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→‎Aforismi sulla saggezza del vivere: +1, quasi finito di sistemare
*È dunque facile veder chiaramente quanto la nostra [[felicità]] dipenda da ciò che ''siamo'', dalla nostra individualità, mentre non si tiene conto il più delle volte che di ciò che ''abbiamo'' o di ciò che ''rappresentiamo''. (1885, p. 9)
*La [[salute]] sopratutto prevale talmente sui beni esteriori che in verità un mendicante sano è più felice di un re malato. (1885, p. 9)
*[...] la sorte può cangiare, ma la nostra propria qualità è immutabile. (1885, p. 12)
*[...] chi [[ottimismo e pessimismo|vede tutto nero]], chi teme sempre il peggio e prende le sue misure in conseguenza, non avrà delusioni così frequenti come [[ottimismo e pessimismo|colui che dà colore e prospettiva ridente]] ad ogni cosa. (1885, p. 14)
*È certo che l'uomo il più sano, e fors'anco il più gaio, potrà, capitando il caso, determinarsi al suicidio; ciò succederà quando l'intensità dei dolori o d'una sventura prossima ed inevitabile sarà più forte dei terrori della morte. (1885, p. 15)
*Asteniamoci inoltre nel conversare da qualunque osservazione critica, quando pure questa fosse fatta nella migliore intenzione, perciocché offendere gli uomini è cosa facile, difficile invece, se non impossibile, correggerli. (1885, p. 95)
*Chi vuole che la sua [[opinione]] trovi credito deve enunciarla freddamente e spassionatamente. (1885, p. 95)
*In generale val meglio manifestare il proprio senno con ciò che si tace piuttosto che con ciò che si dice. Effetto di prudenza nel primo caso, di [[vanità]] nel secondo. (p. 96)
*Non v'ha [[denaro|danaro]] meglio impiegato di quello che ci siamo lasciato rubare, imperciocché esso ci ha servito immediatamente a comperare della prudenza. (1885, p. 97)
*«''Non aver [[amore e odio|amore né odio]]''» compendia metà della più alta [[saggezza|saviezza]]; «''non dir verbo e non credere in cosa alcuna''», ecco l'altra metà. Davvero che si volterà ben volentieri la schiena ad un mondo che rende necessarie regole come queste e come le seguenti. (1885, p. 97)
*Nella stessa guisa che sopra una nave non ci rendiamo conto del suo cammino se non perché vediamo gli oggetti situati sulla riva allontanarsi e quindi farsi più piccoli, così non ci avvediamo di [[invecchiamento|divenir vecchi]], sempre più vecchi, se non per il fatto che persone d'una età ognora più avanzata ci sembrano giovani. (1885, p. 110)
*La [[vita]] umana, propriamente parlando, non può esser detta lunga né corta, perocché, in sostanza, è la scala su cui misuriamo tutte le altre lunghezze di tempo. (1885, p. 114, nota 48)
*La differenza fondamentale tra la gioventù e la vecchiaja rimane sempre questa: la prima ha in prospettiva la vita, la seconda la morte; per conseguenza una possede un passato corto ed un lungo avvenire, e l'altra l'opposto. (1885, p. 115)
 
*La vita negli ''anni della [[senilità|vecchiaia]]'' assomiglia al quinto atto di una tragedia: si sa che la fine tragica è vicina, ma non si sa ancora quale sarà.<ref>Da ''La saggezza della vita'', Newton Compton Editori, 2012, [https://books.google.it/books?id=ptvcbsLnhtUC&pg=PT172 p. 172]. ISBN 8854142840</ref>
 
 
*Gli uomini mutano sentimenti e comportamento con la stessa rapidità con cui si modificano i loro interessi.
*Il destino può mutare, la nostra natura mai.
*In genere è consigliabile palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è saggezza, la seconda è [[vanità]].
*L'[[ottusità]] dello spirito va sempre unita all'ottusità del sentimento e alla mancanza di sensibilità.
*La vita negli anni della vecchiaia assomiglia al quinto atto di una tragedia: si sa che la fine tragica è vicina, ma non si sa ancora quale sarà.
*Quando una [[disgrazia]] è accaduta e non si può più mutare, non ci si dovrebbe permettere neanche il pensiero che le cose potevano andare diversamente o addirittura essere evitate: esso infatti aumenta il dolore fino a renderlo intollerabile.
 

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