Stefano Franscini
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Stefano Franscini (1796 – 1857), politico e pedagogista svizzero.
La Svizzera italiana
[modifica]- Arbedo (con Castiglione e Molinazzo, anime 627), grosso e benestante villaggio, notevole per la feracità delle viti e per l'amenità della situazione (circolo e distretto di Bellinzona). Di là tu domini collo sguardo la Moesa che si getta nel Ticino, ed hai in vista quasi tutti i villaggi della Riviera, e buon tratto del Bellinzonese. — Tra Arbedo e Castiglione si valica la Moesa sur un alto ponte che non appartiene alle nuove costruzioni. Ivi nel 1800 gli Austriaci, nella loro ritirata davanti a' Francesi, si arrestarono alcun poco sulla sinistra del fiume disputando il passaggio del ponte fintantoché si fossero messe in salvo le artiglierie e bagaglie che si trovavano in Bellinzona. — Tra il Molinazzo poi e Bellinzona mirasi, dipinta a rosso, la chiesa di San Paolo, dinanzi a cui riposano in tre tombe gli Svizzeri che in gran numero socombettero pugnando co' Lombardi del Carmagnola e del Pergola nella battaglia del 30 giugno 1422. (II, 2, p. 139)
- [Auressio] è la prima terra che si vegga cammin facendo in questa vallata, il cui ingresso è un bell'orrido. Sembra Auressio vicinissimo e attiguo a Loco, ma in realtà ne lo separa un precipizio della profondità d'alcune migliaja di piedi. Il suo territorio offre l'impronta della sterilità nell'erica o bruco che quasi per tutto lo ingombra. (II, 2, p. 142)
- BALERNA, ubertoso ed amenissimo paese di campi, gelseti e vitiferi colli [...]. Conta parecchie case civili, un palazzo vescovile, una bella collegiata con arciprete e numeroso capitolo. È terra di antiche memorie, e trovasi menzionata in documenti dell'undecimo e del duodecimo secolo. Vi si fabbricano mattoni d'eccellente qualità. Nell'alveo poi della Breggia, che ivi in età da noi lontanissima formava un laghetto e correva molto più alta, si trova pietra arenaria di finissima grana. (II, 2, p. 143)
- [Su Bedretto] Vi è inverno sei mesi dell'anno: per tre altri il freddo vince il caldo, e ne' tre mesi migliori (dalla metà di giugno alla metà di settembre) non è molto strano l'aver freddo e di mattina e di sera. [...] Tutto il fondo della valle va soggetto moltissimo ai devastamenti delle vallanche. Da una nota fornitaci da quel curato sig. Gius. Bianchi rileviamo che la più antica di cui sia fatto ricordo ne' libri parrocchiali avvenne la notte del 16 al 17 gennaio 1594: atterrò la chiesa, la casa del parroco ed altre e varie stalle. [...] La più recente sciagura accadde li 9 dicembre del 1825: sbucò di nuovo una vallanca del vallone presso la chiesa parrocchiale: una persona fu avviluppata ne' suoi vortici e perì miseramente. I cumuli della neve durarono in riva al Ticino e in vari luoghi sino verso gli ultimi del settembre successo ad una delle più calde estati. — Quella gente abitatrice di una contrada così infestata e malsicura è delle più gaje e liete che si conoscano. Ha pensato a sicurare il campanile facendolo costrurre a foggia angolare colla punta diretta a fendere la vallanca: la chiesa è bassa e rasente col tetto il pendìo del monte. (II, 2, pp. 145-147)
- [Su Bignasco] Fertile è il suolo e ricoperto di castagni e di viti. Ha un bel ponte sul torrente che scende da Val Bavone, e un altro sulla Maggia che vi cala da val Lavizzara. E per avventura il più bel villaggio del distretto. In quelle vicinanze scavasi pietra ollare con cui si fanno stufe. (II, 2, p. 158)
- [Sul passo San Lucio] Sul monte, da cui si cala a ponente in val Colla e a levante in val Cavargna, si celebra il 12 luglio la fiera e festa di san Lucio. La chiesuola, molto antica, è situata sul territorio lombardo: il luogo della fiera giace sullo svizzero, quindi banchi di venditori di tabacco, polvere da schioppo, coloniali e simili. Gli avventori sono per la massima parte carbonai e montanari. Frequentissime erano per lo passato le risse e i ferimenti, e non si voleva sopportar la vista di gendarmi pel mantenimento dell'ordine. La notte precedente alla festa una moltitudine di persone d'ambidue i sessi prendono stanza alla rinfusa dentro la chiesuola e sotto il portico di questa. (II, 2, p. 164)
- [Su Borgnone] Nelle sue vicinanze i viaggiatori ammirano la superba cascata di San Remo, — il ponte e l'altra cascata della pittoresca Richiusa, l'orrido aspetto de' dirupi circostanti alla cappelletta Delle Pene, — il magnifico sito del casolare Della Rosa, la vista del Finero giganteggiante all'estremità di val Canobbina, — e per giunta il grazioso colpo d'occhio di molti pascoli alpini e di selvose pendici di là della cappella di Vergummio. (II, 2, p. 165)
- [Su Camorino] L'attraversa e a quando a quando lo danneggia un ruscello che scende da' monti d'Isone; e si ha la tradizione di un'antica rovina di quasi tutto il paese. Sur un'altura si vede la chiesa di San Martino con una porta a grossolani bassi rilievi, pertinenti a tempi di molta vetustà. Vi si cavano pietre da fabbriche e da calce, e vi si fanno assai vini bianchi che superano in bontà quelli de' dintorni. (II, 2, p. 172)
- [Su Lionza] L'esposizione è a mezzodì ed abbonda di pascoli. Vi si raccoglie in abbondanza un vinetto atto a pasteggiare. Gli abitanti emigrano in Francia per esercitarvi i mestieri di vetraio, di sbianchino e di fumista; sono piuttosto agiati ed ospitali. (II, 2, p. 220)
- Riva e volgarmente Riva San Vitale, dalla bella chiesa a questo Santo dedicata, è un borgo che sorge all'estremità occidentale di un seno del Ceresio quasi di fronte a Capolago in suolo che ha del pantanoso, e che va soggetto alle inondazioni dal lago (anime 868). Abbonda di boschi cedui: ha fornaci da mattoni e tegole ed una da vasi. In altri tempi ebbe novero fra le comuni di spensierata amministrazione e si trovò con più di 60 mila lire di debito: ora ha posto fra le meglio ordinate, e non le mancano mezzi di istruzione primaria per i maschi e per le femmine. Ha la più ricca arcipretura del Cantone. Vanta a buon diritto la sua chiesa di Santa Croce, che è disegno del Pellegrino, e che possiede eccellenti pitture a fresco del Morazzoni, ad olio de' fratelli Procaccini: peccato che di alcune delle prime non siasi avuta tutta la bisognevol cura a guardarle dall'umidità e dalle intemperie! (II, 2, p. 295)
- [Su Sementina] L'ampio letto del torrente, rattenuto da grandiosi argini, divide questo villaggio da quello di Monte Carasso. L'uno e l'altro patirono immensi danni dalla straordinaria piena e alluvione del settembre 1829, lorquando il ponte fu atterrato, le campagne dell'una e dell'altra ripa sovverchiate da macigni e ciottoloni, e gli abitanti minacciati nelle proprie loro case. Prima d'allora la contrada potea dirsi un frutteto non meno ridente che ferace. La pazienza e la fatica hanno riparate in buona parte le funestissime conseguenze di quello straripamento. — Dal letto del torrentaccio si ha la vista di una cascata e di chiesuole e cappellette. Il volgo superstizioso assegna le deserte cime della valle di Sementina alle anime de' ricchi avari per luogo dove espiare le colpe commesse quaggiù a danno de' poveri. (II, 2, pp. 301-302)
Bibliografia
[modifica]- Stefano Franscini, La Svizzera italiana, volume II, parte 2, Tipografia di G. Ruggia e comp., Lugano, 1840.
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