia stato scritto da uno che, pur avendo camminato a sinistra, non è mai stato comunista. Ed è incredibile che egli l'abbia sempre interpretato con un coinvolgimento tale per cui veniva da dire, con [[Benedetto Croce|Croce]], "perché non possiamo non dirci comunisti" nel modo in cui ce lo propone Gaber? ([[Fausto Bertinotti]])
*Certo non deve essere stato facile per lui conquistare un vasto pubblico con una proposta che via via si è evoluta tecnicamente così tanto. ([[Giovanni Allevi]])
*Ci sono persone, strade, indirizzi, canzoni e tramonti che non vanno assolutamente dimenticati! Ritornare da Gaber, ogni tanto, ci vuole. Fa bene riascoltare la sua voce. Riconoscere la sua fisionomia. L'inconfondibile modo di stimolare una chitarra. E di maltrattare un argomento con il cuore... Sapere che sia riuscito a esprimersi oltre ogni ridicola censura, gli conferisce di diritto l'appellativo di "padre di tutti i cantautori intelligenti". [...] Grazie Giorgio, per essere rimasto al Giambellino intorno a quel biliardo, sfacciatamente presente! ([[Renato Zero]])
*Com'è stato, scoprirlo? Pazzesco. Sono rimasto travolto dal suo stile perfetto, dalla sua capacità evocativa, dalla sua comunicativa umana. Ed essendo anch'io un cantante, una persona che lavora per un palcoscenico e per un pubblico, Gaber mi è diventato subito maestro. Non è che dopo aver conosciuto Gaber la mia personalità musicale o lo stile delle mie canzoni siano cambiati o debbano farlo, però adesso sono più convinto che si possa veramente riuscire a parlare dell'uomo e dei suoi interrogativi esistenziali anche nelle canzoni. Gaber me me l'ha dimostrato: tramite il suo modo di vedere le cose, anche cinicamente a volte, raccontava la vita. E ce la insegnava. ([[Cesare Cremonini]])
*Dai diciassette anni in poi, gli spettacoli di Gaber quando non li ho visti a teatro li ho recuperati su disco. Tutti. Però andarlo a vedere era un'esperienza fulminante: che performer era... Metteva tutto se stesso sul palco. Aveva una voce anomala, con un registro fra baritono e basso e poca estensione: ma la sapeva usare in modo perfetto, espressivo. Quindi, cantante perfetto, attore consumato... Impossibile non restare colpiti da Gaber. [...] Io sono definito un "rockettaro". Ma per "Qualcuno era comunista" ho pianto. Sono andato nel camerino a ringraziarlo. ([[Luciano Ligabue]])
*Gaber voleva dare un valore diverso alle parole, valutarne più che la capacità di intorbidire, con metafore o quant'altro, quella di chiarire. Le usava per condividere i pensieri. Anche se, e in questo l'ho sempre ammirato, ha saputo immettere nel suo linguaggio assolutamente quotidiano anche una percentuale inattesa di poesia. Del resto, a mio avviso, lui era più attore che musicista. ([[Eugenio Finardi]])
*Giorgio a mio avviso capiva perfettamente la spinta propulsiva che avevamo in quegli anni {{NDR|negli anni settanta}}, quella voglia di solidarietà, giustizia, cambiamento che credo si avvicinasse molto a quella del Movimento del Sessantotto. E capiva anche l'altro fenomeno diffuso nella mia generazione, la forza che alcuni traevano dalla spiritualità, da una fede. Pur essendo lui non credente e anche in questo caso, quindi, fuori dai giochi. ([[Eugenio Finardi]])
*{{NDR|Ultima strofa di una poesia dedicata a Gaber}} ''Grazie ancora, all'attore, al regista | al talento dell'illusionista | a quell'uomo col naso dovunque | e la testa poggiata sul mondo | per averci fornito l'esempio | per averci incantati, vivendo! | All'amore con cui ti sei dato | al pudore col quale sei andato | verità adesso non sei un miraggio | il teatro avrà gli occhi di Giorgio...'' ([[Renato Zero]])
*Ho amato moltissimo Giorgione, anche se non sempre siamo stati d'accordo. Naturalmente, mi verrebbe da dire. Giacché nel momento in cui lui mi scriveva che la nostra generazione aveva perso, uno come me non poteva che dissentire. [...] E la "sconfitta" da lui cantata allora è una presa di coscienza: della mancanza di continuità fra quello che si mise in gioco nel [[Sessantotto]] e quanto non si è messo in gioco dopo. [...] Giorgione, in realtà, era un contestatore permanente. E proprio per questo a volte persino noi lo trovavamo fuori dal coro. Era un anticipatore, contestatore nel senso etimologico profondo (da ''contestor'': "chiamo in testimonianza"). ([[Mario Capanna]])
*Ho sempre considerato Giorgio Gaber un cercatore. Un uomo che cercava di capire la realtà, che cercava dentro e fuori da se stesso. E, cercando, Gaber molte cose le ha trovate. Ma di lui mi ha soprattutto colpito l'incredibile talento di trovarle prima. Di anticipare il futuro dell'arte, fare esperienze che anche altri hanno fatto, ma farle molto prima di loro. ([[Claudio Baglioni]])
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