Differenze tra le versioni di "Giovanni Artieri"

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*Nel '90 s'era inaugurata la [[Galleria Umberto I|galleria Umberto I]], il «salotto» della città. I napoletani amarono subito questo monumento di vetro, vago, aereo, sul quale galleggiava, con effetto di mongolfiera piedigrottesca, la bellissima ''coupole'' di [[Paolo Boubée|Boubé]]. La musica, i varietà, i caffè di grido, le botteghe eleganti andavano a rifugiarsi sotto l'ombrello trasparente della Galleria; e una variegata società tra artistica e picaresca si formò in quell'aria di acquario, tra i fumi delle speranze e quelli delle prime macchine del caffè espresso. (da ''Gli ultimi trovatori'', p. 590)
*Altri e più terribili dolori sarebbero intervenuti nella vita della [[Napoli|città]], diventata uno dei centri strategici della seconda guerra mondiale, nel Mediterraneo. Prove eroiche misero a nudo lo spirito stoico della popolazione, la sua illimitata capacità di sopravvivere, la sua quasi magica facoltà di «ridurre» stranieri e invasori al proprio modulo umano, e dominarne così eccessi e barbarie. (da ''La saga della camorra'', p. 637)
*Un pomeriggio del settembre '54 con [[Amedeo Majuri]] e [[Augusto Cesareo]] andammo a rivedere [[Piazza del Mercato (Napoli)|Piazza del Mercato]] e quel che la guerra ne ha lasciato. Spettacolo triste. Il guasto e la polvere avvolgevano ugualmente l'arco di Sant'Eligio e la facciata gotica di San Giovanni a mare. E, di fronte, il piedistallo di «Marianna 'a capa 'e Napule» era vuoto. Vi appoggiava le spalle una bellissima venditrice di pannocchie bollite, una «spicaiola». «''Signò''», ci disse, «''l'hanno luvata stammatina. Dice {{sic|ch'a}} mettono dinto 'o Municipio. Mo ce stongh'io...''<ref>Signore, l'hanno tolta stamattina. Corre voce che la collocano nel Municipio. Adesso ci sono io...</ref>» La [[Cibele]] era stata tolta, per trovar posto nel Cortile del palazzo del Municipio e lei, la bellissima, diceva: «La sostituisco io». Tanto è stretta la parentela tra i napoletani e gli dèi. (da ''Note'', pp. 665-666, nota 15)
*[...] il napoletano adopera la sua superstizione come un elemento aggiuntivo e razionale del suo giudizio. Come, cioè, una variabile indipendente il cui comportamento gli sfugge, ma la cui influenza gli è nota. Ciò è dimostrato dalla natura stessa della cabala e delle pratiche magico-aritmetiche in uso per la previsione dei numeri del lotto. ''La [[Smorfia]]'', libro dei sogni, introduce l'elemento fantastico nel rigore matematico delle ''scadenze'', delle ''figure'', degli ''estratti'' su cui si intrecciano i movimenti e l'intera meccanica delle giocate. (da ''Note'', p. 681, nota 15)
 

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