Bob Dylan

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Bob Dylan nel 1991

Wonder Boys

  • Miglior canzone (2001)
Medaglia del Premio Nobel
Per la letteratura (2016)

Bob Dylan, all'anagrafe Robert Allen Zimmerman (1941 – vivente), attore, compositore, musicista e cantautore statunitense.

Citazioni di Bob Dylan[modifica]

  • Io accetto il caos, ma non son sicuro che lui accetti me.
I accept chaos, I am not sure whether it accepts me[1]
  • La musica tradizionale è basata su esagrammi. Proviene dalle bibbie, da epidemie e carestie, e gira intorno alla morte. (citato in Corriere della sera, 15 luglio 2006)
  • Ma che mi dici delle canzoni che canti sulla scena? Non sono che il modo in cui la mia felicità si dipana. (da 11 Outlined Epitaphs, 6)
  • Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra, certo, ma tanto il mondo è gestito da coloro che non ascoltano mai musica. (da Tarantula, traduzione di Andrea D'Anna, Feltrinelli, 2007)
  • Sì, sono un ladro di pensieri | ma non un ladro d'anime, prego | ho costruito e ricostruito | su ciò che è in attesa | perché la sabbia sulle spiagge | scolpisce molti castelli | su quel che è stato aperto | prima della mia epoca | una parola, un motivetto, una storia, un verso | chiavi al vento per aprirmi la mente |e per garantire alle mie idee da armadio un'aria da cortile. (da 11 Outlined Epitaphs)
  • Si inventavano delle cose che nessuno aveva mai tentato prima di allora. Usavano accordi assurdi, è vero, ma con le loro armonizzazioni ci stavano benissimo... Compresi subito che avevano talento... I Beatles hanno inaugurato una nuova era. (da un'intervista condotta dal biografo Anthony Scaduto, 1971[2])
  • Sono Bob Dylan soltanto quando devo esserlo», il resto del tempo sono me stesso. (citato in Corriere della sera, 15 luglio 2006)
  • [Alla domanda: «Perché ha smesso di cantare canzoni di protesta?»] Tutte le mie canzoni sono canzoni di protesta.[3]

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

The Freewheelin' Bob Dylan[modifica]

Etichetta: CBS Records, 1963, prodotto da John Hammond e Tom Wilson.

  • How many roads must a man walk down | Before you call him a man? (da Blowin' in the Wind, n. 1)
Quante strade deve percorrere un uomo | prima che lo si possa chiamare uomo?
  • Be', il mio telefono suonava, non si fermava. | È il presidente Kennedy che mi chiama. | Mi disse "Amico, Bob, di cosa abbiamo bisogno per far crescere il paese?" | Dissi, "Amico, abbiamo bisogno di Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren. | Il paese crescerà. (da I Shall Be Free, n. 13)
Well, my telephone rang it would not stop. | It's President Kennedy callin' me up. | He said, "My friend, Bob, what do we need to make the country grow?" | I said, "Man, we need Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren." | Country'll grow.

Another Side of Bob Dylan[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1964, prodotto da Tom Wilson.

  • Good and bad, I defined these terms quite clear, no doubt, somehow. Ah, but I was so much older then, I'm younger than that now. (da My Back Pages, n. 8)
Bene e male, ho definito questi termini abbastanza chiaramente, senza dubbio, in qualche modo. Ah, ma ero così vecchio allora, adesso sono più giovane.
  • You say you're lookin' for someone Never weak but always strong To protect you an' defend you Whether you are right or wrong Someone to open each and every door But it ain't me, babe No, no, no, it ain't me, babe It ain't me you're lookin' for, babe. (da It Ain't Me, Babe, n. 11)

Bringing it all back Home[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1965, prodotto da Tom Wilson.

  • Non hai bisogno di un meteorologo per sapere da che parte tira il vento.
You don't need a weatherman to know which way the wind blows. (da Subterranean Homesick Blues, n. 1)
  • Be', faccio del mio meglio | per essere come sono | ma tutti vogliono | che sia come loro.
Well, I try my best | To be just like I am, | But everybody wants you | To be just like them. (da Maggie's farm, n. 3)
  • Sa che non c'è successo come il fallimento, ed il fallimento non è per nulla un successo.
She knows there's no success like failure, and the failure's no success at all. (da Love Minus Zero/No Limit, n. 4)
  • Non chiedetemi nulla a proposito di niente, potrei solo dirvi la verità.
Don't ask me nothin' about nothin', I just might tell you the truth. (da Outlaw Blues, n. 5)
  • Posso assomigliare a Robert Ford, ma mi sento come Jesse James.
I might look like Robert Ford but I feel just like a Jesse James. (da Outlaw Blues, 1965)
  • Mi chiesero qualche garanzia, abbassai i pantaloni.
They asked me for some collateral and I pulled down my pants. (da Bob Dylan 115th Dream, n. 7)
  • Persino il presidente degli Stati Uniti qualche volta deve restare nudo.
Even the president of the United States sometimes must have to stand naked. (da It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding), n. 10)

Highway 61 Revisited[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1965, prodotto da Bob Johnston.

  • Come ci si sente a stare da solo senza sapere dove è casa, come un completo sconosciuto, come una pietra che rotola?
How does it feel To be on your own With no direction home Like a complete unknown Like a rolling stone? (da Like a rolling stone, n. 1)
  • Quando non possiedi nulla, non hai nulla da perdere.
When you got nothing, you got nothing to lose. (da Like a Rolling Stone, n. 1)
  • Il sole non è giallo, è vigliacco.
The sun is not yellow, is chicken. (da Tombstone Blues, 1965)

Blonde on Blonde[modifica]

Etichetta: Columbia Records, 1966, prodotto da Bob Johnston.

  • Per vivere al di fuori della legge, devi essere onesto.
To live outside the law, you must be honest. (da Absolutely Sweet Marie, n. 11)

Desire[modifica]

Etichetta: CBS Records, 1976.

  • Ecco la storia di "Hurricane", | l'uomo che le autorità incolparono | per qualcosa che non aveva mai fatto, | lo misero in prigione ma un tempo lui sarebbe potuto diventare | il campione del mondo.
Here comes the story of the Hurricane, | the man the authorities came to blame | for somethin' that he never done. | Put in a prison cell, but one time he could-a been | the champion of the world. (da Hurricane, n. 1)
  • Alle quattro del mattino fermano Rubin, | lo portano all'ospedale e gli fanno salire le scale. | L'uomo ferito lo guarda con occhi morenti | e dice: "Cosa lo avete portato a fare qui? Non è lui l'uomo!"
Four in the mornin' and they haul Rubin in, | take him to the hospital and they bring him upstairs. | The wounded man looks up through his one dyin' eye | says, "Wha'd you bring him in here for? He ain't the guy!" (da Hurricane, n. 1)
  • A Paterson è questo il modo in cui vanno le cose. | Se sei nero è meglio che non ti faccia vedere per strada | a meno che tu non voglia attirare l'attenzione.
In Paterson that's just the way things go. | If you're black you might as well not show up on the street | 'less you wanna draw the heat. (da Hurricane, n. 1)
  • Tutte le carte di Rubin erano segnate fin dall'inizio, | il processo fu una farsa, lui non ebbe mai una sola possibilità. | Il giudice fece apparire ogni testimone a favore di Rubin come un ubriacone, | per la gente bianca che osservava egli era un vagabondo rivoluzionario | e per i neri era solo un negro pazzo. | Nessun dubbio sul fatto che fosse stato lui a premere il grilletto. | E sebbene non abbiano ritrovato l'arma del delitto, | il Pubblico Ministero disse che era stato lui a compiere l'omicidio | e la giuria composta esclusivamente da bianchi fu d'accordo.
All of Rubin's cards were marked in advance, | the trial was a pig-circus, he never had a chance. | The judge made Rubin's witnesses drunkards from the slums | to the white folks who watched he was a revolutionary bum | and to the black folks he was just a crazy nigger. | No one doubted that he pulled the trigger. | And though they could not produce the gun, | the D.A. said he was the one who did the deed | and the all-white jury agreed. (da Hurricane, n. 1)

Infidels[modifica]

Etichetta: Sony, 1983, prodotto da Bob Dylan e Mark Knopfler.

  • Si sa che talvolta Satana viene come un uomo di pace.
You know sometimes Satan comes as a man of peace. (da Man of peace, n. 5)

Citazioni tratte dalle interviste[modifica]

[Riportate su Maggiesfarm.it, traduzioni di Michele Murino.]

  • I libri erano qualcosa di speciale, qualcosa di davvero speciale. Leggevo molte pagine ad alta voce e mi piaceva il suono delle parole, il loro linguaggio.
  • Non criticare quello che non puoi capire.
  • Per vivere senza leggi bisogna essere persone oneste.
  • Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.
  • Le macchine fotografiche mi fanno girare le palle. Non importa chi le usa, potrebbe essere anche un membro della mia famiglia; è che le macchine fotografiche mi danno delle sensazioni spaventose... rendono le persone spettri" (1990)
  • [Sull'armonica] La cosa è un po' vaga ma diciamo che a differenza di tutti io soffiavo più note di quante ne aspirassi. Ovviamente il modo corretto di suonare l'armonica blues era quello di Little Walter o Sonny Boy Williamson, i quali aspirano la maggior parte delle note; io invece di preferenza soffiavo, perché ero l'unico a fare una cosa del genere. Ecco come venne fuori il mio caratteristico sound di armonica e chitarra, che non avevo mai sentito fino ad allora: quasi per caso... (1978)
  • "Non consiglierei a nessuno di drogarsi, e per certo non di usare droghe pesanti; le droghe pesanti sono dei farmaci, ma l'oppio, l'hashish, l'erba... bè non sono neanche droghe. Ti alterano semplicemente un po' la mente, niente di più. Penso che tutti dovrebbero alterarsi un po' la mente, di tanto in tanto" (1966)
  • "In tutti i club circolava un sacco d'erba; era sempre stato facile trovarla in tutti i jazz club, e anche in quelli folk, e tutti i musicisti ne facevano uso... Quando vennero fuori gli allucinogeni, tutto sembrò diventare irrilevante, perché essi non avevano niente a che fare con il suonare o lo scrivere poesie... La gente si alterava il cervello e pensava di essere ciò che non era, che so, un uccello, un idrante, o chissà cosa" (1978)
  • [FOLK-ROCK]"Le cose mi andavano bene... Cantare e suonare mi davano una certa sicurezza, ma devo dire che stavo cominciando ad annoiarmi. Non potevo più salire sul palco e suonare in quel modo, perciò cominciai a pensare di abbandonare. Ormai andavo sul sicuro: sapevo cosa avrebbe fatto il pubblico, come avrebbe reagito – ormai era una cosa automatica... Quello che faccio adesso è tutta un'altra cosa. Non suoniamo rock, non è un sound duro. Certa gente lo chiama folk-rock, il che è un termine piuttosto semplicistico, buono forse per far vendere più dischi; per quel che mi riguarda, non so proprio di cosa si tratti, so solo che non può essere chiamato folk-rock. Rappresenta tutto un modo di fare le cose" (1965)
  • [GIORNALISTI]"Mi pongono sempre la domanda sbagliata, tipo: "Cos'hai mangiato per colazione?" o "Qual è il tuo colore preferito?", roba del genere. Vedi, i giornalisti che lavorano per i quotidiani sono soltanto scrittori in difficoltà, romanzieri frustrati, e sembrano sempre avere la tendenza ad appiccicarmi le più folli etichette. Hanno un sacco di idee preconcette su di me, e così io mi diverto a prenderli per i fondelli" (1965)
  • [INCIDENTE MOTOCICLISTICO]"Era mattina presto, molto presto, e mi trovavo in cima a una collina, a Woodstock. Non ricordo come accadde. Rimasi accecato dal sole... Stavo guidando controsole, e guardai in alto, anche se, ricordo, da piccolo qualcuno mi aveva detto di non farlo mai... Rimasi accecato per qualche secondo, o mi feci prendere dal panico, o qualcosa del genere, non so. Fatto sta che frenai bruscamente, la ruota posteriore si bloccò ed io volai per aria... Sara mi seguiva in auto, e così poté raccogliermi. Passai una settimana all'ospedale, poi venni trasferito a casa di questo dottore, nel suo attico. C'era un letto in quell'attico, e una finestra che dava sull'esterno. Sara rimase con me tutto il tempo" (1987)
  • [ISPIRAZIONE]"Un bel giorno del 1968, si fa per dire, le luci si spensero. Da allora ebbi più o meno una specie di amnesia... Mi ci volle un sacco di tempo prima di riuscire a fare in modo conscio quello che fino a quel momento avevo fatto inconsciamente" (1978)
  • "È difficile riuscire a essere liberi con una canzone – riuscire a farvi entrare tutto. Le canzoni hanno troppi limiti... Woody Guthrie una volta mi disse che le canzoni non devono essere tali, ma si sbagliava; devono avere una forma, per potersi adattare alla musica. Si possono modificare le parole e in parte anche la metrica, ma una struttura deve pur sempre esserci; ho raggiunto un maggiore grado di libertà con le mie canzoni più recenti, ma nonostante tutto mi sento ancora limitato. Ecco perché scrivo un sacco di poesie, se questa è la parola giusta per indicare ciò che scrivo; la poesia può creare da sé la propria forma" (1964)
  • "Ero terrorizzato dall'idea che non sarei vissuto a lungo, così scrivevo le mie poesie su qualunque cosa mi capitasse sottomano – le copertine dei miei album, di quelli di Joan, ovunque..." (1965)
  • "Non cominciai a scrivere poesie finché non ebbi terminato il liceo. Avevo diciott'anni o giù di lì quando scoprii Ginsberg, Gary Snyder, Phillip Whalen, Frank O'Hara e gli altri. Poi risalii indietro nel tempo, e cominciai a leggere i francesi, Rimbaud e Francois Villon" (1985)
  • Mi trovo a mio agio col blues perché la sua struttura è molto semplice e ti consente di dire quello che vuoi in maniera estremamente immediata. Bastano due frasi e anche solo la prima frase. È una forma piuttosto affascinante proprio a causa della sua estrema semplicità" (1989)
  • D: Si considera un cantante di protesta? Dylan: No. Quelli che canto io sono brani matematici (1965)
  • Credo che il mio principale idolo in scena, e perfino al di fuori della scena, il personaggio che mi ballava per la mente in continuazione, era Charlie Chaplin" (1962)
  • "Suono sempre come se nessuno là fuori avesse mai sentito parlare di me. Se non si fa così, si finisce per diventare un po' troppo sufficienti e non si riesce a capire il pubblico. Si comincia a dare per scontate troppe cose" (1989)
  • "Dopo che hai realizzato così tanti dischi, e gli anni continuano a passare, è come se a volte... proprio non capisci più se... beh, sto facendo ancora tutto questo perché voglio farlo, oppure perché è quello che ci si aspetta da me?" (1991)
  • "Avevo subito bisogno di un nome e ho scelto Dylan. Mi è venuto in mente così senza pensarci su troppo... Dylan Thomas non c'entrava affatto, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente. Ovviamente sapevo chi fosse Dylan Thomas ma non ho affatto scelto deliberatamente di riprendere il suo nome. Ho fatto più io per Dylan Thomas di quanto lui abbia mai fatto per me" (1968)
  • "Avevo sviluppato un autentico fanatismo per quello che desideravo fare e così, dopo essermi imparato circa duecento brani di Woody Guthrie ero andato a vederlo ed avevo aspettato il momento giusto per andarlo a trovare in un ospedale di Morristown, nel New Jersey. Avevo preso un pullmann da New York e poi mi ero seduto accanto a lui e gli avevo cantato le sue canzoni" (1984)
  • "Non sarò mai più capace di realizzare un disco migliore di questo. Highway 61 revisited è davvero troppo riuscito... Su quel disco c'è molto materiale di quello che mi piacerebbe ascoltare" (1966)
  • "Non sono stato io ad autodefinirmi "leggendario". È stato un appellativo che mi è stato buttato addosso da cronisti che volevano prendersi gioco di me, oppure che volevano avere qualcosa di nuovo da dire ai loro lettori. Ma è una definizione che mi è rimasta incollata addosso. Per me è stato importante arrivare al punto più basso di questa "leggenda" e scoprire che non ha la benché minima base realistica. Quello che conta davvero non è la leggenda, ma l'arte, l'opera. Un individuo ha il dovere di fare quello che è destinato a fare... Se si cerca di inscenare la propria leggenda, non si fa altro che creare dell'artificioso clamore"

"Sono passati anni ed anni dall'ultima volta che ho letto qualcosa che mi riguardasse. La gente può pensare quello che vuole, basta che mi lasci in pace. La fama non deve interferire con la mia strada e ognuno ha il diritto di avere una propria vita privata. Anche se Dio osserva tutti e quindi non esiste niente di davvero privato, non esiste niente che possiamo davvero nascondere. Più riesci a rendere evidente ogni cosa agli occhi del potere che ti ha creato, e meno la gente riesce a scoprire e conoscere di te" (1979)

  • [D. Qual è il suo autentico messaggio?] Dylan: Tieni la testa sulle spalle e portati appresso una torcia elettrica (1965)
  • "Quando ero ragazzo andare a New York era un po' come andare sulla Luna. Non è che potevi prendere un semplice aereo ed arrivarci. New York! Ed Sullivan, i New York Yankees, Broadway, Harlem... Allo stesso modo avresti potuto parlare della Cina: era un luogo in cui non andava molta gente, e dove comunque tutti quelli che ci andavano non ritornavano più" (1978)
  • "Chi c'è da ammirare oggi? Un qualche leader mondiale? E chi? In realtà potrei dire di ammirare parecchie persone. C'è un tizio che lavora in una stazione di servizio di Los Angeles – un vecchio; è quel tizio lo ammiro davvero. Cos'ha fatto? Una volta mi ha dato una mano a riparare il carburatore della mia auto..." (1986)
  • "Per essere un poeta non è necessario scrivere. Ci sono poeti che lavorano nelle stazioni di servizio. Non mi definisco un poeta perché non amo quella parola. Sono un artista del trapezio" (1965)
  • "Parlo per me stesso, non posso parlare per tutti gli artisti, ma sicuramente quello che dico è vero per molti di loro. Tu non sei mai soddisfatto di quello che hai fatto. C'è sempre qualcosa davanti a te che è dove tu stai andando, non è dove tu sei stato. È dove stai andando che importa e resti sempre da solo dopo che qualunque cosa che tu abbia creato è reso pubblico. Sai, è bello ma non puoi vivere sulle tue credenziali passate."

"La comunicazione di massa ha ucciso tutto. L'eccesso di semplificazione. Non so che progetto ci fosse dietro tutto questo. Comunque, ben presto la gente se n'è andata."

  • "Ora riesco a guardarmi indietro e vedere che devo avere scritto quelle canzoni "nello spirito". Come "Desolation Row" -- ci stavo giusto pensando l'altra sera. Non c'è una maniera logica con la quale riesci ad arrivare a versi come quelli. Non so come l'ho scritta. È solo venuta fuori attraverso me."
  • "I più grandi artisti che abbia mai visto dal vivo? Mi piace un sacco Charles Aznavour. L'ho visto negli anni sessanta alla Carnegie Hall e mi fece letteralmente impazzire. Andai lì con qualcuno che era francese.
  • "Nostalgia è sinonimo di morte"
  • "Hanno definito un sacco di mie canzoni politiche, ma non sapevano neanche cosa fosse politica; i politici non contano, sono gli uomini di affari dietro di loro. All Along the Watchtower, è forse la mia sola canzone politica"
  • "Vorrebbero usare le mie canzoni per varie compagnie di birra, profumi ed automobili. Mi hanno proposto quella roba. Ma, diamine, non le ho scritte per quel motivo. Non è mai stato il mio genere."
  • "Il processo di registrazione è molto difficile per me. Perdo l'ispirazione molto facilmente in studio, ed è davvero molto difficile per me pensare che sto per mettere in ombra tutto quello di buono fatto precedentemente. Mi annoio facilmente, e la mia missione, che incomincia molto ampia, si affievolisce dopo poche cose andate male ..."
  • Sapevo quando realizzavo qualcosa di buono. Per esempio, "Song to Woody", sul mio primo disco: sapevo che nessuno aveva mai scritto niente di simile prima"
  • "Ho visto cose stupefacenti quando ero bambino, poi basta. Quelle visioni sono state così forti che continuano a coinvolgermi ancora oggi. Producevano uno stato di meraviglia. Proiettavo me stesso verso ciò che avrei potuto fare, personalmente, umanamente, verso la creazione di ogni tipo di realtà. Sono nato e cresciuto in un posto così strano che bisogna esserci stati per poterlo immaginare."
  • "Credo che negli anni sessanta ci fosse "l'idea" che si poteva cambiare il mondo. Questa idea era più importante dell' azione concreta. La sensazione di poter agire era più importante che agire veramente. Oggi è essenzialmente questa idea che manca. Le idee sono una cosa molto potente. Le idee non possono essere uccise."
  • "Mito, leggenda vivente, «poeta elettrico». Me ne frego. E mi rompe pure un poco. Nel momento stesso in cui mi rifilano un'etichetta, è come se alzassero una barriera tra il pubblico e me." "Non lo prendo come un complimento. Per me le parole "leggenda" o "icona" non sono che sinonimi educati per "è stato fatto fuori".
  • "La pittura mi ha sempre appassionato. Per me un film è come un quadro vivente che esce da un muro. Se Michelangelo e Cezanne tornassero in vita, farebbero i registi."
  • "A Newport mi hanno persino cacciato di scena, a fischi, nel 1965 . Poi, mi ci sono abituato ai fischi. Ne ho ricevuti anche a Parigi e a Londra, nel '66. In fondo, credo che alla gente piaccia fischiare. Come a un incontro di catch."
  • Io non ho mai pensato che uno dei miei dischi potesse influenzare il corso delle cose. Se avessi voluto agire sulla società avrei fatto altre cose... Sarei stato ad Harvard o a Yale per diventare un politico o una roba del genere."

"Tutte le volte che canto Masters of war c'è qualcuno che scrive che si tratta di una canzone contro la guerra. Ma non c'è nessun sentimento contro la guerra in quella canzone. Io non sono un pacifista. Credo di non esserlo mai stato. Se presti attenzione alla canzone scopri che si tratta di quello che Eisenhower andava dicendo in merito ai rischi del complesso bellico-industriale nel nostro Paese. Credo profondamente che sia diritto di tutti difendersi in tutti i modi necessari."

  • "Mi chiedono perché ho scelto di chiamarmi Bob Dylan... Perché la gente cambia città, nazionalità, vita? Mi è venuto così, un giorno, diciamo che mi è caduto di bocca, che mi è piaciuto e me lo sono tenuto ma non c'è alcun rapporto col poeta Dylan Thomas. Assolutamente nessuno. Se fossi stato un fan di Dylan Thomas avrei cantato le sue poesie, o avrei scelto come nome Bob Thomas..."
  • "Perché vado sempre in giro con quegli occhiali neri? Non si tratta di una forma di aggressività. Al massimo di insicurezza. Credo di portarli soprattutto perché mi piace portarli."
  • "Penso che la politica sia uno strumento del Diavolo. Sia chiaro, penso che la politica uccida e non porti niente di vivo. La politica è corrotta, lo sanno tutti."
  • "L'insuccesso è preferibile al successo... perché l'insuccesso genera il successo, mentre il successo è un punto finale. Non ho mai avuto la sensazione di aver raggiunto il successo, e ne sono felice. Se avessi quella convinzione, non sarei qui. E da un sacco di tempo."
  • "Dove e come trovo il tempo per scrivere? Dovunque e comunque. Mi vengono continuamente idee e motivi di canzoni e annoto subito le mie idee. Non le annoto su quaderni ma su fogli staccati, come i giornalisti." (1978)
  • "Il mio amico più caro? Wow! Ecco una domanda che fa veramente pensare. Migiori amici? Cristo, se devo pensare a chi è il mio migliore amico penso che cadrò in una profonda e cupa depressione"
  • "Non c'è destra e non c'è sinistra. C'è la verità e c'è l'ipocrisia. Guardate la Bibbia: non sentite mai parlare di destra o di sinistra. Altri potranno avere idee diverse sulle cose ma io no, perché non sono tanto acuto. Detesto prendere la gente a bibbiate sulla testa ma è il solo strumento che conosco, l'unica cosa che rimane certa"
  • "Credo che le donne reggano il mondo e non credo ci sia un uomo che ha mai fatto qualcosa senza che una donna glielo abbia concesso o lo abbia incoraggiato a farlo".
  • "Cerco di scrivere canzoni il più tridimensionali possibile. Una canzone che sia unidimensionale o bidimensionale non resiste per molto tempo. È importante usare l'umorismo quando si può. Persino il rapper più violento utilizza un po' di humour".
  • "Ho sempre cercato di essere un individuo, uno con un suo punto di vista. Se ho provato a fare qualcosa, è probabilmente questa, a far capire a qualcuno che è possibile fare l'impossibile. E questo è tutto. Se ho mai avuto qualcosa da dire a qualcuno è questa: tu puoi fare l'impossibile. Tutto è possibile. È così. Nient'altro".
  • "Princìpi? I soli princìpi che puoi trovare sono i princìpi della Bibbia. Nel libro dei Proverbi, ce li trovi tutti"
  • [QUANDO SCRIVI?...]"...Non so. Certe cose mi arrivano come in sogno. Ma potrei scrivere un sacco di materiale appena te ne sei andato... magari su come sei vestito. Guardo le persone come se fossero dei concetti. Non le guardo come semplici persone. Intendo da un punto di vista di osservazione superficiale. Chiunque io osservi lo osservo come un'idea... l'idea di quello che questa persona rappresenta. Questo è il modo in cui io vedo la vita. Come una cosa utilitarista. Allora si escludono delle cose finché si arriva alla sostanza di quello che conta davvero.
  • "Penso che tutte le chiavi maggiori evochino una dimensione fantastica. E le chiavi minori una dimensione sovrannaturale. Trovo che il Sol maggiore sia la chiave della forza ma anche del dolore. Il Mi maggiore è la chiave della fiducia. Il La bemolle maggiore è la chiave della rinuncia"
  • "Il mito dell'artista morto di fame è solo un mito. I grandi banchieri e le giovani signore ricche hanno dato inizio a tutto questo. Vogliono solo tenere l'artista sotto controllo. Chi dice che un artista non può avere denaro? Guarda Picasso. L' artista che fa la fame di solito fa la fame perché quelli che sono intorno a lui sono troppo affamati. Non è necessario far la fame per essere un buon artista. Devi solo avere amore, intuito e un preciso punto di vista. E devi vincere la corruzione, senza compromessi, è una prerogativa del buon artista. Non importa se hai denaro oppure no. Guarda Matisse, era un banchiere. Comunque ci sono altre cose, oltre al denaro, che determinano la ricchezza e la povertà"
  • "Quando vado a vedere un film mi aspetto di venire commosso. Non vado al cinema solo per passare il tempo o perché il film mi mostri qualcosa che non conosco. Voglio essere commosso, perché questo è il senso dell'arte e anche il senso di tutti i grandi teologi. L'arte deve trascinarti via dalla tua sedia. Il suo compito è trasportarti da una dimensione all'altra"

Citazioni su Bob Dylan[modifica]

  • C'è una canzone di Dylan in particolare che ogni volta mi commuove e il cui senso mi sfugge sempre un po'. S'intitola Isis. Dylan l'ha scritta con Jacques Levy nel 1975, e l'ha inserita nel suo album Desire, pubblicato un anno più tardi. Parla — attraverso un io narrante — di un matrimonio e (subito) di una separazione; il marito fugge via (o è lei che lo ha cacciato?) e insieme a un tipo un po' misterioso va alla ricerca di un tesoro, ma le cose si mettono male: ci sono una morte, una sepoltura, molti rimpianti, e poi un ritorno e una riconciliazione. (Jhumpa Lahiri)
  • È stato lui il primo bianco ad affidare alla musica leggera un patrimonio di contenuti civili, una tradizione che apparteneva ai negri d'America. Una novità. E, nello stesso tempo, mi pare quasi che le canzoni di Bob Dylan siano esistite da sempre. Fossi della generazione di Dylan sarei sicuramente un suo grande fan, ma forse per quelli della mia sono state più importanti le canzoni di Guccini o di Vasco. (Alessandro Baricco)
  • [Bob Dylan e Bertolt Brecht] Entrambi hanno un messaggio: mettere fine alle cose come sono. Perfino in assenza di un qualsiasi contesto politico, le loro opere evocano, per un fuggevole momento, l' immagine di un mondo liberato e il dolore di un mondo alienato. (Herbert Marcuse)
  • Grazie a Dylan il mio '68 cominciò prima. Lo ascoltai la prima volta a casa di un professore universitario di economia, stalinista; io ero povero, coi pantaloni che non toccavano le scarpe perché erano di mio fratello più grande. C'erano tanti libri in quella casa, odore di incenso e una musica in sottofondo, una voce nasale che finiva in un'armonica... la moglie del prof mi invitò a ballare... Il più grande di tutti, ha messo in scena il common sense della nuova epoca. (Vincenzo Cerami)
  • Per quello che mi riguarda, la poesia è iniziata con Dylan e dopo di lui è cominciato il declino. (Philip K. Dick)
  • Si dice che Fabrizio sia il Dylan italiano, perché non dire che Dylan è il Fabrizio americano? (Fernanda Pivano)

Note[modifica]

  1. (EN) Dalle note di copertina di Bringing It All Back Home.
  2. Citato in Chris Ingham, Guida Completa ai Beatles, 2005, Antonio Vallardi Editore, p. 241. ISBN 8882119866
  3. Dal documentario No Direction Home: Bob Dylan (2005).

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