Luigi Giussani: differenze tra le versioni

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==''All'origine della pretesa cristiana''==
*Ed è [...] dal grande storico delle religioni rumeno {{NDR|[[Mircea Eliade]]}} che apprendiamo come il simbolo e il mito siano stati vissuti nella storia dell'uomo come i grandi strumenti per eccellenza conoscitivi e rivelativi del mistero, mezzi per superare l'effimero ed immergersi in ciò che è destinato a durare. (1994, p. 215)
*Il [[cristianesimo]] è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancor oggi.
*Il criterio del [[bene e male|bene]] e del [[bene e male|male]] coincide con il principio delle cose, con l'origine ultima della realtà. La sorgente etica per eccellenza è il divino, il principio del bene coincide con il vero.
*Non è compito di [[Gesù]] risolvere i vari problemi, ma richiamare alla posizione in cui l'[[uomo]] può cercare di risolverli.
*Per ciò stesso che uno vive cinque minuti afferma l'esistenza di un ''qualcosa'' per cui ultimamente vale la pena vivere in quei cinque minuti; per ciò stesso che uno prolunga la sua esistenza, afferma l'esistenza di un ''quid'' che sia ultimamente il senso per cui vive.
*La vita si esprime [...] innanzitutto come coscienza di rapporto con chi l'ha fatta e la preghiera è accorgersi che in «questo» momento la vita è «fatta». Stupore devoto, rispetto, soggezione amorosa in questo gesto di consapevolezza: ecco l'anima della preghiera. La realtà come fascino è il primissimo grado di questo atteggiamento mistico, che è il più naturale dell'uomo, l'aspetto più elementare di una nostra consapevolezza. (2007, p. 289)
 
==''Dal temperamento un metodo''==
*Una [[domanda]] o è una domanda di vero o è una falsità. Se è una domanda di vero aggiunge bellezza anche alla bellezza più grande.
*Uno può essere calcolatore proprio all'infinitesimo grado di un suo equilibrio, di una sua sanità e di un suo gusto, ma non può impedire che, presto o tardi, in qualche modo, un fattore non previsto scompagini tutto il suo ordine e lo rovini. Per questo l'unica cosa di cui siamo sicuri è la domanda a Cristo; e, in secondo ordine, ciò che è in funzione diretta di questo, vale a dire l'amicizia, l'amicizia cristiana.
 
==''Il senso religioso''==
*Come gli occhi aprendosi non possono non registrare colori e forme, così l'uomo come ragione, per ciò stesso che si mette in moto sollecitato dall'impatto con le cose, afferma l'esistenza di un perché ultimo, totalizzante; è un ''quid'' ignoto: il «Dio ignoto». (p. 159)
*La parola «Dio» non ci confonda perché essa è il termine che nel linguaggio religioso universale identifica questo ''quid'' assoluto. Tutto l'andare umano, tutto il tentativo di questa «forza operosa che ci affatica di moto in moto» {{NDR|[[Ugo Foscolo]], ''Dei sepolcri'', vv. 19-20}}, è la conoscenza di Dio. (p. 174)
*Scoprire il [[mistero]], entrare nel mistero sottende l'apparenza, sottende ciò che noi vediamo e tocchiamo, è il motivo della ragione, la sua forza motrice. (p. 174)
*Al di là delle colonne d'Ercole non v'è più nulla di sicuro, è il vuoto e la pazzia. (p. 175)
*La realtà nell'impatto con il cuore umano suscita la dinamica che le colonne d'Ercole hanno suscitato nel cuore di Ulisse e dei suoi compagni, i volti tesi nel desiderio di altro. (p. 175)
*La [[vita]], l'uomo, è lotta, cioè tensione, rapporto - «nel buio» - con l'al di là; una lotta senza vedere il volto dell'altro. Chi giunge a percepire questo di sé è un uomo che se ne va, tra gli altri, zoppo, vale a dire segnato; non è più come gli altri uomini, è segnato. (p. 176)
*L'[[uomo]], la vita razionale dell'uomo dovrebbe essere sospesa all'istante, sospesa in ogni istante a questo segno apparentemente così volubile, così causale che sono le circostanze attraverso le quali l'ignoto «signore» mi trascina, mi provoca al suo disegno. (p. 176)
*La natura della ragione è tale che per ciò stesso che si mette in moto intuisce il mistero, l'incommensurabilità del significato totale con la sua possibilità di conoscenza, ma esistenzialmente non tiene se stessa, non regge al suo slancio originale, opera subito una parabola riduttiva. (p. 178)
*Il mondo è un segno. La realtà richiama a un'Altra. La ragione, per essere fedele alla natura sua e di tale richiamo, è costretta ad ammettere l'esistenza di qualcos'altro che sottende tutto, e che lo spiega. Ma se, per natura l'uomo intuisce l'oltre, per una condizione esistenziale, non ci sta, cade. L'intuizione è come un impeto che cade. (p. 182)
*La [[realtà]] è segno e desta il senso religioso. (p. 182)
 
==''L'attrattiva Gesù''==
 
==''Perché la Chiesa''==
*[...] una mentalità autenticamente religiosa è proprio ciò che rendeva alla vita nel medioevo più facile l'adesione e la convinzione religiosa stessa: Dio era trattato e concepito per quello che veramente è, vale a dire la sorgente di ogni cosa. (1994, p. 367)
*[...] la tensione ad affermare il reale secondo lo sguardo di Cristo è il fondamento della [[pace]]. Non ci può essere durata di questa pace se non ci si appoggia alla consistenza ultima della realtà, cioè al Mistero che fa le cose, a Dio, al Padre. (1994, p. 527)
*La [[pace]] è una guerra, ma con se stessi. (1994, p. 527)
*Il cristianesimo non è un pensiero, ma l'annuncio di una Presenza: l'[[Incarnazione]] è un fatto accaduto. Senza la Madonna non potremmo intendere nulla del senso religioso, della pretesa cristiana e della Chiesa.
*Il santo è l'uomo vero, un uomo vero perché aderisce a [[Dio]] e quindi all'ideale per cui è stato costruito il suo cuore, di cui è costituito il suo destino.
*La parola "Chiesa" indica un fenomeno storico il cui unico significato consiste nell'essere per l'uomo la possibilità di raggiungere la certezza su [[Gesù|Cristo]].
*Solo un [[Dio]] percepito per quello che è, cioè come la consistenza ultima di tutta la vita, è un [[Dio]] credibile, perché la convinzione deriva dal legarsi di ogni aspetto dell'esistenza con un valore determinante globale.
*La [[Cattolicesimo|cattolicità]] è dunque una dimensione essenziale della Chiesa, ed esprime fondamentalmente la sua pertinenza all'umano in tutte le variabili delle sue espressioni. (2007, p. 570)
*Nella concezione cristiana [...] non c'è nulla di ''pro-fanum'', che stia davanti o fuori del tempio, perché tutta la realtà è il grande tempio di Dio: nulla è profano e tutto è «[[sacro]]», perché tutto è in funzione di Cristo. (2007, p. 556)
*Il [[santo]] è l'uomo vero, un uomo vero perché aderisce a Dio e quindi all'ideale per cui è stato costruito il suo cuore, di cui è costituito il suo destino. Santo è, nel senso più esatto della parola, l'uomo che realizza più integralmente la propria personalità, ciò che deve essere. (2007, p. 556)
 
==''Realtà e giovinezza. La sfida''==
 
==Bibliografia==
*Luigi Giussani, ''All'origine della pretesa cristiana''; in ''Opere 1966-1992'', Jaca Book, Milano 1994.
*Luigi Giussani, ''Perché la Chiesa''; in ''Opere 1966-1992'', Jaca Book, Milano 1994.
*Luigi Giussani, ''Realtà e giovinezza. La sfida'', SEI, Torino, 1995.
*Luigi Giussani, ''L'attrattiva Gesù'', Rizzoli, Milano, 1999.
*Luigi Giussani, ''Dal temperamento un metodo'', Rizzoli, Milano, 2002.
*Luigi Giussani, ''Perché la Chiesa'', Rizzoli, Milano, 2003.
*Luigi Giussani, ''All'origine della pretesa cristiana''; in ''L'itinerario della fede'', Rizzoli, Milano, 2007.
*Luigi Giussani, ''Il senso religioso''; in ''L'itinerario della fede'', Rizzoli, Milano, 2007.
*Luigi Giussani, ''Perché la Chiesa''; in ''L'itinerario della fede'', Rizzoli, Milano, 2007.
 
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