Differenze tra le versioni di "Pietro Aretino"

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*Or non pure il giuoco e la milizia, ma la sanità, la ricchezza, la forza e la beltade, non si usando con i mezi dovuti, doventarieno mali. (Carte: p. 283)
*[...] il [[denaro|danaio]] che si spende è sterile, e quel che si giuoca fruttifero. (Carte: p. 291)
 
==''Lettere. Il primo e il secondo libro''==
*Chi non dubita de le promesse de i principi, non sa ciò che sia [[dubbio]]. (Da ''Al conte Massimo Stampa'', p. 108)
*Egli, onorando gentil'uomo, mi parrebbe peccare ne la ingratitudine, se io non pagassi con le lodi una parte di quel che son tenuto a la divinità del sito dove è fondata la vostra casa, la quale abito con sommo piacere de la mia vita, per ciò che ella è posta in luogo che né 'l più giuso, né 'l più suso, né 'l più qua, né 'l più in là ci trova menda. Onde temo entrando ne i suoi meriti, come si teme a entrare in quegli de l'imperadore. Certo, chi la fabricò le diede la perminenza del più degno lato ch'abbia il [[Venezia|Canal grande]]. E per esser egli il patriarca d'ogni altro rio, e [[Venezia]] la papessa d'ogni altra cittade, posso dir con verità ch'io godo de la più bella strada e de la più gioconda veduta del mondo. Io non mi faccio mai a le finestre ch'io non vegga mille persone e altrettante gondole su l'ora de i mercatanti. Le piazze del mio occhio deritto sono le Beccarie e la Pescaria; e il campo del mancino, il Ponte e il Fondaco de i tedeschi; a l'incontro ho il Rialto, calcato da uomini da faccende. Hocci le vigne ne i burchi, le caccie e l'uccellagione ne le botteghe, gli orti ne lo spazzo. (Da ''A messer Domenico Bolani, pp. 262-265)
*Essendo, signor mio, maggior la felicità del [[dono|donare]] che quella del ricevere, io ho caro fuor di modo che dal presente de gli scudi de la impresa e del saio di raso bianco che mi fate, nasca in voi il sommo grado de la consolazione. Ed è vostra gran ventura che tanto possa la vertù de la cortesia; perché facendo voi l'essercizio de la liberalità nel donar continuo, continuamente siete felice. Per la qual cosa farei ingiuria a la Signoria Vostra prolungandomi in ringraziarla di quello che, per avere accettato i suoi doni, merito di esser ringraziato io. (Da ''Al conte Guido Rangone'', p. 14)
*Io, per dono de la [[cortesia]] che mi ha legato con le catene de la gentilezza, dico che sete quella che mi pareva impossibile che voi foste; né mi curo più che mi si faccia fede de le grazie che celestemente vi fregiano, perché dove è la cortesia sono tutti i tesori e le stelle, e senza lei è nulla qualunque grado di vertù in donna o uomo sia. (Da ''A la signora Flaminia'', pp. 127-128)
 
==''Orlandino''==
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