Differenze tra le versioni di "Erri De Luca"

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===Citazioni===
*Per lui la frase era la continuazione di un'altra detta un'ora, un giorno prima. (p. 9)
*Per lui si trattava di un solo discorso, che ogni tanto si staccava di bocca con la "e", lettera che a scriverla disegna un nodo. (p. 9)
*Dieci anni era un traguardo solenne, per la prima volta si scriveva l'età con doppia cifra. L'[[infanzia]] smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni. (p. 10)
*Stavo in un corpo imbozzolato e solo la testa cercava di forzarlo. (p. 11)
*Me ne stavo rinchiuso nell'infanzia, per balia asciutta avevo la stanzetta dove dormivo sotto i castelli di [[libri]] di mio padre. Salivano da terra sul soffitto, erano torri, cavalli e fanti di una scacchiera messa in verticale. (p. 11)
*Nell'infanzia ai piedi dei libri, gli occhi non conoscevano le lacrime. (p. 12)
*Piangevo e mi vergognavo peggio che pisciare a letto. (p. 12)
*Le [[voci]] della città gremita volevano annientarsi, ognuna pretendeva di sopprimere le altre. Preferivo motori, suonerie, campane, il gas sonoro che sprigiona da sé l'addensamento. (p. 13)
*Attraverso i libri di mio padre imparavo a conoscere gli [[adulti]] dall'interno. Erano bambini deformati da un corpo ingombrante. Erano vulnerabili, criminali, patetici e prevedibili. (p. 14)
*Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito. Comportava la promessa di tenere per mano, mantenere. (p. 14)
*Conoscevo gli adulti, tranne un verbo che loro esageravano a ingrandire:[[amare]]. Mi infastiva l'uso. Più di tutto mi irritava l'imperativo: ama. Nei libri c'era traffico fitto intorno al verbo amare. Intorno a me non lo vedevo e non lo conoscevo il verbo amare. (p. 15)
*Niente era come sembrava. L'evidenza era un errore, c'era ovunque un doppio fondo e un'ombra. (p. 17)
*Al fiato misurato le lettere tremavano lucenti, come fanno le lacrime e le braci. (p. 17)
*Erano due mazzi di carte nuove, intersecati fitti e fragorosi. Maschile e femminile esasperavano le loro differenze per piacersi. (p. 18)
*Eravamo la schiuma che resta dopo la mareggiata. (p. 18)
*Non stava ancora in nessun libro quella generazione. (p. 18)
*Sull'isola smisi di piangere e cantare. (p. 19)
*Lei invece è rimasta a [[Napoli]]. E forsa ha avuto ragione, fuori di lì non esiste circo maggiore al mondo. (p. 20)
*Vedevo gli altri correre sui numeri e io fermo alla partenza. La scoperta dell'inferiorità serve a decidere di sé. (p. 21)
*I libri mi riempivano il cranio e mi allargavano la fronte. Leggerli somigliava a prendere il largo con la barca, il naso era la prua, le righe onde. (p. 22)
*[[Destino]], secondo definizione, è un percorso prescritto. Per la lingua spagnola è più semplicemente arrivo. Per uno nato a Napoli il destio è alle spalle, è provenire da lì. Esserci nato e cresciuto esaurisce il destino: ovunque vada, l'ha già avuto in dote, metà zavorra a metà salvacondotto. (p. 23)
*Quello che credevo allora un vizio solitario è stato invece l'officina meccanica della lingua. (p. 23)
*Mi congratulavo con la sua strafottenza meridionale che di certo non sapeva di possedere. (p. 25)
*Non so niente di grandi, non mi importano, io scrivo storie di animali. Studio il comportamento: con il corpo si scambiano discorsi lunghi che a noi durano un'ora e neanche ci capiamo. Cerco di fare come loro, di non sprecare tempo. (p. 27)
 
==Citazioni su Erri De Luca==
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