Samia Nkrumah: differenze tra le versioni

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*L’Africa ha sempre avuto donne grandi e forti. Ma dobbiamo dare loro l’opportunità di contribuire al nostro futuro. A tutti i livelli. E’ il momento delle donne perché abbiamo bisogno della loro freschezza, integrità, passione e sacrificio.<ref name="popolis"/>
*Chi come me ha vissuto in Paesi diversi, in continenti diversi, sa bene che il mondo è uno solo. Che abbiamo un unico destino. Un Ghana forte fa bene al mondo. Un’Italia forte fa bene al mondo. L’obiettivo è comune: costruire un modo di vivere sereno. E per farlo dobbiamo avere molta tolleranza e molta tenacia. Trovando la forze dentro ognuno di noi.<ref name="popolis"/>
*Lo sviluppo delle potenzialità degli esseri umani era fondamentale per mio padre. Non a caso, un rapporto dell’Unesco del 1965 rilevava che il Ghana era il paese in cui si spendeva di più per l’istruzione in rapporto agli abitanti. Un investimento nella coesione sociale.<ref name="panorama">''Samia Nkrumah: la pace può iniziare da una biblioteca'', ''Panorama'', 14 aprile 2014.</ref>
*Se la gente prende coscienza, puoi fare qualsiasi cosa. Ma la pace comincia soprattutto con la ricerca di un canale di comunicazione. Noi donne abbiamo la tolleranza e la pazienza necessarie. Quando mio padre era presidente, hanno cercato di ucciderlo 7 volte. Appena tornata in Ghana ho voluto incontrare i figli dei suoi attentatori. Ho pensato che se volevo fare politica non potevo portarmi dentro rabbia o rancore. Ci siamo guardati e ci siamo detti: siamo tutti esseri umani, non è colpa nostra, erano tempi diversi, più duri. Ma per il progresso del paese bisogna mettere da parte le storie personali e voltare pagina.<ref name="panorama"/>
*Tanti di questi conflitti vengono combattuti in nome della religione o dell’appartenenza etnica, in realtà partono dalla grave ingiustizia nella distribuzione delle risorse. Bisogna partire da qui, dall’equità sociale, dalla soddisfazione di bisogni primari: accesso all’acqua, all’energia, all’istruzione e ai servizi sanitari. Neppure in Ghana, dove l’alternanza al potere avviene in modo pacifico, siamo ancora riusciti a colmare questo divario. Ma una democrazia può dirsi matura se le persone, quando vanno alle urne, votano principalmente chi promette più soldi per pagare il medico o per mandare il figlio a scuola?<ref name="panorama"/>
*Il Ghana da 100 anni esporta oro, cacao, legname, minerali. Dal 2010 anche petrolio. Ma importiamo praticamente tutto ciò che consumiamo. Con costi enormi per la nostra economia e la vita quotidiana. Mio padre capì che la soluzione era cominciare a produrre quello che ci serve. Bisogna seguire l’esempio di Corea del Sud, Malesia, che sono stati capaci di investire nell’industria.<ref name="panorama"/>
*Bisogna lavorare per l’unità del continente. Cosa può fare un paese come il Ghana di appena 25 milioni di abitanti, da solo? Non ha senso neppure cominciare la competizione con le grandi potenze economiche: Usa, Europa, Cina, India. L’unità è fondamentale, basta vedere cosa avete raggiunto in Europa, nonostante le difficoltà attuali.<ref name="panorama"/>
*Nella nostra cultura c’è un simbolo molto importante: il Sankofa, tipico dell’etnia Akan. Viene raffigurato come un uccello con il becco rivolto all’indietro, a raccogliere i pezzi buoni rimasti, per poi poter andare avanti. Ecco: dobbiamo comprendere cosa non abbiamo concluso nel passato, e partire da lì per costruire il futuro.<ref name="panorama"/>
*Dobbiamo assicurarci che chi ha vissuto e lavorato per liberare l’Africa dalla povertà e dall’analfabetismo, a prezzo della propria vita, non sia morto invano.<ref name="iodonna">''Samia Nkrumah, l'Africa riparte da donne come lei'', ''Io Donna'', 27 maggio 2014.</ref>
*Il grado di progresso di una società e la sua capacità di cambiamento, secondo me, si misurano dal coinvolgimento delle donne: sono loro a influenzare maggiormente i giovani e la società nel suo complesso.<ref name="iodonna"/>
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