Differenze tra le versioni di "Eduardo De Filippo"

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*Eduardo, che odia il Vesuvio, le canzonette, le cartoline, e che ha distrutto con le sue parole spesso acri, con le sue immagini appannate dallo sconforto, la retorica della felice città del sole. ([[Enzo Biagi]])
*Eduardo fece di Napoli il centro dell'universo; Peppino mise il suo talento su alcune interpretazioni memorabili. ([[Luigi De Filippo]])
*Eduardo rappresentò una rottura soprattutto estetica. Laddove però l'estetica era una filosofia: perché egli aveva un modo di fare teatro molto pensato, per certi versi anche sconvolgente, quando metteva in scena la società intera nel dramma o nella commedia. Ma il suo mettere in scena la società era comunque inteso con una classicità di fondo, quella che poi permetteva allo spettatore di poter anche prendere le distanze dai personaggi visti. ([[Vincenzo Salemme]])
*Gli spettacoli di Eduardo erano affreschi, nei quali compariva la più varia umanità in tutte le sue forme esteriori messe in scena sul palco. La sua tecnica, potrei scrivere, si basava sulla strenua ricerca di lasciare lo spettatore come fuori dal contesto. Eduardo gli narrava la sua vita, poneva in scena quanto lo spettatore faceva nella realtà, ma questi aveva sempre l'illusione di non essere davvero la persona vista sul palco. Che il personaggio fosse altro da lui. E da quella prospettiva partiva la riflessione sul vivere che Eduardo consegnava, a mezzo di maschere perfette, al pubblico. ([[Vincenzo Salemme]])
*"Natale in casa Cupiello" non aveva nessun bisogno di un terzo atto. Ma Eduardo ama la tragedia e il grand-guignol. ([[Peppino De Filippo]])
*Non dimenticate che il grande artista conosciuto in tutto il mondo inglese, [[Laurence Olivier|Olivier]], dopo una rappresentazione data da Eduardo De Filippo a [[Londra]], andò a trovarlo in camerino, piegò il ginocchio e gli baciò la mano per ammirazione. Ma io non solo ho nominato De Filippo senatore a vita per i suoi meriti di grandissimo artista: anche per rendere omaggio alla città di [[Napoli]], che si sente tanto abbandonata. ([[Sandro Pertini]])
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