Tommaso Landolfi: differenze tra le versioni

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==Citazioni di Tommaso Landolfi==
*Al mondo non sempre i buoni e i generosi hanno la ricompensa che si meritano. (da ''Il principe infelice'', Adelphi)
*Eppoi si facciano al minimo cambiar nome, i lavoratori, se vogliono accreditare presso i migliori la loro causa. Ma che davvero si può seguitare con denominazioni come: masse lavoratrici, camera del lavoro, confederazione del lavoro, o con quell'altra simile al rumore d'un ventre diarroico, di proletario, con relativo proletariato, eccetera? E facciano cambiar nome ai loro dirigenti (altra bella e, per chi è diretto, onorevole parole). S'è mai sentito uno di costoro che avesse un nome con qualche luce di spirito o con qualche destino? (da ''Cancroregina'', Adelphi, Milano, 1993, p. 80)
*I motorini ad esempio (veicoli) son crebramente sgradevoli, e sono in pari tempo la vera voce della democrazia: onde io vorrei cavare un di quei raziocini che i trattati di logica condannano, ma che almeno alleggeriscono il cuore. (da ''Le più belle pagine'', Rizzoli, Milano, 1989, p. 413)
*Il [[bianco]] è il colore sfacciato del pudore. (da ''Racconti'', Vallecchi, 1961)
*Il diritto divino era pure un'idea: come potrebbe esserlo la sovranità popolare, che nel migliore dei casi è dell'ordine delle volgari necessità? Necessità non fa idea.<ref name=provevoce>Citato in Marcello Verdenelli, ''Prove di voce: Tommaso Landolfi'', Edizioni dell'Orso, Alessandria, 1997, p. 377.</ref>
*Le responsabilità sono di chi se le prende, di chi le sente come tali, laddove io non ho mai sentito niente di simile nei confronti della famiglia, degli altri in generale e in ultima analisi di me stesso. Per la via della responsabilità si arriverebbe al famigerato rispetto per se medesimi e, chissà, forse anche della democrazia: ci mancherebbe altro! (da ''Tre racconti'', Rizzoli, 1990, p. 96)
*{{NDR|Si definisce}}[...] rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale. (da ''Opere'', I, Rizzoli, Milano, 1991, p. 667<ref>Citato in Luigi Matt, ''Dizionario Biografico degli Italiani'', vol. 63, 2004; disponibile su ''[http://www.treccani.it/enciclopedia/tommaso-landolfi_(Dizionario_Biografico)/ Treccani.it]''.</ref>)
*Sì, sì sì, il presidente d'una repubblica democratica fondata sul lavoro non appartiene a se stesso. E allora, bah, passatemi il frac. (da ''Racconti impossibili'', Vallecchi, Firenze, 1966, p. 110)
*Una fede: come si può affrontare la morte senza fede (non parlo già di una fede propriamente religiosa) o senza ad essa diuturnamente e quotidianamente prepararsi? ''Estote, estote parati'', diceva quella zia, e il raddoppiamento dell'imperativo mi dava, non so perché, un'infrenabile allegria. E ancora eviterò, oggi e forse sempre, questo mio supremo argomento della morte, colla scusa della stanchezza e dell'impotenza (non ho Pascal, e avrei bisogno di rileggere quelle sue prime pagine sulla morte). (da ''Rien va'', 10 giugno 1958)
*Vi è forse qualcosa di più ignobile della democrazia?<ref name=provevoce/>
 
==''Gogol' a Roma''==
*[...] non potrei incasellarmi secondo le concezioni del mondo che sogliono chiamare di "sinistra", di "destra": socialismo, nazionalismo, statalismo, clericalismo, collettivismo, fascismo, comunismo totalitario e via dicendo. Quanto piace al gregge, io l'ho in odio. (p. 55)
*Ho pure opposto il principio della personalità, la sua indipendenza davanti a ogni ordine sociale, davanti a ogni governo, davanti a ogni ambiente esteriore. Ciò significa che ho difeso lo spirito e quanto ad esso si riferisce (p. 56)
*Il comunismo come si è manifestato nella rivoluzione russa, ha negato la libertà, ha negato la personalità, ha negato lo spirito. Precisamente in ciò, non già nel suo sistema sociale, si è manifestato il male demoniaco del comunismo. (p. 56)
 
==''Il mar delle blatte''==
 
===Citazioni===
*Ceprano era stazione confinaria al tempo del Borbone di benedetta memoria, e qui pertanto il Regno di Napoli ci apre le sue braccia, col calore della sua aria, il suo verde, un che più intenso, la sua terra più ardente, la sua lingua più vivace. Siamo insomma a casa nostra. (p. 26)
*Ma giù per l'erta mi pareva di sentire una voce che diceva: "A che ti vale fuggire? Tu sei stato raggiunto, e ormai lo sei per sempre. Da che ti nascondi e in che sei minacciato, nel tuo orgoglio forse? E come puoi sperare di nasconderti?". E altre frasi del genere, di quelle che udivano i santi prima di risolversi a esser tali. (p. 73)
*Qualcuno [...] lamentava di recente su non so qual foglio che nei volantini da allettar turisti si tenesse modo e stile superato, non atto all'elevazione del popolo, invece di ricorrere ai più genuini e squisiti interpreti dei luoghi imboniti [...] Guardate [...] a che punto arriva il provincialismo da noi: non contenti di caldeggiare l'elevazione del popolo, se uno scopre o frequenta un certo poeta, subito vorrebbe ficcarlo anche dove non entra. (pp. 153-54)
 
==Bibliografia==
*Tommaso Landolfi, ''Gogol' a Roma'', Milano, Adelphi, 2002.
*Tommaso Landolfi, ''II mar delle blatte e altre storie'', in "Opere", I (1937-1959), Milano, Rizzoli, 1991. <small>ISBN 8817663948</small>
*Tommaso Landolfi, ''La biére du pécheur'', prefazione di [[Edoardo Sanguineti]], Rizzoli, 1989. <small>ISBN 8817663972</small>
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