August Strindberg: differenze tra le versioni

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*Ce ne sono ancora di barriere, fra noi, finché resteremo in questa casa – c'è il passato, c'è il conte – e non ho mai trovato nessuno che rispetti quanto lui – mi basta vedere i suoi guanti su una sedia e mi sento piccolo – mi basta sentire il campanello di sopra, e do uno scarto come un cavallo che prende paura – e adesso che vedo i suoi stivali, lì, rigidi e fieri, sento la schiena che s'incurva! ('''Jean''': 1982)
*Ma per me ho sempre avuto abbastanza rispetto da--- [...] -da non abbassarmi sotto la mia condizione! Provati a dire che la cuoca del conte è andata collo stalliere o col garzone dei maiali! Provati! ('''Kristin''': 1982)
 
==''Solo''==
===[[Incipit]]===
Dopo dieci anni trascorsi in provincia sono di nuovo nella mia città natale, a tavola con i vecchi amici.
 
===Citazioni===
*[...] ogni [[parola]] si ritorce contro di noi [...]. (cap. I, p. 25)
*Così, a poco a poco, rimasi da [[solo]], rinviato esclusivamente ai superficiali contatti cui mi costringeva il mio lavoro e che per lo più tenevo per telefono. Non voglio negare che l'inizio fosse difficile e che il vuoto che si chiudeva attorno a me esigesse di essere colmato. Troncando i rapporti con gli altri, mi sembrò dapprima di perdere forza, ma contemporaneamente il mio Io iniziò come a coagularsi, addensarsi attorno a un nucleo, dove tutte le mie esperienze si raccoglievano, si fondevano e divenivano nutrimento per la mia anima. Inoltre, mi abituai a trasformare tutto ciò che vedevo e sentivo, ogni cosa in casa, per la strada, nella natura, e mettendo in relazione ogni mia percezione con il lavoro che stavo svolgendo, sentivo che il mio capitale cresceva, e gli studi che facevo in solitudine risultavano di maggior valore di quelli che avevo fatto sugli uomini nella vita di società. (cap. II, p. 34)
*[...] non possedere nulla è un aspetto della libertà. Non possedere nulla, non desiderare nulla, significa rendersi irraggiungibili ai colpi più duri della sorte. Ma, allo stesso tempo, avere abbastanza denaro, e dunque sentire che si può se si vuole, è una gioia, perché significa indipendenza, un altro aspetto della libertà. (cap. II, p. 35)
*Nei [[sogni]] si rispecchia il mio intimo, perciò posso servirmene come di uno specchio per la barba: vedere quello che faccio, evitando di tagliarmi. (cap. II, p. 45)
*[...] con le astuzie si [[Inganno|inganna]] solo sé stessi. (cap. II, p. 57)
*Alla fine è questa la solitudine: avvolgersi nella seta della propria anima, farsi crisalide e aspettare la metamorfosi, perché questa arriva sempre. Nel frattempo si vive delle proprie esperienze e telepaticamente si vivono le vite degli altri. Morte e resurrezione; una nuova educazione per un futuro sconosciuto.<br>Alla fine si è l'unico padrone di sé stessi. Nessun pensiero d'estraneo controlla i miei, nessuna idea o capriccio altrui limita i miei. L'anima inizia adesso a crescere in una libertà di nuova acquisizione, e si prova un'inaudita pace all'interno, una quieta gioia, un sentimento di sicurezza e senso di responsabilità. (cap. III , p. 59)
*La prima cosa che si ottiene con la solitudine è la resa dei conti con sé stessi e il passato. È un lavoro lungo, tutta un'educazione a vincere sé stessi. Ma lo studio più fertile è proprio il [[conoscere sé stessi]], se è possibile. A volte si può certamente ricorrere allo specchio, in particolare uno specchio a mano, altrimenti non si può sapere come si appare di schiena. (cap. III, pp. 61-62)
*Ma la solitudine, allo stesso tempo, rende emotivi, e mentre prima con la brutalità mi ero armato contro la sofferenza, adesso divenivo più sensibile alle pene degli altri, facile preda delle influenze esterne, anche se non di quelle cattive. Queste infatti, mi spaventavano solamente, e mi facevano ritirare ancora di più all'indietro. (cap. III, p. 63)
*Al [[mattino]], dopo una serata sobria e una notte di buon sonno, qundo mi alzo dal letto, la vita stessa è un godimento positivo. È come risorgere dai morti. Tutte le facoltà dello spirito sono rinnovate e le forze che derivano dal sonno sono raddoppiate. È come se sentissi di poter cambiare il mondo, condurre i destini delle nazioni, dichiarare guerre, detronizzare dinastie. Quando poi leggo il giornale e nelle notizie dall'estero vedo ciò che è cambiato nella storia del mondo, mi sento proprio al centro del presente, dove il mondo si trova in questo istante. Io sono un "contemporaneo", e lo sento come se nel mio piccolo avessi partecipato a creare questo presente con il mio apporto nel passato. Quindi leggo del mio paese, infine della mia città.<br>Rispetto a ieri, la storia del mondo è andata avanti. Le leggi sono cambiate, sono state aperte vie commerciali, sono state sconvolte successioni al trono, rinnovate costituzioni. Della gente è morta, della gente è nata, della gente si è sposata.<br>Rispetto a ieri, il mondo è cambiato; con un nuovo sole e un nuovo giorno sono arrivate le novità e io stesso mi sento innovato. (cap. III, pp. 71-72)
*[...] il [[Ateismo|non credente]] è sterile, il suo spirito è così pastorizzato che non vi cresce nulla; egli è la negazione, il meno, un'entità immaginaria, il rovescio, il saprofita che non vive di sé stesso ma delle radici di ciò che sta crescendo; egli manca di un'esistenza autonoma, perché per negare ha bisogno di un positivo da negare. (cap. III, p. 80)
*[...] so che la [[fede]] è solo uno stato dell'anima e non una speculazione e so che questo stato è per me salutare ed educativo (cap. III, p. 81)
*Siamo tutti [[Amico e nemico|nemici]], e [[Amico e nemico|amici]] solo quando conviene lottare assieme. (cap. V, p. 106)
*[...] la [[bellezza]] segue sempre la ricchezza [...]. (cap. V, p. 108)
*Davanti al proprio [[figlio]] si cerca di far vedere il proprio lato bello, e perciò si proiettano ii migliori riflessi di sé sul viso morbido del bambino, che si ama come una versione migliore di sé stessi. (cap. V, p. 115)
*[...] il giovane [[adolescente]] è brutto,con le sue spoporzioni nei tratti, quell'orribile mescolanza di superuomo infantile e di vita animalesca che si sveglia, con accenni a passioni e conflitti, terrore dell'ignoto, rimorso per le cose ormai compiute; e quell'eterna e indomabile smorfia di fronte a ogni cosa; odio per tutto ciò che sta sopra e opprime, di conseguenza odio per i più vecchi, i più fortunati; sfiducia verso una vita che ha da poco trasformato un bambino indifeso in un rapace. (cap. V, pp. 115-116)
 
==Note==
*August Strindberg, ''La signorina Julie'' – Teatro Naturalistico II, introduzione e traduzione di Luciano Codignola, Adelphi, 1982. ISBN 88-459-0508-X
*August Strindberg, ''La contessina Julie'', traduzione di Gherardo Guerreri, nota introduttiva di Carlo Repetti, Einaudi, Torino, 1988. ISBN 88-06-59963-1
*August Strindberg, ''Solo'', a cura di Andrea Petricca, Salerno Editrice, Padova, 1992. ISBN 88-8402-085-9.
 
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