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*Mentre nei sistemi hitleriani e staliniani la morte era inferta da carnefici di istituzioni specializzate come le SS o l'Nkvd e il delitto era affidato ad apposite formazioni operanti in luoghi segreti, in Ruanda si voleva che la morte venisse inferta da tutti, che il crimine fosse il prodotto di un'iniziativa di massa e, per così dire, popolare; un cataclisma naturale collettivo dove tutte le mani indistintamente si immergessero nel sangue di gente considerata nemica dal regime. (p. 160)
*Il [[Sudan]] è il primo stato africano a conquistare l'indipendenza dopo la [[seconda guerra mondiale]]. Prima era stato una colonia britannica composta di due parti artificiosamente, burocraticamente messe insieme: il nord arabo-musulmano e il sud "negro"-cristiano (e animista). Tra questi due gruppi esistevano un antagonismo, un'inimicizia e un odio di vecchia data, visto che per anni gli arabi del nord avevano invaso il sud catturandone gli abitanti e vendendoli come schiavi.</br>Come potevano, quei mondo in conflitto, convivere in un unico stato indipendente? Infatti non potevano, e proprio su questo contavano gli inglesi. A quei tempi i vecchi stati coloniali europei erano convinti che, pur rinunciando formalmente alle colonie, di fatto avrebbero continuato a governarle: in Sudan, per esempio, facendo da agenti conciliatori tra musulmani del nord e cristiani animisti del sud. Presto però queste illusioni imperialiste svanirono. Già nel 1962 in Sudan scoppiò la prima guerra civile tra sud e nord (preceduta da rivolte e insurrezioni nel sud). (pp. 170-171)
*La [[Prima guerra civile in Suda|prima guerra sudanese]] durò dieci anni, fino al 1972. Poi, per i dieci anni successivi, si instaurò una fragile pace provvisoria. Quando, nel 1983, il governo islamico di Khartoum tentò di imporre la legge islamica (''sharia'') a tutto il paese, cominciò la nuova e più terribile fase di questa guerra ancora in atto. Si tratta del conflitto più grande e più lungo della storia dell'Africa e, probabilmente, in questo momento anche del mondo intero; ma svolgendosi in una sperduta provincia del nostro pianeta e non minacciando direttamente né Europa né America, non suscita alcun interesse. Per giunta, a causa delle difficoltà di comunicazione e delle drastiche restrizioni di Khartoum, i teatri di questa guerra, i suoi vasti e tragici campi di morte sono praticamente irraggiungibili dai media e la maggior parte del mondo ignora completamente che in Sudan sia in atto un conflitto di proporzioni gigantesche. (p. 171)
*Non so come sia cominciata questa guerra. È passato tanto di quel tempo! Una mucca rubata ai dinka dai soldati dell'esercito governativo, che poi i dinka si sono ripresi, provocando una sparatoria e dei morti? Più o meno le cose saranno andate così. Naturalmente la mucca non era che un pretesto: i signori arabi di Khartoum non potevano tollerare che pastori del sud godessero dei loro stessi diritti. La gente del sud non voleva che il Sudan indipendente fosse governato dai figli dei mercanti di schiavi. Il sud voleva la secessione, uno stato proprio. Il nord decise di distruggere i ribelli. Comciarono i massacri. Si dice che finora la guerra abbia causato un milione e mezzo di vittime. (p. 173)
*{{NDR|Sulla [[Seconda guerra civile in Sudan]]}} Contro chi combattono tutti questi eserciti, questi reparti, contro chi questi fronti, queste scorriere e questi arruolamenti, così numerosi e operanti da tanti anni? Talvolta si combattono tra di loro, ma il più delle volte se la prendono con il proprio popolo, ossia con gente inerme come le donne e i bambini. Ma perché proprio con le donne e i bambini? È mai possibile che questi uomini armati siano animati da un viscerale antifemminismo? Naturalmente no: attaccano e depredano i gruppi di donne e bambini perché è a loro che viene diretto l'aiuto mondiale, è a loro che sono destinati sacchi di riso e farina, casse di gallette e di latte in polvere, alimenti che in Europa nessuno degnerebbe di un'occhiata ma che qui, tra il sesto e il dodicesimo grado di latitudine geografica, sono più preziosi dell'oro. Del resto non occorre neanche strappare con la forza quei tesori alle donne. Appena arriva l'aeroplano dei rifornimenti, basta circondarlo, prendere sacchi e casse e portarli, a braccia o in macchina, al proprio reparto. (p. 175)
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile in Etiopia]]}} Con l'aiuto di Mosca, [[Menghistu Hailè Mariàm|Menghistu]] costruì il più potente esercito africano a sud del Sahara. Contava quattrocentomila soldati, possedeva razzi e armi chimiche. Contro di loro combattevano i partigiani dei monti settentrionali (Eritrea, Tigré) e del sud (Oromo) che, appunto nell'estate del '91, respinsero gli eserciti governativi fino ad Addis Abeba. Questi partigiani erano ragazzi scalzi, spesso bambini, laceri, affamati e male armati. Al loro arrivo gli europei cominciarono ad abbandonare la capitale, prevedendo una spaventosa carneficina. Accadde invece qualcosa di completamente diverso, qualcosa che potrebbe fornire la trama di un film insolito, intitolato ''Il crollo del grande esercito''. Alla notizia che il suo capo si era dato alla fuga, quel potente esercito armato fino ai denti si sfaldò nel giro di poche ore. (pp. 192-193)
*[[Menghistu Hailè Mariàm|Menghistu]] lavorava giorno e notte. I beni materiali non gli interessavano, voleva solo il potere assoluto. Gli bastava regnare. (p. 193)
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