Differenze tra le versioni di "Aldo Busi"

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===Citazioni===
*Il treno è l'deale per riassumere le distanze coperte che si parano davanti a quest'altra da coprire. Se poi si tratta di una notte vacanziera e ci si trova accucciati tra valigie e calzature, orli di gonne e caviglie nude e sandali infradito fra la porta della toilette e quella dello scompartimento, la posizione stessa di estremo raccoglimento nella parte bassa del mondo determina il corso dei pensieri di odio, non solo contro il ministero dei Trasporti. (2014; p. 145)
*Non ha che da pensare un attimo all'"amore" per esaurirlo e trovarvi subito dietro montagne di odio da smantellare a piacimento. Fino all'arrivo in capo al mondo. Consuma in qualche ora tutte le aspettative che erano state in attesa giorno dopo giorno della vita di cui ha memoria e, invariabilmente, le comprime in un sovrastante motivetto scandito nell'accidia e nel risentimento: "Amor che a nullo amato amar perdona".<br> Quante discussioni sul vero significato di questo verso, ma Angelo non aveva dubbi, contro le opnioniopinioni più illustri e autorevoli: l'amore non perdona a nessuno di amare, l'amore è spietato con chi lo prova, innanzitutto... anche se chi è amato non sempre ne esce indenne, che gli piaccia o no... amare qualcuno significa spesso sentire l'odio crescere per se stessi, perché se non sei ricambiato cresce in valore solo l'altro, a dismisura, e affossi te sempre più. Altro che chi è amato non può non amare chi l'ama! Certo, se invece di "nullo amato" ci fosse stato "nullo amante" sarebbe stato tutto più semplice ma si sa, Dante non era mica Bazarovi!<br> Angelo non ha avuto la ventura di sapere cosa sarebbero state queste emozioni di amorosa appartenenza a qualcuno se vissute una volta in tutta la loro estensione temporale e sentimentale con l'altro, e sino a che punto questo subitaneo deteriorarsi dell'amore nell'odio e nella rabbia e nella depressione e nella rassegnazione era determinato da cause esterne o dal suo deliberato intervento. C'era stato un continuo potare, una storia fatta di velature di sale perché tutto finisse ''lì''. (2014; p. 146)
*Preferiva questa spietata autocritica, comunque, al rischio di prendere sul serio i suoi slanci, che era come un offrire il costato alla lancia già in resta del povero e sempre sinistro mendico-nemico da aiutare. Insomma, voleva, sì, aiutare talvolta qualcuno in modo capillarmente disinteressato, ma almeno non voleva per questo essere troppo scoperto e vulnerabile alle sue pugnalate nella schiena, ecco. Non voleva essere troppo punito solo perché, aiutando qualcuno senza volere niente, davvero, ma niente niente in cambio,andava contro tutte le leggi della società anche più civile. Non era il solito e semplice e cannibalico missionario che aiutava qualcuno, era un laico senza l'ostia che converte e aggioga, era lui, Angelo Bazarovi, una mente sociale nuova e inedita. L'impresa era tanto più disperata. In questa società solo missionari e usurai possono fare del bene e farla franca: perché applicano gli interessi. Lui no, e non si sentiva mai tanto in pericolo di vita come quando tendeva una mano per aiutare qualcuno a rialzarsi e a stare sui propri piedi almeno un po'. Senza neppure chiedergli quel poco di sangue necessario per laccarsi le unghie della mano tesa. (2014; p. 196)
*Lui si era buttato a corpo morto in una verità. La sua franchezza e irrequietudine gli stavano chiudendo ogni porta, e lui rilevava che la «grande» e «media» borghesia accusava la sua perdita più catastrofica: lo snobismo. Non le restava veramente più niente, a parte i soldi. E se ''il successo'' era quello, ovvero il futuro di un uomo intelligente e spiattellato come lui, lui non voleva averne. Ma detestava anche il pensiero di diventare un lavapiatti con la laurea. Doveva pur esserci ''una via di mezzo''.<br> No, non esisteva: per questo la si poteva trovare facilmente, bastava distogliere un attimo quel suo sguardo impietoso, ''guardare avanti'', rassegnarsi a una forma di corruzione del suo stile. L'infelicità, il disagio, la tristezza altrui non lo rendevano contento, lo umiliavano, lo inibivano. Lui voleva affermare la propria intelligenza e i propri meriti affermando sincronicamente che intelligenza e merito, ammesso esistessero al di là dei postulati sociali di comodo del momento, dovevano rinnegarsi quali fonti di privilegio. (2014; p. 239)
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