Differenze tra le versioni di "Anaïs Nin"

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Aspettando il treno per Montreux, Elena guardava la gente sul marciapiede. Ogni viaggio le suscitava la stessa curiosità, la stessa speranza che si prova a teatro prima che si alzi il sipario, la stessa ansiosa aspettativa.<br />Individuò vari uomini coi quali le sarebbe piaciuto parlare, chiedendosi se avrebbero preso il suo stesso treno, o se stavano soltanto salutando altri passeggeri. Aveva delle voglie vaghe, poetiche.
====Citazioni====
*La donna più attraente è quella che non riusciamo mai a trovare in un caffè affollato, quando la cerchiamo, è quella a cui si deve dare la caccia, e scovare sotto i travestimenti delle sue storie. (p. 105) {{NDR|Anaïs Nin, ''Il delta di Venere'', Bompiani, Milano,; 2012. 978-88-452-4653-1}})
*L'aspetto più terrificante di tutta l'esperienza era che non riusciva più a ritrarsi come prima, a chiuder fuori il mondo e diventare sorda, cieca, per immergersi in qualche fantasia forzata, come aveva fatto da ragazza, per rimpiazzare la realtà. Era ossessionata dalle preoccupazioni per la sicurezza di lui, dall'ansia per la vita pericolosa che conduceva; si accorse che l'aveva penetrata non solo nel corpo, ma nel suo stesso essere. Ogni volta che ripensava alla sua pelle, ai suoi capelli che il sole aveva striato di riflessi dorati, ai suoi fermi occhi verdi, che si socchiudevano solo nel momento in cui si piegava su di lei per prenderle la bocca tra le labbra forti, la sua carne fremeva, ancora sensibile al ricordo, ed era una tortura. Dopo ore di dolore così vivo e forte da farle temere che l'avrebbero sconvolta per sempre, cadde in uno strano stato letargico, di dormiveglia. Era come se qualcosa si fosse spezzato dentro di lei. Cessò di sentire dolore e piacere. Era diventata insensibile. Il viaggio divenne irreale. Il suo corpo era morto di nuovo. (p. 111) {{NDR|Anaïs Nin, ''Il delta di Venere'', Bompiani, Milano,; 2012. 978-88-452-4653-1}})
*Elena lasciava che la bocca e le mani di lui scoprissero i rifugi e le nicchie più segrete, e riposava, cadendo in un sogno di carezze avviluppanti, piegando la testa su quella di lui, quando le appoggiava la bocca alla gola, baciando le parole che lei non poteva pronunciare. Sembrava che Pierre riuscisse a indovinare dove lei si aspettava un altro bacio, quale parte del corpo chiedeva d'esser scaldata. (p. 123){{NDR|Anaïs Nin, ''Il delta di Venere'', Bompiani, Milano,; 2012. 978-88-452-4653-1}})
*A volte lei sentiva le ossa scricchiolare quando alzava le gambe fin sulle spalle di lui, sentiva il risucchio dei baci, il suono, come di pioggia, di labbra e lingue, lo spandersi degli umori nel calore delle bocche, come se stessero mangiando un frutto che si scioglieva sotto la lingua. (p. 123){{NDR|Anaïs Nin, ''Il delta di Venere'', Bompiani, Milano,; 2012. 978-88-452-4653-1}})
*Quando ebbero esaurito la novità della [[pornografia]], trovarono un nuovo regno: quello della gelosia, del terrore, del dubbio, della rabbia, dell'odio, dell'antagonismo, della lotta che gli esseri umani a volte intraprendono contro i legami che li vincolano all'altro. (p. 130; 2011)
*Non sapeva che, quando in una donna l'[[erotismo|erotico]] e il tenero si mescolano, danno origine a un legame potente, quasi una fissazione. (p. 136; 2011)
*Invece di un solo centro sessuale, il [[corpo]] di Elena sembrava avere milioni di aperture sessuali, ugualmente sensibili, ogni cellula della pelle dotata della sensibilità di una bocca. La carne stessa delle sue braccia si apriva e si contraeva al passaggio della lingua o delle dita di Leila. Elena gemeva, e Leila le mordeva la carne come per strapparle gemiti più forti. La sua [[lingua]] tra le gambe di Elena era come un pugnale, agile e affilato. Quando venne l'[[orgasmo]], fu così vibrante che scosse i loro corpi dalla testa ai piedi. (p. 151; 2011)
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===''Il Basco e Bijou''===
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