Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Forse solo con lui è accaduto per la prima volta che le persone abituate ad andare normalmente a teatro, il pubblico che potremmo definire colto, si sia trovato ad andarvi per un cantante. E non per divertirsi con un cantante, ma addirittura per riflettere con un cantante. Gaber è stato dunque un cantautore che, foss'anche solo per questo, si può dire abbia sicuramente tracciato un percorso decisivo all'interno della nostra storia. Un percorso che poi in molti abbiamo seguito, proponendoci a teatro per fare comunque musica, ma cercando anche di esprimere concetti. Senza più paure. ([[Enrico Ruggeri]])
*Fra i vari ricordi che ho di lui in scena, spicca la sensazione profonda che mi lasciò dentro la prima volta che lo sentii gridare dell'essere stati comunisti, fra le altre cose, "perché [[Enrico Berlinguer|Berlinguer]] era una brava persona". Un'altra provocazione, in fondo, perché sottintendeva che le ideologie sono vuote e conta altro. Segnalava che spesso ci aggrappiamo a esse quando non sappiamo come definire la nostra identità, mentre già le cose normali, come l'essere perbene, possono essere fonte di identità per l'uomo. ([[Nando dalla Chiesa]])
*Fu un amico a farmi conoscere il Gaber teatrale, e dal pertugio apertosi in quell'occasione nacque l'esigenza di approfondirlo, una sete continua di conoscerlo sempre più. Sono andato a vederlo a teatro ogni volta che ho potuto, e poi è stato proprio un lasciarmi invadere da Gaber, un cercare di assorbirne più che potevo. Mi spiace di non averlo conosciuto di persona, anche se probabilmente sarei stato una mummia anchilosata dalla timidezza, davanti a lui. ([[Neri Marcorè]])
*Gaber apparteneva a una generazione per la quale i concetti di [[rivoluzione]] e contestazione non erano semplici slogan. Erano qualcosa di vissuto. E si vedeva che quando Gaber gridava di cambiare la realtà, o affrontava temi politici forti, lo faceva perché era un'esigenza interiore che sentiva di dover portare alla gente. ([[Biagio Antonacci]])
*Gaber ci ha insegnato anche questo: a non mirare un po' il cerchio un po' la botte: perdi credibilità, accontenti tre persone su dieci, ti spersonalizzi e diventi pure creativamente sterile. Gaber riusciva ad appagare il silenzio della gente che a teatro voleva ascoltare qualcosa di sensato. Diceva quello che gli premeva in modi diversi, senza mai essere sopra le righe, sena essere bacchettone, senza sventolare bandiere, regalandoci l'autoironia - aspetto che rende l'arte più forte. ([[Davide Van De Sfroos]])
*Gaber è stato il più vicino alla poetica di [[Georges Brassens|Brassens]], pungente, profondo, ironico, anticlericale, tanto feroce contro il potere e la borghesia quanto ipercritico con le storture e le ipocrisie di "quelli della sua parte". ([[Alberto Patrucco]])
*Gaber non diceva "sono un cantautore", non si schierava di qua o di là. Prendeva quello che rimbalzava dalla strada e lo restituiva onestamente alla gente, con il suo tocco personale. Che poi era un tocco da figo, da uno che sapeva far girare le balle a chi comanda. ([[J-Ax]])
*Gaber parlava molto di morale, e oggi sento un gran bisogno di questo. Però lo faceva senza essere moralista: in nessuno dei suoi testi c'è il dito indice che accusa, prima lo punta contro se stesso, casomai. ([[Neri Marcorè]])
*Gaber stava sempre con i piedi per terra, ma ironizzava anche su argomenti ostici. Era una voce profonda, schietta, coraggiosa e fuori dal coro. Non era legato ad ambienti ideologici, non assumeva mai prese di posizioni a propri. Ragionava sempre sulle cose: e questo è stato l'aspetto più importante che ho cercato di assimilare dai suoi spettacoli. ([[Flavio Oreglio]])
*Gaber voleva dare un valore diverso alle parole, valutarne più che la capacità di intorbidire, con metafore o quant'altro, quella di chiarire. Le usava per condividere i pensieri. Anche se, e in questo l'ho sempre ammirato, ha saputo immettere nel suo linguaggio assolutamente quotidiano anche una percentuale inattesa di poesia. Del resto, a mio avviso, lui era più attore che musicista. ([[Eugenio Finardi]])
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