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*Il razzismo afrikaner non deriva esclusivamente dal desiderio di difendere la sua posizione privilgiata nella società coloniale, come accade invece per gli inglesi. Il razzismo è per lui un dogma della fede, e nella sua coscienza la fede è una conferma dell'esistenza dell'afrikaner stesso. Ogni invito a riconoscere qualche diritto civile agli indigeni viene preso dall'afrikaner non solo come un attacco alla propria posizione sociale, ma anche come un gesto di persecuzione verso la propria fede, un oltraggio alla propria chiesa, una bestemmia. (p. 94)
*[[Mobutu Sese Seko|Mobutu]] aveva arrestato il presidente Kasavubu, autonominandosi presidente per cinque anni. L'aspetto più curioso e interessante della dichiarazione era proprio il termine di "cinque anni" che Mobutu si era assegnato.<br/>E nessuno trovava niente da ridere.<br/>Mobutu aveva ragione: da queste parti, un ufficiale e mille soldati rappresentano una potenza senza rivali. Chi può contrastarli? Quanti partiti al governo hanno la possibilità di disporre, nel momento del bisogno, di mille uomini fidati, fedeli a un'idea e soprattutto non in contrasto tra loro? (p. 128)
 
==''Se tutta l'Africa''==
===Incipit===
I reportage raccolti in questo libro sono una relazione dei miei percorsi africani. Non sono andato in Africa in cerca di avventure, a caccia di elefanti o per trovarci i diamanti. Facevo il corrispondente dell'Agenzia stampa polacca e dovevo descrivere ciò che sentivo e che vedevo sul posto, ciò che vi succedeva. E a quell'epoca vi succedevano molte cose. Ho trascorso in Africa quasi sei anni del suo periodo più burrascoso e inquieto, colmo peraltro di belle - e talvolta troppo facili speranza. Si era alla svolta tra due epoche: la fine del colonialismo e l'inizio dell'indipendenza. Ho cercato di descrivere questo cambiamento, questo sconvolgimento, questa rivoluzione.
 
===Citazioni===
*[[Kwame Nkrumah|Nkruma'h]], [[Ahmed Ben Bella|Ben Bella]], [[Joseph Kasa-Vubu|Kasavubu]] e [[Abubakar Tafawa Balewa|Balewa]] sono passati, ma sono stati grandi personalità dell'Africa e i loro nomi non verranno dimenticati. (pp. 11-12)
*In Africa mi appassionava l'esotismo della vita politica, mi interessava soprattutto il modo in cui la tradizione locale, il costume, l'ambiente influivano sullo stile politico, deformandone i meccanismi per ricrearli in nuove forme. (p. 12)
*L'Africa, ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, è sempre stata autentica, irripetibile, se stessa. L'Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, affascinano. (p. 12)
*L'[[Impero d'Etiopia|Etiopia]] ha un presente modesto, ma vanta un illustre passato nonché un imperatore, il che permette all'etiope analfabeta di guardare dall'altro in basso i popoli della terra che non possono vantare un imperatore in carne e ossa. Ci troviamo in un'Africa che ignora i complessi di inferiorità e i problemi relativi alla razza. Per quanto di costituzione smilza e minuta, [[Haile Selassie|Hailè Selassiè]] ha un'energia di ferro, è uno di quei grandi vecchi che stupiscono per la loro vitalità e chiarezza di idee. Come persona è straordinariamente simpatico: è sereno, accattivante e nel suo modo di fare c'è quel momento di timidezza e imbarazzo con cui i grandi della terra si conquistano la simpatia dei piccoli. (p. 33)
*Il potere di Hailè Selassiè è assoluto: in Etiopia non esistono né partiti politici né sindacati e il parlamento ha un ruolo puramente simbolico e nominale in quanto non esistono neanche le elezioni. I due massimi poteri organizzati di questo regime tipicamente feudale sono un potente esercito e una potentissima Chiesa. L'imperatore, che senza dubbio la suprema mente politica del paese, esercita quindi il potere non solo in virtù del suo titolo ma anche grazie ai suoi alti valori personali. Hailè Selassiè nutre ambizioni panafricane e ambisce a venire considerato il numero uno di tutta l'Africa. (p. 34)
*[[William Tubman|Tubman]], che è ormai un anziano signore dai capelli bianchi, ha maniere gioviali e ama le barzellette. Sempre vestito in frac e bombetta e con un eterno sigaro tra le labbra, ha una voce profonda, rauca e dal forte accento americano. Politicamente è filoamericano, ma senza fanatismi anticomunisti. (p. 35)
*Essendo figlio di un capo della grande tribù nigeriana dei pastori fulani, [[Ahmadou Ahidjo|Ahidjo]] è un estraneo nel Camerun, dominato dal gruppo etnico dei bantu meridionali. Ma dietro Ahidjo c'è Parigi e questo ha il suo peso. (p. 38)
*La Francia ha scelto come capi delle sue ''client-countries'' africane dei politici non solo leali nei confronti di Parigi, ma anche umanamente insignificanti e incapaci di un'opinione personale. (p. 39)
 
==''Shah-in-Shah''==
*Ryszard Kapuściński, ''Il negus: splendori e miserie di un autocrate'', traduzione di Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano, 2008. ISBN 978-88-07-81742-7
*Ryszard Kapuściński, ''La prima guerra del football e altre guerre di poveri'', traduzione di Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano, 2014. ISBN 978-88-07-88494-8
*Ryszard Kapuściński, ''Se tutta l'Africa'', traduzione di Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano, 2018. ISBN 978-88-07-89097-0
*Ryszard Kapuściński, ''Shah-in-Shah'', traduzione di Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano, 2004. ISBN 88-07-81778-0
*Ryszard Kapuściński, ''Stelle nere'', traduzione di Vera Verdiani, Feltrinelli, Milano, 2015. ISBN 978-88-07-03132-8
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