Teoria della complessità

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Connessioni fra neuroni al microscopio, quale esempio di sistema complesso

Citazioni sulla Teoria della complessità, o Teoria dei sistemi complessi, branca della scienza che studia i sistemi dinamici composti da più sottosistemi che interagiscono tra loro tipicamente.

Citazioni sulla Teoria della complessità[modifica]

  • In questo senso possiamo giungere a dire che la nozione di complessità come nozione negativa si radica nella grande tradizione classica della riflessione sulla scienza. Questa tradizione, di cui Kant ha dato la strana verità, suppone uno spazio epistemologico chiuso in cui i principi dell'oggetto e le categorie del soggetto si corrispondono senza residui né attriti in modo tale che la questione di sapere se noi imponiamo in modo unilaterale le nostre categorie al reale, oppure se, al contrario, noi traduciamo secondo le nostre leggi i principi costitutivi di questo reale, viene definita indecidibile. (Isabelle Stengers)
  • L'Uomo si nutre di complessità e pensa che se potesse solo aggiungere uno o più pezzi di complessità, risolverebbe tutto.
    Questa è una trappola. (L. Ron Hubbard)
  • Ogni livello di sistema serve come un mattone per costruire il prossimo livello. Così un gruppo di cellule formerà un tessuto, e un gruppo di operai costituirà un team di lavoro, e così via per ogni livello e per ogni tipo di sistema complesso.
    Un fenomeno fondamentale di adattamento di questi sistemi è che essi si organizzano continuamente mentre imparano. (John Henry Holland)
  • Tutto ciò che vediamo intorno a noi è un sistema complesso, compresi noi stessi. Nel cervello o nell'organismo i neuroni o gli organi si scambiano di continuo messaggi che influenzano il loro funzionamento. Sistemi complessi sono anche le interazioni tra le persone protagoniste dell'economia e altrettanto un ecosistema con i vari organismi in azione o l'intero insieme della vita sulla Terra. (Giorgio Parisi)

Edgar Morin[modifica]

  • Nel campo della complessità vi è qualcosa di ancor più sorprendente. È il principio che potremmo definire ologrammatico. L'ologramma è un'immagine fisica le cui qualità (prospettiche, di colore ecc.) dipendono dal fatto che ogni suo punto contiene quasi tutta l'informazione dell'insieme che l'immagine rappresenta. E nei nostri organismi biologici, noi possediamo un'organizzazione di questo genere: ognuna delle nostre cellule, anche la cellula più modesta come può essere una cellula dell'epidermide, contiene l'informazione genetica di tutto il nostro essere nel suo insieme. Naturalmente solo una piccola parte di questa informazione è espressa in questa cellula, mentre il resto è inibito. In questo senso possiamo dire non soltanto che la parte è nel tutto, ma anche che il tutto è nella parte.
  • Quando parlo di complessità, mi riferisco al significato elementare della parola latina complexus, "ciò che è tessuto insieme". I componenti sono diversi, ma occorre guardare all'intera figura come un arazzo. Il vero problema (della riforma del pensiero) è che abbiamo imparato troppo bene a separarci. Meglio imparare a relazionarsi. Relazionarsi, intendo dire non solo stabilire una connessione da un estremo all'altro, ma stabilire una connessione che sia ad anello. Inoltre, nella parola "relazione", c'è il "re": è il ritorno del ciclo su sé stesso. Ma il ciclo è autoproduttivo.
  • Vi sono due difficoltà preliminari quando si voglia parlare di complessità. La prima sta nel fatto che il termine non possiede uno statuto epistemologico. Ad eccezione di Bachelard, i filosofi della scienza e gli epistemologi lo hanno trascurato. La seconda difficoltà è di ordine semantico. Se si potesse definire la complessità in maniera chiara, ne verrebbe evidentemente che il termine non sarebbe più complesso.

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