Differenze tra le versioni di "Aldo Busi"

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*Bisogna ribellarsi fintanto che si è a tempo, fintanto che ciò che subiamo non viene a tal punto interiorizzato e fatto nostro da sembrarci ''così e basta''; bisogna espellerlo, creare un margine fra sé e la propria sofferenza, non permetterle di fagocitarci, di usare i nostri pronomi al nostro posto, non lasciarle dire "io"; bisogna ribellarsi sempre, ributtarla fuori, in faccia a chi ce la fa subire, sconfiggerla o farne un'arma tagliente sempre sospesa, che serva come contrappeso nei contratti, che diventi denaro contante, cioè capitale, cioè forza contrattuale. ({{sic|''"Diario di un Barista"''}}; 1999, p. 123)
*Distesa di mandorle rosolate nello zucchero e vaniglia, palazzine di torrone bianco, un amico di albume montato, una panchina di caramellato e stendermici, il mio ventre contro il tuo, e ''provare la dolcezza del vivere''. ({{sic|''"Diario di un Barista"''}}; 1992, p. 127; 1999, p. 129)
*[[Dichiarazioni d'amore dai libri|Ti amo]]. Per la vita sconosciuta che fai volteggiare al di sopra della mera sensazione di esistere... Decorazione di parole mute stese nel terreno di un'inautentica e superflua grandezza in cui inciampo sempre. Voler dire qualcosa che abbia il sapore degli amori proibiti dell'adolescenza nelle cantine, sui camion nelle rimesse, nelle case in costruzione. ({{sic|''Sabbie Mobili''}}: 1992, p. 222; 1999, pp. 224-225)
*Il vero atto gratuito è quello di non averne mai commesso uno. (il Colonnello<!--da controllare-->: {{sic|''Sabbie Mobili''}}; 1999, pp. 234)
*Qui tutto è fermo e impossibile e eterno. E lei {{NDR|la madre del protagonista}} non parla mai a me, parla sempre e solo a se stessa. Io per lei ho sempre tredici anni, non sono cresciuto, non crescerò mai. Tutti noi l'abbiamo tradita una volta per sempre, abbiamo preso tutto da questa donna senza mai chiederci da dove la prendeva la forza di dare e dare continuamente come ha fatto lei, finché lei s'è stancata di lui e di noi tutti. E ha preso a ignorarci, a stare con noi ricordandoci anche quando le stiamo di fronte. ({{sic|''Altri Pantani''}}; 1992, p. 278; 1999, pp. 281-282)

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