Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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==Citazioni su Giorgio Gaber==
*Allora gli altri cantautori si sentivano un po' troppo portabandiera di qualche cosa, mentre Giorgio, ogni volta che qualcuno gli ammollava questo ruolo, ne fuggiva. Perché capiva che era un'altra trappola, come quelle del pop. E lui ha fatto di tutto nella sua vita pur di comunicare che l'unico modo di essere veramente liberi è porsi sempre dei dubbi. Mettersi davanti allo specchio a chiedersi se stai facendo quello che sei o sei figlio di qualche pensiero altrui. ([[Rossana Casale]])
*[A]ndare a vedere Gaber significava confrontarsi con un linguaggio che certo non potevi pensare di riproporre al suo livello, ma che comunque era raggiungibile. Era un obiettivo realistico. Gaber è stato forse l'unico a essere contemporaneamente rivoluzionario, politico, innovatore e anche comunicatore. Nonché poeta. Un poeta che però ci si era presentato con un biglietto da visita sconvolgente. ([[Gino e Michele]])
*{{NDR|Parlando di ''Qualcuno era comunista''}} Certo è singolare che l'unico testo letterario, politico e culturale sui comunisti sia stato scritto da uno che, pur avendo camminato a sinistra, non è mai stato comunista. Ed è incredibile che egli l'abbia sempre interpretato con un coinvolgimento tale per cui veniva da dire, con [[Benedetto Croce|Croce]], "perché non possiamo non dirci comunisti" nel modo in cui ce lo propone Gaber? ([[Fausto Bertinotti]])
*{{NDR|Confrontando Gaber con Fabrizio De André}} Si sente insomma che Gaber era attore: viveva quanto cantava mettendo in gioco una carica emotiva che in De André non c'è. De André rimane neutrale, racconta, quasi non interpreta. Dipende molto anche dalle diverse dinamiche del loro canto: quella di Fabrizio era monocorde, e questo implica che ascoltarlo sia quasi come leggere un testo scritto. Quanto lui canta ti arriva in sé: come se - paradossalmente - non ci fosse chi te lo sta passando. Gaber invece è il contrario. Si avverte quanto egli metta in gioco il suo essere umano. Prende il tema e lo racconta dal suo punto di vista, ti dà una vera interpretazione. Però avevano in comune una caratteristica bellissima: non hanno mai sposato una parte politica. Hanno costruito un pensiero libero, da anarchici libertari, direi. Che poi declinavano musicalmente in modo, anche qui, diversissimo: De André con i due riferimenti della canzone medievale, all'inizio della carriera, e poi della canzone etnica; Gaber in modo molto più ampio. [...] Confrontarsi con loro è insomma interessante da ogni punto di vista, oltre che necessario. Il problema è che se mi chiedete quale eredità hanno lasciato ai cantautori di oggi, io temo di dover rispondere che gli artisti della mia generazione non hanno imparato niente da loro. ([[Morgan (cantante)|Morgan]])
*Sia in teatro sia in televisione, spesso mi sono servito della lucida e arguta sintesi di Giorgio Gaber: da "Il potere dei più buoni" a "Il conformista", Gaber mi è sempre venuto in soccorso. La visione di Gaber e Luporini sulle debolezze umane è precisissima. La loro capacità di aver visto lontano, di avere scritto e preceduto il pensiero di molti, li rende attualissimi. ([[Maurizio Crozza]])
*Sicuramente so che quando Gaber scelse il teatro voleva che il suo folle gesto di portare la canzone dove non era mai stata potesse non solo farlo arrivare di più alla gente, ma pure segnare una strada per altri artisti. ([[Rossana Casale]])
*Solo che quando Gaber iniziò certe tecniche non c'erano: quindi il fatto che lui sul palco sia riuscito fin da subito a esprimersi in modo incisivo anche con il movimento, rafforzando con il corpo il suo rapporto di comunicazione con il pubblico, be', per me testimonia quanto il modo di fare musica di Giorgio Gaber abbia inciso profondamente nell'evoluzione della cultura musicale di questo Paese. [...] Gaber diceva cose profonde lasciando che l'ingrediente-musica mantenesse un peso decisivo per comunicarle a quante più persone possibile, in una proposta artistica che era semplice solo all'apparenza. ([[Pino Daniele]])
*Un artista poliedrico al punto tale da confondere e mescolare dentro di sé quel suo essere attore grande e grande cantante, e poi mimo, e poi dicitore sottile, e poi ancora uomo dalla timbrica vocale inconfondibile, marcata come la pennellatura di un grande pittore. ([[Mango (cantante)|Mango]])
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