Differenze tra le versioni di "Giovanni Artieri"

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*Tra le due guerre la letteratura italiana brillò del nome di [[Massimo Bontempelli]] e di quello di [[Luigi Pirandello|Pirandello]]. Giù cinquantenne, Massimo rappresentò per la nostra generazione di giovani, la vera giovinezza; cioè la speranza nella gloria letteraria. [...] Bontempelli vedeva l'esistenza di un mistero, di una «magia» anche nella più umile e borghese contingenza.<ref name=bont/>
*{{NDR|[[Ferruccio Parri]]}} Triste, modesto, onesto, personalmente mite, cortesissimo, alieno da violenza, molto miope, paziente.<ref>Citato in [[Indro Montanelli e Mario Cervi]], ''L'Italia del Novecento'', BUR, Milano, 2001, p. 292. ISBN 88-17-86402-1</ref>
 
{{Int|1=Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0047_01_1952_0100_0003_12349677/ ''Nehru, l'Amleto dell'India'']|2=''La Stampa'', 27 aprile 1952}}
*Il primo ministro è un indiano che si arrabbia, ma non è un dittatore: forse vorrebbe esserlo. Egli è un grande romantico, un artista e scrittore caduto nella politica. Ha subìto il fascino marxista, vorrebbe modernizzare il suo paese, ma ha dovuto farsi fotografare nudo, la corda e il triplice segno della casta braminica sul petto. La dea Saraswati, ossia il fiore dell'indecisione.
*È un uomo di sessant'anni, di volto giovanile, fine, pallido; gli occhi molto belli, cerchiati ed espressivi, brillano sotto una fronte di attore drammatico. Gli americani gli hanno trovato non so quale somiglianza con [[Charles Boyer]], mentre per la eloquenza hanno paragonato il signor [[Jawaharlal Nehru|Nehru]] (senza che questi se ne offendesse) nientemeno che a [[Fiorello La Guardia]]. A me questo Amleto indiano ricorda [[Alessandro Moissi|Moissi]] e [[Pietro Ruggeri da Stabello|Ruggeri]], due «Amleti» europei.
*Molte volte il signor Nehru ha tentato di risalire la corrente, ammonendo i suoi elettori di smettere talune funeste abitudini tradizionali: quella di mangiare, in certe regioni, solo riso; quella di andare scalzi; quella di evitare il taglio dei capelli per non uccidere i pidocchi, quella di masticare le fronde di ''bethel'', costellando il suolo delle città di indelibili sputi sanguigni. Anzi a questa faccenda Nehru dedicò un intero discorso e credo sia stato il solo discorso, nella storia politica del mondo, inspirato dal problema dello sputare per terra.
*Al contrario di Gandhi che agiva sulle folle mediante idee-forza semplici e possenti [...], Nehru non agisce sull'India altro che mostrandosi, simile a un San Gennaro impotente a far miracoli.
*Egli non si intende minimamente di economia. Si è arrabbiato moltissimo, quando gli ho chiesto il numero dei cittadini indiani iscritti nel ruolo delle tasse; si è arrabbiato ancora di più quando volevo conoscere quello degli operai impiegati nelle fabbriche indiane. Non sapeva nè il primo, nè il secondo diquesti dati («S'informi dai miei segretari»). Questa indifferenza ai valori concreti e misurabili della vita indiana, forma il terrore della classe dirigente e della borghesia di cui è principalmente formato il partito del Governo.
*Chi parla col signor Nehru si chiede, dopo, se davvero ha accostato un grande uomo. Noi occidentali riteniamo un modello ancora troppo cesariano dell'uomo di stato e lo vediamo o vogliamo vederlo nell'uniforme della propria grandezza. I contorni della personalità di Jawaharlal Nehru appaoiono, invece, fortemente vaghi e sfocati: egli non mostra nè il sigaro di Churchill nè la giacca di taglio severo di Stalin, nè gli stivali brillanti di Mussolini, nè il berretto di operaio di Lenin, nè il ciuffo di Hitler. Il suo vestito indiano, bianco e grigio, intona il pallore sofferente del suo volto e la tremula mobilità delle sue idee. Non so se il paragone trovato per lui dagli americani sia valido, certo è aggiustato: egli incarna lo spirito della dea Saraswati, s'è detto, moglie e - nello stesso tempo - figlia di Brahma, galleggiante su una foglia di loto.
 
==''La storia di domani''==
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