Differenze tra le versioni di "Leonardo Sciascia"

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*Ci sono uomini che in determinate epoche arrivano alla perfezione, sciogliendosi dall'ambiente in cui vivono e dalle cose del loro tempo, assumendo coscienza della fine e salvandosene nel distacco, nella superiorità, nell'autosufficienza. E in questo senso, [[Lucio Piccolo|Piccolo]] partecipa di una tale perfezione, nella sua vita come nella sua poesia.<ref>Citato in Chiara Fratantonio, ''[http://www.flaneri.com/2013/01/12/lucio_piccolo_poeta_tra_le_ombre/ Lucio Piccolo, poeta tra le ombre]'', ''Flaneri.com'', 12 gennaio 2013.</ref>
*{{NDR|Su [[Luigi Pirandello]]}} Comunque, per schematicamente abbreviare, i punti da cui partire per un più "attendibile " discorso su Pirandello, per una più libera e acuta lettura dell'opera sua, a me pare siano questi: 1) la Sicilia: non solo come "luogo delle metamorfosi" delle creature in personaggi, dei personaggi in creature, della vita nel teatro e del teatro nella vita – un luogo, insomma, in cui più evidente, concitato e violento si fa "el gran teatro del mundo"; ma il luogo, anche, di una cultura e di una tradizione da cui Pirandello decolla verso spazi vertiginosi (e qui bisogna tenere un certo conto della sua iniziale e poi alquanto persistente affinità al mondo realistico, fiabesco e anche "spiritistico" di Luigi Capuana); 2) la "religiosità": che, si capisce, non ha nulla a che fare con le religioni rivelate, con la chiesa e con le chiese, anche se molto ha a che fare con l'essenza evangelica del Cristianesimo, ma che soprattutto si riconosce in quella che tout court possiamo dire la sua religione dello scrivere, dello scrivere come vivere, dello scrivere invece di vivere ("la vita" diceva "o la si vive o la si scrive": e nella sua scelta di scriverla c'è evidentemente un religioso eroismo); 3) il suo rapporto con Montaigne, mai finora scrutato, e l'antagonistica attrattiva che certamente Pascal esercitò su di lui: e ci vorrebbe una ricerca da elaboratore elettronico – ma meglio se fatta da mente umana – per estrarre dall'opera di Pirandello i momenti diciamo pascaliani, di sentimento e sgomento cosmico particolarmente. E avendo fatto questi due nomi – Montaigne e Pascal, grandi pilastri nell'edificio della letteratura francese – ne discende in definitiva la necessità di esaminare e puntualizzare il rapporto di Pirandello con quella cultura: rapporto che finirà col rivelarsi molto più importante ed effettuale di quello, che è ormai luogo comune riconoscergli, con la cultura tedesca. Ed anche questo punto, cui ho voluto dare rilevanza a sé, in verità si appartiene al Pirandello "siciliano", poiché il rapporto con la Francia è un dato inalienabile della cultura siciliana, e di grande intensità particolarmente lo era negli anni formativi di Pirandello.<ref name=pirand>Dal discorso commemorativo pronunciato a Palermo nel 1986 per il cinquantenario della morte di Luigi Pirandello; riportato in ''[http://www.parodos.it/archivio/sciascia_pirandello.htm Sciascia: Pirandello]'', ''Parodos.it''.</ref>
*Continuo ad essere convinto che la [[Sicilia]] offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno.<ref name=metaf>Citato in ''[http://www.corrierediragusa.it/articoli/cultura/palermo/11913-sicilia-terra-di-frontiera-nellimmaginario-collettivo.html Sicilia, terra di frontiera nell'immaginario collettivo]'', ''Corriere di Ragusa.it'', 9 gennaio 2011</ref>
*Cosa rispondere, se non che il siciliano è il prodotto della sua storia? È colpa sua se non ha mai davvero deciso da solo, se sono gli altri che hanno sempre agito per lui, in sua vece e luogo, romani, bizantini, piemontesi?<ref name=metaf/>
*{{NDR|Su ''[[Federico De Roberto#I Viceré|I Viceré]]''}} Dopo I Promessi sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana.<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/11/10/croce-sbaglio-vicere-un-grande-romanzo.html Croce sbagliò "I Viceré" è un grande romanzo]'', ''la Repubblica'', 10 novembre 2007.</ref>
[[Immagine:Statua sciascia.jpg|thumb|right|Statua rappresentante Leonardo Sciascia]]
*{{NDR|Su Luigi Pirandello}} Ho detto, e ribadisco, dell'immediatezza con cui l'opera di Pirandello, per il luogo ed il tempo in cui mi sono trovato a nascere e a vivere, si dispiegò in tutta la sua verità e profondità e sofferenza. Pirandello è nato più di mezzo secolo prima che io nascessi: ma il modo di essere, la condizione umana, la situazione economica e sociale della provincia di Girgenti non erano allora molto diverse, e si potrebbe anche dire per nulla, di quelle che mi si rivelarono appena in grado di discernerle, di coglierle, di farmene coscienza. Pirandello ha operato per me una specie di catalizzazione, di precipitazione: la realtà mi si è fatta più reale, la verità più vera. E s'intende che questa parola – verità – altra traduzione ed esplicazione non consente, in Pirandello, che questa: la verità della "trappola", della "pena di vivere così" – o quella, più umile e grottesca, per cui Tararà, dicendo la sua, si prende una condanna a tredici anni di reclusione, invece dell'assoluzione che avrebbe avuto mentendo. Da ciò è venuta l'affermazione e investigazione che vado facendo da anni sul Pirandello "siciliano".<ref name=pirand/>
*I siciliani [...] sono stati del tutto impermeabili alle dominazioni straniere, [...] un’autenticaun'autentica identità sicula è riuscita a conservarsi attraverso i secoli.<ref name=metaf/>
*Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema.<ref>Citato in Mario di Caro, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/03/cinema-in-sicilia-occasione-persa.html Cinema in Sicilia, occasione persa]'', ''la Repubblica.it'', 3 gennaio 2013.</ref>
*Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità. (citato in [[Sergio Ricossa]], ''Straborghese'', Editoriale Nuova, Milano 1980)

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