Tetsuo Hara
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Tetsuo Hara (1961 – vivente), fumettista giapponese.
Citazioni
[modifica]- L'immagine che avevo di Raoh, fratello maggiore che diventa il più grande nemico, all'inizio era semplicemente quella di un uomo enorme! [...] C'è voluto del tempo prima che arrivassi a strutturare il suo vero volto. Io, che amo accentuare la forza dello sguardo, guardavo al Rutger Hauer di "Blade Runner". Era Roy Batty, il fortissimo leader dei replicanti che riesce a mettere alle strette Harrison Ford, che aveva il ruolo del protagonista, Rick Deckard. Credo che lo sguardo intenso di Raoh derivi da quella sua figura.[1]
Da Speciale Tetsuo Hara
Intervista di Federico Colpi, Akromedia, 1995, pp. 6-8; riportato in hokutonoken.it.
- Il mio eroe preferito è tuttora Mad Max, il famoso serial cinematografico interpretato da Mel Gibson, per questa ragione ho creato Mad Fighter, un fumetto "fantamotociclistico" e, successivamente, Crash Hero, una storia di cui fui solo disegnatore.
- A differenza di altri lavori precedenti, Buronson, il mio sceneggiatore, mi ha lasciato grandi spazi per muovermi nel mondo che aveva ideato e nella caratterizzazione dei suoi personaggi. Per questa ragione c'è molto anche di mio in Kenshiro sebbene non sia una creazione mia.
- Senza dubbio Kenshiro è un eroe violento, ma soprattutto, e questo credo anche che sia uno dei motivi principali del suo successo, è un personaggio in cui tutti tendono ad identificarsi. Hokuto no Ken, più che un opera che inciti alla violenza, mi sembra al contrario un fumetto che la previene, offrendo al pubblico una valvola di sfogo dallo stress e dai soprusi di tutti i giorni.
- [...] cerco sempre [...] di disegnare i tizi che esplodono il più possibile simili a dei mostri, di modo che il lettore non possa pensare, vedendoli, che a fare quella fine siano dei veri esseri umani come lui...
Intervista di hokutonoken.it, 2007.
- Vado spesso al cinema e adoro i lavori di George Lucas e Stephen Spielberg, anche se ultimamente seguo soprattutto i film di Stallone e Schwarzenegger. Ho sempre desiderato disegnare a colori per calarmi in un fumetto come in un film, senza avere però i problemi tecnici di un regista. Sono affascinato dalle immagini in movimento e i miei fumetti sono per questo molto "cinematografici".
- In Ken il Guerriero ho voluto rappresentare la virilità dei combattimenti. Tra i personaggi prediligo Shu perché non è bello come tutti gli altri personaggi della storia, mentre la tecnica di combattimento che più mi ha affascinato è quella di Rey, ossia il colpo dell'Uccello d'Acqua di Nanto. La scena che mi è rimasta più impressa nella mente è senza dubbio quella con Shin, al termine del decimo episodio: forse perché chiude il primo capitolo delle avventure del maestro di Hokuto.
- I miei fumetti saranno sempre pieni di combattimenti. Nonostante le apparenze, non amo le crudeltà e cerco sempre di limitare la violenza gratuita per non ferire il lettore. Mi piace disegnare sia i buoni, sia i cattivi per non stancarmi con un solo tipo di personaggio, ma quando sono stanco non riesco a disegnare a lungo: i disegni ne risentirebbero!
Intervista di Stéphane Beaujan, komixjam.it, 11 agosto 2013.
- Durante la pubblicazione di Don Quijote ci siamo resi conto abbastanza rapidamente che la serie non aveva il successo che desideravamo. Alla quarta settimana di pubblicazione, il Signor Horie venne una sera nel mio studio, e dopo che il sake ebbe fatto il suo effetto eravamo tutti e due un po' brilli. A quel punto mi ha lanciato un libro dicendomi: "Tieni, sono andato a fare un giro nel quartiere dei venditori di libri a Tokyo e ho trovato questo. Non ti va di fare una storia sulle arti marziali cinesi? Questo è sui punti di pressione del corpo umano, dovremmo farne una storia dove i personaggi esplodono quanto vengono premuti, sarebbe geniale!" Ero abbastanza sconvolto: mi aveva chiesto di disegnare sul motocross, e mi ci ero impegnato senza troppo riflettere, e di punto in bianco mi si propose un altro genere! Ma non vi nascondo che all’inizio l’idea mi attirava. Sono sempre stato un fan delle arti marziali e dei personaggi come Bruce Lee. Poiché non ero tanto soddisfatto del manga a cui stavo lavorando ho preso al volo quest’occasione, e lanciammo questo nuovo progetto parallelamente alla conclusione del precedente. In quel momento ha avuto inizio Hokuto no Ken. Ma non vorrei vi faceste un’idea sbagliata su di me, non sono solito bere così tanto!
- Hokuto no Ken è soprattutto la storia di un eroe, di un salvatore che arriva a sconfiggere dei cattivi molto cattivi. Non c’è altra soluzione possibile che uccidere questi criminali e la serie è famosa per queste scene, perché l’eroe fa quello che è necessario fare. Per smorzare un pò questa violenza abbiamo creato una base di onomatopee e suoni grotteschi, ma apparentemente questi non sono stati utilizzati nella traduzione francese. Certe di queste onomatopee sono poi diventate parole molto famose in Giappone: tutti conoscono infatti la parola “Shibebu” che non vuol dire niente in particolare, ma che abbiamo inventato per indicare un’esplosione. Ha anche finito per entrare a far parte del linguaggio comune, e i giapponesi lo usano fra di loro scherzosamente quasi per dire “stai per esplodere“, sia tra adulti che tra bambini. Oltre alla sdrammatizzazione offerta, queste parole hanno permesso a Hokuto no Ken di essere apprezzato per la sua storia, ma anche per i suoi aspetti comici che hanno attirato un pubblico più vasto. Cosa che ci ha anche permesso di controbilanciare la serietà e la violenza dell’opera, permettendo che fosse presa per quello che realmente è, e apprezzata per questo. Tuttavia, ho sentito dire che la versione animata francese ha comunque subito un’edulcorazione attraverso il doppiaggio. Che fosse una cosa voluta o meno, è una cosa comunque successa, e il risultato finale non è pessimo. Aldilà dell’aspetto comico sdrammatizzante, volevamo anche sviluppare i numerosi aspetti della trama: le storie d’amore e di fratellanza, il percorso di sofferenza di Ken... Erano questi per tutti noi i temi principali di questa serie, non la violenza che allontanava parecchia gente. Anche in Giappone, comunque, abbiamo dovuto far fronte a gruppi di persone che si opponevano alla nostra serie, chiedendone un’interruzione prematura. Ma si tratta comunque di poca cosa rispetto a quanto è accaduto in Francia.
- [...] in passato, ero un grande fan di Bruce Lee da giovane, guardavo continuamente i suoi film. Avevo circa quindici anni quando è morto, e l’annuncio mi ha profondamente sconvolto. Mancava qualcosa nella mia vita e avevo un irrefrenabile bisogno di rilanciarmi in questo genere, per ritrovare lo stesso brivido e la stessa passione. Non trovando in alcun modo persone capaci di riempire questo vuoto mi sono detto che era mio compito farlo, ma non con un film, bensì con un manga. Quando divenni un professionista qualche anno dopo mi venne infine offerta questa possibilità. Bruce Lee fu promotore di un successo globale del genere dei film di arti marziali, ma come tutti i successi improvvisi era destinato a vedere scemare l’entusiasmo. Per me non poteva finire tutto in questo modo, e non ero il solo ad avere questo genere di sensazioni dopo la sua scomparsa; credo, che gran parte del pubblico ha compreso quello che volevo comunicare, si è rivisto nelle mie motivazioni, ed è questo a spiegare il successo di Hokuto no Ken.
- [...] Hokuto no Ken rappresenta tutto quello che avevo voglia di disegnare da giovane: uomini forti, combattenti carismatici, eroi nei quali vorremmo identificarci e assomigliare. Avevo cominciato da poco la mia carriera da professionista che già disegnavo il genere che desideravo. Come potete immaginare, dopo cinque anni passati su questa serie, ero talmente soddisfatto che non sapevo proprio cos’altro poter fare. Mi dissi che avevo già guadagnato molto denaro che mi sarebbe potuto bastare fino alla fine dei miei giorni. Poi, a un certo punto sono tornato alla realtà, e data la necessità di pagare le tasse dovevo continuare a lavorare!
Intervista di Luca Valtorta, repubblica.it, 27 ottobre 2025.
- Sono molto onorato di sapere che la mia opera ha avuto successo in Italia. Non saprei individuare un chiaro motivo, ma forse c'entra il fatto che in questo lavoro sono stati inseriti degli elementi che piacciono al pubblico italiano. Per esempio, l'influenza degli spaghetti western che guardavo insieme a mio padre quando ero piccolo. E poi mi piacevano gli attori di origine italiana come Al Pacino, Robert De Niro e Sylvester Stallone. Gli atteggiamenti di questi grandi attori o le loro espressioni facciali potrebbero essersi riflesse nei personaggi della mia opera.
- In particolare imparai molte cose dal maestro Fujio Akatsuka. E poi c'è stato Shotaro Ishinomori (vera icona pop e sci-fi con opere come Kamen Rider e Cyborg 009) e anche Tetsuya Chiba (uno dei padri del manga sportivo con Ashita no Joe) e Ryoichi Ikegami (con thriller-yakuza come Crying Freeman e Sanctuary). Non riuscivo a trattenere le risate davanti a un gag di Akatsuka. Fu proprio leggendolo che cominciai a capire quanto fossero interessanti e straordinari i manga.
- Le opere di Chiba mi hanno [...] insegnato il fascino dei personaggi e la profondità del dramma umano. Se i personaggi sono avvincenti, si muovono di propria iniziativa e portano avanti la storia.
- [...] da Ikegami ho imparato il fascino del gekiga. La sua capacità espressiva realistica è straordinaria e rende ogni personaggio affascinante. Per quanto riguarda il disegno e l'aspetto grafico ha proprio esercitato una forte influenza su di me.
- Mi piacevano molto Bruce Lee e Yusaku Matsuda e desideravo creare un nuovo personaggio combinando il loro stile. Parlai di loro con Horie e gli dissi anche che, come genere di combattimento, avrei voluto disegnare le arti marziali cinesi. Allora lui fece una ricerca nelle librerie di Jinbocho, un quartiere di Tokyo dove trovò dei libri sulla medicina tradizionale cinese che descrivevano punti di pressione capaci di curare o uccidere. Così mi propose l'idea degli "tsubo" che fanno esplodere un corpo umano e di usare una frase come "sei già morto". Questo fu il momento in cui nacque Hokuto no Ken.
- Da bambino frequentavo un asilo affiliato a una chiesa cattolica e anche durante le scuole elementari andavo in chiesa ogni domenica. Di conseguenza, penso che elementi cristiani come queste immagini si siano radicati in me. Avevo anche una zia cristiana che mi voleva molto bene e penso di essere stato influenzato dai suoi valori.
Intervista di Erika Sciamanna, movieplayer.it, 30 ottobre 2025.
- Stallone è uno dei riferimenti per la creazione di Kenshiro ma anche Bruce Lee e Yûsaku Matsuda. All'inizio della mia carriera avevo pubblicato un manga sul motocross, non andò molto bene e per il mio progetto successivo volevo rendere omaggio a quei due attori, volevo creare un protagonista che avesse le caratteristiche di entrambi, che li facesse in qualche modo rivivere su carta.
- Purtroppo da giovane ho visto situazioni di bullismo a scuola, non hanno riguardato me personalmente ma è da lì che ho preso ispirazione, ad esempio, per personaggi come Zeed: nel manga volevo una rivincita sconfiggendo quei prepotenti che nella vita facevano soffrire gli altri.
- Per avere un manga di successo [...] è indispensabile lavorare con un buon editor. Se guardiamo ai grandi manga di adesso c'è sempre un grande editor alle spalle.
Note
[modifica]- ↑ Citato in Ken il guerriero – Tetsuo Hara rivela a chi si ispirò per creare Raoh, 199xhokutonoken.wordpress.com, 13 aprile 2017.
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