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[[ImmagineFile:Chekhov 1898 by Osip Braz.jpg|thumb|Anton Čechov, 1898]]
{{indicedx}}
'''Anton Pavlovič Čechov''' (1860 – 1904), scrittore, drammaturgo e medico russo.
 
==Citazioni di Anton Čechov==
*Che [[fortuna]] possedere una grande [[intelligenza]]: non ti mancano mai le sciocchezze da dire.<ref (dainame=quaderni>Dai ''Quaderni'')</ref>
*Bisogna liberare gli uomini dal gravoso lavoro fisico. Bisogna alleggerire il loro giogo, dar loro un po' di respiro, perché non passino tutta la loro vita accanto alla stufa, presso i trogoli e nei campi, ma abbiano pure il tempo di pensare all'anima, a Dio, e possano manifestare più ampiamente le loro qualità morali.<ref (daname=civiltacattolica04>Da ''La casa col mezzanino''<ref; name=civiltacattolica04>Citatocitato in Ferdinando Castelli S.I., ''La rassegnata disperazione di Anton P. Cechov'', ''La Civiltà cattolica'', anno 155, volume I, quaderno 3685, 3 gennaio 2004, p. 38.</ref>)
*[...] di morale ce n'è una sola, quella che Gesù Cristo ci ha dato ai suoi tempi e che adesso vieta a me, a voi, a Barancevic di rubare, di offendere, di mentire. (dalla<ref>Dalla lettera a [[Aleksej Sergeevič Suvorin|Suvorin]] del 25 novembre 1892<ref; name=ilmelangolo2005>Citatocitato in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov: atti del convegno "L'anima del mondo e il mondo di Cechov", tenutosi a Genova il 12 e il 13 novembre 2004. Introduzione di Guido Ceronetti'', Il melangolo, Genova, 2005, p. 154.</ref>)
*{{NDR|[[Ultime parole]] in punto di morte dopo aver bevuto un bicchiere di champagne}} È tanto che non bevo champagne.
::''I haven't had champagne for a long time.''<ref>Citato in William Boyd, ''Bamboo'', Bloomsbury Publishing, 2008, p. 246. ISBN 0747597685 ([http://books.google.it/books?id=9U6_21iXnQMC Anteprima su Google Books])</ref>
*Forse solo in [[paradiso]] l'umanità vivrà per il presente; finora è sempre vissuta d'avvenire.<ref (dai ''Quaderni'')name=quaderni/>
*I [[medico|dottori]] sono simili agli avvocati; la sola differenza è che gli avvocati ti derubano soltanto, mentre i medici ti derubano e per di più ti uccidono. (da<ref>Da ''Ivanov'')</ref>
*I [[Solitudine|solitari]] leggono molto, ma parlano poco e poco sentono dire: la vita per loro è misteriosa. Sono mistici e spesso vedono il diavolo dove non è. (da<ref>Da ''Un caso di pratica medica'')</ref>
*L'importante è trovare il sorriso giusto.<!--da controllare--><ref>Citato in [[Philip Roth]], ''Il teatro di Sabbath'', traduzione di Stefania Bertola, CDE<!--su licenza Mondadori-->, Milano, 1997, p. 205.</ref>
*L'[[onore]] non si può togliere, si può solo perdere.<ref (dai ''Quaderni'')name=quaderni/>
*L'uomo o dev'essere credente o deve cercare una fede, altrimenti è un uomo vuoto.<ref>Citato in Curzia Ferrari, ''Gorkij: fra la critica e il dogma'', Editori riuniti, Roma, 2002, p. 148.</ref>
*L'uomo sbaglierà direzione, cercherà il suo fine, sarà insoddisfatto finché non capirà, non avrà trovato Dio. Non si può vivere per i figli o per l'umanità. E, se Dio non c'è, non c'è motivo di vivere, bisogna perire.<ref>Citato in Duška Avrese, ''Anton Pavlovic Cechov. Il momento della rivelazione, Ceseo-Liviana, Padova, 1973, p. 24.</ref>
*Qualsiasi [[idiozia|idiota]] può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora.<ref (dai ''Quaderni'')name=quaderni/>
*Là dove noi non siamo, si sta bene. Nel passato noi non siamo più ed esso ci appare bellissimo.<ref (dainame=taccuini>Dai ''Taccuini'')</ref>
*La [[morte]] è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la [[coscienza]] di vivere in eterno e di non poter morire mai.<ref (dai ''Taccuini'')name=taccuini/>
*Meglio perire per mano degli stupidi che averne gli elogi.<ref (dai ''Quaderni'')name=quaderni/>
*Non permettere alla lingua di oltrepassare il [[pensiero]]. (da<ref>Da ''Racconti variopinti'')</ref>
*Noi descriviamo la vita com'è e dopo, più niente, niente; noi non abbiamo scopi né vicini né lontani e la nostra anima è vuota. Noi non abbiamo ambizioni politiche, non crediamo alla rivoluzione, Dio non esiste, non abbiamo paura degli spettri.<ref>Citato name=ilmelangolo2005in ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov'', p. 154</ref>
*Più l'[[uomo]] è stupido e meglio capisce il suo cavallo.<ref (daname=quadernidottor>Da ''I quaderni del dottor Cechov'')</ref>
*Quel che proviamo quando siamo innamorati è forse la nostra condizione normale. L'amore mostra quale dovrebbe essere l'uomo.<ref (dai ''Quaderni'')name=quaderni/>
*Può essere bello solo ciò che è grave. (da ''Il gabbiano'')
*Si dice che la [[verità]] trionfa sempre, ma questa non è una verità.<ref (da ''I quaderni del dottor Cechov'')name=quadernidottor/>
*Quel che proviamo quando siamo innamorati è forse la nostra condizione normale. L'amore mostra quale dovrebbe essere l'uomo. (dai ''Quaderni'')
*Si fa fatica, leggendo [''[[Lev Tolstoj#La sonata a Kreutzer|La sonata]]''], a trattenersi dal gridare "è vero!" o "è assurdo!" (da<ref>Da una lettera del 15 febbraio 1890)<ref>Citato: citato in Miriam Capaldo, ''L'amore ai tempi di Tolstoj'', in [[Lev L'vovič Tolstoj|Lev L. Tolstoj]], ''Il preludio di Chopin'', Editori Riuniti, 2010, p. XVIII. ISBN 978-88-359-9015-4</ref>
*Si dice che la [[verità]] trionfa sempre, ma questa non è una verità. (da ''I quaderni del dottor Cechov'')
*«Tu dici che il pubblico piange ai miei lavori. Altri mi hanno rivelato la stessa cosa. Ma io non li ho scritti per ottenere questo risultato. La colpa è di Alexeiev (Stanislavskij) il quale trasforma i miei "caratteri" in bambini piagnucolosi. Io volevo dire onestamente alla gente: – Date uno sguardo a voi stessi e vedete come grame e desolate sono le vostre esistenze! – L'importante per me è che la gente si rende conto di ciò, perché, quando lo faccia, riuscirà poi a crearsi un altro e migliore modo di vita. Io non vivrò abbastanza per vederlo, ma so che esso sarà completamente diverso dal nostro. E finché questo differente modo di vita non sia per diventare una realtà, io continuerò a dire alla gente: Per favore, rendetevi conto che la vostra esistenza è grama e desolata! – Non mi pare che ci sia motivo di piangere per questo». (da<ref>Da una lettera aad Alessandro Tikhonov)<ref>Citato; citato in [[Lorenzo Gigli]], ''Cecov con Cecov'', in ''Il Dramma diretto da Lucio Ridenti'' n. 158, 1952.</ref>
*Si fa fatica, leggendo [''[[Lev Tolstoj#La sonata a Kreutzer|La sonata]]''], a trattenersi dal gridare "è vero!" o "è assurdo!" (da una lettera del 15 febbraio 1890)<ref>Citato in Miriam Capaldo, ''L'amore ai tempi di Tolstoj'', in [[Lev L'vovič Tolstoj|Lev L. Tolstoj]], ''Il preludio di Chopin'', Editori Riuniti, 2010, p. XVIII. ISBN 978-88-359-9015-4</ref>
*Una [[donna]] può esser amica di un uomo solamente in questa progressione: dapprima conoscente, poi amante e infine amica. (da<ref>Da ''Lo Zio Vanja'')</ref>
*«Tu dici che il pubblico piange ai miei lavori. Altri mi hanno rivelato la stessa cosa. Ma io non li ho scritti per ottenere questo risultato. La colpa è di Alexeiev (Stanislavskij) il quale trasforma i miei "caratteri" in bambini piagnucolosi. Io volevo dire onestamente alla gente: – Date uno sguardo a voi stessi e vedete come grame e desolate sono le vostre esistenze! – L'importante per me è che la gente si rende conto di ciò, perché, quando lo faccia, riuscirà poi a crearsi un altro e migliore modo di vita. Io non vivrò abbastanza per vederlo, ma so che esso sarà completamente diverso dal nostro. E finché questo differente modo di vita non sia per diventare una realtà, io continuerò a dire alla gente: Per favore, rendetevi conto che la vostra esistenza è grama e desolata! – Non mi pare che ci sia motivo di piangere per questo». (da una lettera a Alessandro Tikhonov)<ref>Citato in [[Lorenzo Gigli]], ''Cecov con Cecov'', in ''Il Dramma diretto da Lucio Ridenti'' n. 158, 1952.</ref>
*Una volta nel [[gregge]], è inutile che abbai: scodinzola!<ref (da ''I quaderni del dottor Cechov'')name=quadernidottor/>
*Una [[donna]] può esser amica di un uomo solamente in questa progressione: dapprima conoscente, poi amante e infine amica. (da ''Lo Zio Vanja'')
*Vocazione di ogni uomo è l'attività spirituale, la ricerca incessante della verità e del senso della vita. (da ''La casa col mezzanino''<ref name=civiltacattolica04/>)
*Una volta nel [[gregge]], è inutile che abbai: scodinzola! (da ''I quaderni del dottor Cechov'')
*Vocazione di ogni uomo è l'attività spirituale, la ricerca incessante della verità e del senso della vita. (da ''La casa col mezzanino''<ref name=civiltacattolica04/>)
 
==''Il duello''==
{{NDR|Anton Cechov, ''Il duello'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
 
== ''UominiIl superfluigabbiano'' ==
===[[Incipit]]===
Sono le sei passate di una sera di giugno. Dalla stazione di Chìlkovo si trascina verso il paese una folla di villeggianti appena scesi dal treno: soprattutto padri di famiglia, carichi di fagotti, di borse e di scatole di cartone per signora. Il loro aspetto è stanco, affamato e rabbioso, come se per loro non splendesse il sole e non verdeggiasse l'erba. (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 658)
===Citazioni===
* Io, signore, son d'opinione che la villeggiatura l'abbiano inventata i diavoli e le donne. In questo caso il diavolo s'è fatto guidare dalla malignità e la donna dall'estrema leggerezza. Scusate, questa non è vita, ma è una galera, un inferno! Qui c'è afa, caldo, si respira a stento, e tu ti trascini da un posto all'altro come uno scomunicato e non trovi in nessun modo un rifugio. Là in città non hai né mobilia, né servitù.... tutto hanno portato in villa.... ti nutri il diavolo lo sa di che cosa, non prendi il tè perché non c'è chi ti prepari il samovàr, non ti lavi, ma vieni qui, in questo seno della natura, e devi andare a piedi con la polvere, col calore.... (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 659)
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il gabbiano''===
'''Medvedenko''' — Ma perché andate sempre vestita di nero?<br>
'''Maša''' — Perché sono infelice. Porto il lutto per la mia povera vita.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
===Citazioni===
===''Il giardino dei ciliegi''===
*Può essere bello solo ciò che è grave. (da ''Il gabbiano'')
'''Lopaškin''' — Il treno è arrivato, grazie a Dio. Che ore sono?<br>
*'''Medvèdenko''': Mi consenta di chiederle, dottore, quale città straniera le è piaciuta di più?<br />'''Dorn''': [[Genova]].<br />'''Trepliòv''': Perché Genova?<br />'''Dorn''': C'è una meravigliosa folla nelle sue strade. Quando esci, la sera, dall'albergo, sono tutte gremite di gente. Ti muovi in mezzo alla folla senza una mèta, su e giù, a zig zag, vivi della sua vita, ti fondi con essa psichicamente e cominci a credere che in realtà sia possibile un'unica anima universale [...] (p. 66)
'''Duniaša''' — Quasi le due. Fa già giorno.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
===''Tre sorelle''===
'''Olga''' — Papà è morto un anno fa, precisamente il 5 maggio: il giorno del tuo onomastico, Irina.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
==''Uno "choc" nervoso''==
 
===[[Incipit]]===
Lo studente in medicina Meyer e l'allievo della scuola di belle arti di Mosca, Rybnikov, andarono a trovare una sera il loro amico Vassiliev, studente in legge, e gli proposero di andar con loro nella via S...<br>Vassiliev esitò a lungo prima di decidersi, poi indossò il soprabito e li seguì.<br>Conosceva le donne pubbliche soltanto attraverso le sue letture e per averne sentito parlare, ma non era mai stato nelle case in cui abitavano. Sapeva che vi sono delle donne senza vergogna, le quali, sotto il peso di circostanze fatali – ambiente, cattiva educazione, necessità, ecc. – sono costrette a vendersi. Queste donne non conoscono l'amore puro, non hanno figli, non hanno capacità giuridica. Le loro madri e le loro sorelle le piangono come se fossero morte. La scienza le tratta come un male; gli uomini dànno loro del tu. Ma, nonostante tutto ciò, sono sempre degli esseri umani, fatti a somiglianza di Dio.
 
===Citazioni===
*{{NDR|[[Prostituzione|prostitute]]}} Hanno tutte la coscienza del loro peccato e sperano nella salvezza dell'anima; possono usare, nella più larga misura, dei mezzi che vi conducono. La società, è vero, non dimentica il passato delle persone; ma, dinanzi a [[Dio]], Maria l'Egiziana non è inferiore agli altri santi. (p. 175-176)
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Uno "choc" nervoso'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
 
== ''Uomini superflui'' ==
 
===[[Incipit]]===
Sono le sei passate di una sera di giugno. Dalla stazione di Chìlkovo si trascina verso il paese una folla di villeggianti appena scesi dal treno: soprattutto padri di famiglia, carichi di fagotti, di borse e di scatole di cartone per signora. Il loro aspetto è stanco, affamato e rabbioso, come se per loro non splendesse il sole e non verdeggiasse l'erba. (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 658)
 
===Citazioni===
* Io, signore, son d'opinione che la villeggiatura l'abbiano inventata i diavoli e le donne. In questo caso il diavolo s'è fatto guidare dalla malignità e la donna dall'estrema leggerezza. Scusate, questa non è vita, ma è una galera, un inferno! Qui c'è afa, caldo, si respira a stento, e tu ti trascini da un posto all'altro come uno scomunicato e non trovi in nessun modo un rifugio. Là in città non hai né mobilia, né servitù.... tutto hanno portato in villa.... ti nutri il diavolo lo sa di che cosa, non prendi il tè perché non c'è chi ti prepari il samovàr, non ti lavi, ma vieni qui, in questo seno della natura, e devi andare a piedi con la polvere, col calore.... (Anton Cechov, "Uomini superflui". In: A. Čechov, ''Racconti e novelle''; traduzione di Giovanni Faccioli, Sansoni, Firenze, 1963, Vol. I, p. 659)
 
==''Zio Vanja''==
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Teatro'', traduzione di Gerardo Guerrieri, Oscar Mondadori, Milano 1982.}}
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Il giardino dei ciliegi''===
'''Lopaškin''' — Il treno è arrivato, grazie a Dio. Che ore sono?<br>
'''Duniaša''' — Quasi le due. Fa già giorno.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
===''IlTre gabbianosorelle''===
'''Olga''' — Papà è morto un anno fa, precisamente il 5 maggio: il giorno del tuo onomastico, Irina.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
==Citazioni su Anton Čechov==
 
==Bibliografia==
*AAVV, ''L'anima del mondo e il mondo di Cechov: atti del convegno "L'anima del mondo e il mondo di Cechov", tenutosi a Genova il 12 e il 13 novembre 2004. Introduzione di Guido Ceronetti'', Il melangolo, Genova, 2005
*Anton Cechov, ''Il duello e altri racconti'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.
*Anton Čechov, ''Il gabbiano '', traduzione di Angelo Maria Ripellino, Einaudi, Torino, 1970. ISBN 88-06-29728-7
*Anton Čechov, ''Racconti e novelle''; tre volumi, a cura di Giuseppe Zamboni; introduzione di Emilio Cecchi; appendice critica a cura di Maria Bianca Luporini, Coll. I grandi classici stranieri, G. C. Sansoni, Firenze, 1963
 
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|commons=Антон Павлович Чехов|s=ru:Антон Павлович Чехов|s_lingua=russa|s2=en:Author:Anton Chekhov|s2_lingua=inglese}}
 
===Opere===
{{Pedia|Uomini superflui||(1886)}}
{{Pedia|Zio Vanja||(1899)}}
{{Pedia|Il gabbiano||(1895)}}
 
{{DEFAULTSORT:Cechov, Anton}}

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