Giovanni Crisostomo: differenze tra le versioni

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*Possiamo dirci perfetti quando non diamo nessuna occasione cattiva agli uomini e ci studiamo di conservarci senza peccato al cospetto di Dio.<ref name=sanp/>
*Quanto è degno di lacrime quello che avviene ai nostri giorni! Gli [[apostolo|apostoli]] ebbero sofferenze ovunque. Noi passiamo i giorni nei sollazzi umani dove troviamo la nostra rovina. Mentre dappertutto cerchiamo la nostra quiete, non vogliamo sostenere per [[Cristo]] gl'insulti, i motteggi.<ref name=sanp/>
*{{NDR|[[Paolo di Tarso|Paolo]] si separa da [[Barnaba]]}} Questa separazione, anzi che esserci di scandalo, può, per l'opposto, servirci di grande edificazione... Volesse Iddio che tutte le separazioni seguissero in siffatta guisa e non avessero per fine se non la gloria di Dio e la salute dei fedeli!<ref name=sanp/>
*Se un grande della terra va a visitarli, allora si fa principalmente sentire il nulla di tutto ciò che il mondo presenta di più magnifico. Colà vedreste un semplice anacoreto, avvezzo a smovere la gleba, ignorante di tutte le cose del secolo, assise su d'una zolla, accanto di un generale gonfio del suo potere e del comando sopra un grand'esercito. Dalla bocca del solitario non escono vili adulazioni, ma salutari consigli, ma sublimi discorsi, che non blandiscono l'orgoglio, e che riusciranno profittevoli a colui che gli ascolta, almeno per tutto il tempo in cui rimarrà in quel santo consorzio: ne uscirà sublimato anch'egli dai grandi pensieri esposti a' suoi orecchi; ma ahi! rientrerà bentosto nella bassezza delle mondane sue idee. Per que' pii solitarii i nomi dei grandi, dei principi della terra non sono che parole vuote di senso; rìdono del loro fasto e della loro magnificenza, come noi ridiamo di que' fanciulli che fanno da re nei loro trastulli.<ref>Citato in [[Cesare Cantù]], ''Sant'Atanasio'', ''Biografie per corredo alla storia universale'', vol. I, pp. 502-503.</ref>
*Sicuramente noi dobbiamo mostrare dolcezza e gentilezza verso gli [[animale|animali]] e per varie ragioni, e questo soprattutto perché essi hanno la nostra stessa origine.<ref>Citato in [[Andrew Linzey]], ''Teologia animale'', traduzione di Alessandro Arrigoni, Cosmopolis, Torino, 1998, p. 11. ISBN 978-88-87947-01-4</ref>

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