Differenze tra le versioni di "Gustave Flaubert"

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*Ho lasciato un'altra volta questo povero Mediterraneo! Gli ho detto addio con uno strano stringimento al cuore. La mattina in cui dovevamo partire da Genova, sono uscito alle 6 dall'hotel se andassi a spasso. Ho preso una barca e sono andato fino all'entrata della rada per vedere ancora una volta quei flutti blu che amo tanto. Il mare era forte. Mi lasciavo cullare nella scialuppa pensando a te e rimpiangendoti. Poi quando ho sentito che poteva venirmi il mal di mare sono tornato a terra e ce ne siamo andati. Ne sono stato così triste per tre giorni che ho creduto più volte che ne sarei crepato. È letterale. Qualsiasi sforzo facessi non potevo dischiudere i denti.<ref name=operadoppio27>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin del 13 maggio 1845, in ''L'opera e il suo doppio'', p. 27</ref>
*Ho visto i campi di battaglia di Marengo, di Novi, di Vercelli, ma ero in una disposizione così penosa che tutto questo mi ha ben poco toccato. Pensavo sempre a quei soffitti dei [[Palazzi dei Rolli|palazzi di Genova]] sotto i quali si fotteva con tanto orgoglio.<ref name=operadoppio27/>
*Ho visto un quadro di Bruegel che rappresenta la ''[[Tentazioni di sant'Antonio abate (Brueghel il Giovane)|Tentazione di sant'Antonio]]'' che mi ha fatto pensare di arrangiare per il teatro ''La tentazione di sant'Antonio'', ma questo richiederebbe uno ben più in gamba di me. Darei tutta la collezione del «Moniteur», se l'avessi, e 100 mila franchi, per comprare quel quadro, che la maggior parte di quelli che lo guardano giudicano cattivo.<ref>Da una lettera ad Alfred Le Poittevin del 13 maggio 1845, in ''L'opera e il suo doppio'', p. 27</ref>
*Il dono di creare esseri umani manca a questo genio. Se avesse questo dono, [[Victor Hugo|Hugo]] avrebbe sorpassato [[William Shakespeare |Shakespeare]]. (citato in ''Guida alla lettura'' a ''Nostra Signora di Parigi'', traduzione di Valentina Valente, EDIPEM, 1973)
*L'[[arte]], in certe circostanze, scuote gli animi mediocri, e interi mondi possono essere rivelati loro dai suoi interpreti più grossolani. (da ''Bouvard e Pécuchet'')

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