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Svjatlana Cichanoŭskaja

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Svjatlana Cichanoŭskaja nel 2020

Svjatlána Heórhieŭna Cichanóŭskaja (1982 – vivente), politica bielorussa.

Citazioni di Svjatlana Cichanoŭskaja

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Citazioni in ordine temporale.

  • [In riferimento al Nobel per la pace 2022 assegnato a Ales' Bjaljacki] Penso che ci sarà più attenzione agli abusi che si stanno verificando nel nostro Paese, temo che Bialiatski stia subendo molte punizioni in cella.[1]
  • Non è un esagerazione dire che la storia europea vive un suo momento chiave, il futuro dell'Europa si decide sui campi di battaglia in Ucraina e nella resistenza clandestina bielorussa... La questione è: noi europei difenderemo i diritti fondamentali e la libertà o lasceremo che le tirannie abbiano il sopravvento[2]

Dall'intervista di Xavier Colás, corriere.it, 26 agosto 2020.

  • La gente ha fiducia in me proprio perché non appartengo alla classe politica. Sono una persona normale, come tanti dei miei sostenitori. Io li capisco. In me ritrovano se stessi, uniti per lottare contro lo stesso individuo.
  • [Sulle proteste in Bielorussia del 2020-2021] Le nuove generazioni hanno viaggiato molto, hanno visto come si vive nei Paesi dove le autorità rispettano i cittadini. Il Covid-19, che Lukashenko ha negato a più riprese, ha stimolato la consapevolezza della gente. Non è successo all'improvviso, ma abbiamo capito di essere cittadini e di avere diritti. Non è normale finire in galera per difendere le proprie idee.
  • [«Come immagina il suo Paese tra cinque anni?»] Un paese più stabile sotto il profilo economico. Libero, ma anche con buoni salari. Un Paese dove le autorità non minacciano, ma collaborano con la gente. Come accade negli altri Paesi europei.

Dall'intervista di Giovanni Telesco, opiniojuris.it, 5 giugno 2021.

  • Oggi, decine di giornalisti sono in prigione, e la cinica distruzione del più grande canale di notizie indipendente del paese con l’arresto dei suoi impiegati. Noi chiediamo la fine delle repressioni e il rilascio di tutti i prigionieri politici. Per ottenere questo risultato è necessaria una forte pressione, sia interna che internazionale, sul regime.
  • Non sono incline a considerare Lukashenko come un potente. Credo sia un uomo disperato che ha realizzato che era giunto il momento di lasciare il potere, ma che non ha avuto il coraggio di privarsene.
  • Certamente, nessuno di noi può sentirsi al sicuro, e ci sono molte ragioni per aver paura. Tuttavia, sta ad ognuno di noi: arrendersi alla paura o superarla. La maggioranza dei bielorussi ha deciso di superare le proprie paure nel 2020, e questo ha cambiato profondamente il paese. Non è più possibile tornare indietro, come vorrebbe Lukashenko.
  • La posizione della leadership russa nel supportare un uomo che ha perso il consenso dei suoi cittadini, la riteniamo una scelta sbagliata.

Dall'intervista di Irene Soave, corriere.it, 26 febbraio 2022.

  • Il regime non vede l'ora che ci siano armi nucleari in Bielorussia, anche solo perché così rappresenterebbe un pericolo per tutta Europa. Ora la nostra attenzione è focalizzata sull'Ucraina, ma una cosa simile non può passare sotto silenzio. Se il referendum passa, da domani avremo armi nucleari sul nostro territorio.
  • Penso che i dittatori agiscano in questo modo motivati da un senso di impunità: credono che i Paesi europei e gli Stati Uniti non saranno in grado di imporre sanzioni severe, perché le economie sono troppo interdipendenti. E sanno che nei vostri Paesi democratici, dove la vita è meravigliosa, nessuno accetterebbe una guerra vera. Ma penso che sia giunta l'ora che la democrazia mostri i denti.
  • Capisco che ci sia dipendenza dal gas russo, le ragioni dell'economia... ma queste stesse ragioni saranno per sempre armi di ricatto. Siete popoli abbastanza forti da trovare delle risposte adeguate a queste questioni, anche con sacrifici se necessario. È in gioco la sicurezza, dell’Europa intera. Non ci abbiamo pensato abbastanza quando c’è stata l'annessione della Crimea, e ora eccoci.
  • I destini di Bielorussia e Ucraina sono interconnessi. Non c'è salvezza per l'una se non c'è libertà per l'altra. Certo, ci sono differenze. In Ucraina c'è stata la democrazia, gli ucraini si sono sentiti liberi davvero, hanno avuto ad esempio per un po’ un sistema dei media libero. Noi viviamo sotto una dittatura. Siamo più spaventati degli ucraini, e il nostro governo ha resistito più a lungo alla modernizzazione. E al processo di diventare un Paese davvero sovrano.
  • È evidente che Putin vuole che i nostri due Paesi [Bielorussia e Ucraina] tornino del tutto nella sua egida, ma giorno dopo giorno noi, gli oppositori, la gente, combattiamo perché questa sfera d'influenza resti dov'è: nel passato. Siamo ormai Paesi diversi, con culture diverse, con diverse lingue. Vorremmo andare avanti. Nel futuro.

Dall'intervista di Gianni Vernetti, repubblica.it, 21 marzo 2022.

  • Nel suo disperato bisogno di conservare il potere, Alexander Lukashenko ha svenduto la sovranità della Bielorussia a Putin, autorizzando l'uso del nostro paese per aggredire l'Ucraina.
  • Non ho dubbi che ciò che sta facendo la Russia in Ucraina possa essere considerato un crimine di guerra. In quanto complice e facilitatore di questa aggressione, Lukashenko condividerà con Putin lo stesso destino.
  • Se Lukashenko farà entrare la Bielorussia in guerra ci saranno diserzioni, rifiuti di eseguire gli ordini e pure rese spontanee di fronte all'esercito ucraino
  • Credo che la Bielorussia debba essere considerato come un Paese occupato de-facto da una potenza straniera e guidato da un governo illegittimo. Va richiesto il ritiro delle forze militari russe dal nostro Paese. Il cambiamento democratico in Bielorussia è strettamente legato al successo degli ucraini nella difesa dello propria indipendenza. Per questo continueremo a sostenere con tutte le nostre forze il popolo e il governo dell'Ucraina.
  • Non c'è alcuna possibilità che il regime di Putin e quello di Lukashenko possano sopravvivere a questo conflitto. I fatti di queste settimane hanno già dimostrato come entrambi i regimi di Russia e Bielorussia siano incompetenti, inefficaci e criminali. Il tempo non è dalla loro parte.

Dall'intervista di Massimiliano Coccia, linkiesta.it, 2 febbraio 2023.

  • In questo momento, in Bielorussia ci sono circa cinquemila prigionieri politici, di cui 1.443 ufficialmente riconosciuti come tali dalle organizzazioni per i diritti umani. Si tratta di persone di ogni estrazione sociale. Avvocati, medici, giornalisti, operai. Sono tanto diversi quanto la nostra popolazione: è una mini-Bielorussia in prigione. Ma hanno una cosa in comune: sono rimasti intrappolati nella macchina della repressione del regime. Forse si sono battuti per la giustizia, o forse hanno semplicemente pubblicato un post sui social media. Può essere che si siano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. A volte questi arresti e i cosiddetti processi possono essere del tutto casuali, ma hanno lo scopo di diffondere la paura tra il resto della popolazione in quella grande prigione che si chiama Bielorussia.
  • Lukashenko è un co-aggressore. Ha fornito il territorio per l’invasione delle truppe russe in Ucraina. Agisce insieme a Putin, hanno obiettivi comuni: mantenere il loro potere ad ogni costo. E insieme volevano far entrare le truppe bielorusse perché combattessero anche in Ucraina. L’unico motivo per cui non l’hanno fatto è il popolo bielorusso. Il popolo bielorusso non vuole combattere, perché in generale è contrario alle guerre aggressive come soluzione del problema e perché non considera l’Ucraina un nemico. Il popolo bielorusso non vuole combattere per gli interessi di due dittatori. E Putin e Lukashenko non sanno come si comporterà l’esercito bielorusso in una situazione del genere. Combatterà o passerà dalla parte degli ucraini? O si limiterà a rivolgere l’arma contro il dittatore? Nel 2020, il popolo bielorusso disse al dittatore Lukashenko “Vattene!”. Lukashenko ha resistito solo grazie a Putin.
  • I bielorussi non sono russi. I bielorussi rispettano le leggi internazionali e danno valore alla vita umana. Hanno valori europei. La sconfitta della Russia in questa guerra permetterà al popolo bielorusso di liberarsi dell’odiato regime. Pertanto, i bielorussi stanno facendo tutto il possibile per indebolire entrambi i regimi. Questa guerra è la nostra guerra contro un’alleanza di dittatori.

tg24.sky.it, 1º marzo 2023.

  • Lukashenko non è il presidente, lui ha perso le elezioni, quindi non rappresenta la Bielorussia. Adesso sta minacciando il popolo bielorusso, è colpevole anche lui di questa guerra.
  • A Lukashenko non interessa il popolo russo o ucraino, lui non vuole perdere l'appoggio di Putin.
  • Il dispiegamento delle armi nucleari in Bielorussia è contrario alla nostra Costituzione. È una minaccia nucleare per il nostro Paese, abbiamo chiesto al mondo di impedire quel dispiegamento. I dittatori possono fare qualunque cosa vogliano, ma Putin spero capisca cosa vorrebbe dire usare armi nucleari. Il fatto che continui a minacciarci è un ricatto alla comunità internazionale, per controllare l'opinione pubblica. Non credo le userà, ma non possiamo escluderlo.
  • Il nostro popolo non vuole lottare contro gli ucraini, sono amici. I media alternativi sono stati messi a tacere, la propaganda vuole influenzare i bielorussi. Ma loro sanno chi sono i colpevoli di questa guerra.
  • Stiamo combattendo fianco a fianco con gli ucraini, i bielorussi stanno aiutando gli ucraini fuggiti. Noi vogliamo essere parte della famiglia europea, paghiamo un prezzo alto per questo.
  • Chi si oppone a Lukashenko rischia 20 anni. Le condizioni in prigione sono aberranti. Il regime li umilia fisicamente e moralmente. Le persone in carcere si stanno facendo forza, credono in noi. Non dobbiamo tradire chi ha perso la libertà per una Bielorussia migliore.

Dall'intervista di Rosalba Castelletti, repubblica.it, 26 gennaio 2025.

[Sulle elezioni presidenziali in Bielorussia del 2025]

  • Chiamiamo questo rituale "operazione elettorale speciale" perché non c'è stata campagna elettorale e non ci sono osservatori né candidati indipendenti. È una formalità. Lukashenko nominerà Lukashenko. Tutti i leader dell'opposizione sono in prigione o in esilio e i quattro candidati che partecipano a questa farsa sono membri del "Lukashenko Fan Club". L'unica competizione tra loro è per chi sia il più leale.
  • Per Lukashenko il 2020 è un trauma ancora vivo. Ha paura del suo popolo. Ha paura di una nuova rivolta.
  • Il 2020 ha unito la popolazione, l'ha resa più consapevole politicamente e più solidale. Certo, con la guerra in Ucraina, la Bielorussia è diventata complice di Mosca. Bisogna però distinguere tra regime e popolo. È Lukashenko ad averci reso dei paria. Esercita una repressione staliniana. Nessuno ne conosce le regole. Cosa può o non può fare, se può parlare o meno la lingua bielorussa, cantare canzoni ucraine o quali colori può indossare. Con quale pretesto potrà essere arrestato. E il regime cerca nuovi modi per perseguire anche noi diaspora attiva: mette i nostri nomi nel registro dell'Interpol come estremisti e terroristi o non rilascia più passaporti all'estero. La brutalità è a livelli mai visti: dentro, torture e umiliazioni; fuori, il dirottamento di aerei e la crisi migratoria al confine. Ma questa brutalità non fa che consolidare la società. L'onda è inarrestabile. Per questo continua la repressione. Se cessasse, la gente tornerebbe in piazza.
  • Per un sostegno irrisorio, Putin può usare le nostre infrastrutture e le nostre terre a suo piacere per ricattare i Paesi occidentali. Soldati e missili russi sono già presenti sul nostro territorio. È in pericolo la nostra indipendenza. Ecco perché dobbiamo rafforzare la nostra identità nazionale. Quando verrà il momento del cambiamento, le alternative saranno due: o una Bielorussia satellite di Mosca o una Bielorussia democratica ed europea. Per questo è importante che, quando quel momento verrà, le forze democratiche bielorusse siano forti e abbiano alleati e concrete prospettive europee. Tra Russia ed Europa scegliamo l'Europa perché la Russia è sottomissione, guerra, povertà e l'Europa è pace, sicurezza e investimenti.
  • Come si possono "graziare" degli innocenti? Le parole proprie di una democrazia hanno un significato diverso in dittatura. Il "rilascio", possiamo chiamarlo così, di alcuni prigionieri politici e la diffusione di foto o video di altri, non segnano una svolta. Sono cinici stratagemmi per manipolare l'opinione pubblica interna e internazionale.
  • Almeno 60mila innocenti sono passati dal carcere dal 2020 a oggi. I prigionieri politici riconosciuti sono circa 1.300. Ma il loro numero reale è più alto. Molti non vogliono essere dichiarati prigionieri politici perché le condizioni di detenzione sarebbero più dure: umiliazioni, torture, privazione del cibo, dell'acqua e, per le donne, dei servizi igienici. E almeno sei detenuti politici sono in stato "incommunicado", privati di contatti col mondo esterno.
  • L'importante è che gli Usa e l'Europa capiscano che finché Minsk resterà nell'orbita di Mosca, continueranno i ricatti, le minacce, le provocazioni, l'instabilità e il dispiegamento di armi nucleari. Perciò non si può negoziare la pace in Ucraina, tralasciando la Bielorussia o consegnandola a Putin come premio di consolazione. Per garantire la pace e la sicurezza in Europa, ci vuole una Bielorussia democratica.

Dall'intervista di Rosalba Castelletti, repubblica.it, 5 luglio 2025.

  • Lukashenko non fa che sognare, anche la notte, che si smetta di parlarne [dei 1.200 detenuti politici in Bielorussia].
  • Per ogni detenuto che [Aljaksandr Lukašėnka] rilascia, ne sbatte in carcere due. Le scarcerazioni non sono frutto della sua buona volontà, ma il risultato della posizione univoca e coerente dei nostri alleati, delle sanzioni dei governi e del sostegno delle società democratiche. Lukashenko sa di essere debole. I bielorussi non lo sostengono e per l'Occidente è un criminale di guerra. Indossa una maschera per fingersi più umano, ma recita. Spera così di convincere l'Occidente ad andargli incontro. Scende a compromessi per trovar spazio nelle trattative sull'Ucraina.
  • Senza una Bielorussia indipendente e sovrana, non ci sarà sicurezza nella regione. Perciò chiediamo ai nostri partner occidentali di garantire all'Ucraina tutte le risorse di cui ha bisogno per sconfiggere la Russia. La vittoria di Kiev darà una nuova finestra di opportunità alla Bielorussia e ad altri Paesi dello spazio post-sovietico: Moldavia, Georgia, Armenia... È fondamentale perché ci sia un cambiamento.
  • Finché Lukashenko manterrà il potere di cui si è appropriato illegalmente, opererà non nell'interesse dei bielorussi, ma di Vladimir Putin.

Dall'intervista di Gabriella Colarusso, repubblica.it, 12 dicembre 2025.

  • La pace in Ucraina deve essere giusta e duratura: non stiamo negoziando solo sull’Ucraina, ma sul futuro della democrazia e della sicurezza in Europa. Se non fermeremo la Russia, impedendo che i confini vengano cambiati con la forza, questo li incoraggerà e andranno oltre.
  • Chi sostiene che l’Ucraina debba sacrificare i propri territori sottovaluta le conseguenze di tali decisioni. I paesi baltici erano sotto occupazione russa. Metà della Germania un tempo era sotto il controllo della Russia. Quindi, qual è l’intenzione di Putin? È molto importante che Mosca non vinca politicamente questa battaglia perché sarebbe un’enorme umiliazione per tutto il mondo democratico.
  • [«Il Cremlino assicura di non voler attaccare l’Europa».] Non ci si può fidare dei dittatori. I russi stanno già testando la guerra ibrida sul territorio europeo, creando confusione su cosa è vero e cosa non lo è. Le persone iniziano a credere che se accontentiamo Putin, lui non ci toccherà. Ma anche l’immagine di una Russia forte e potente non è vera. Hanno armi nucleari con cui terrorizzano i Paesi europei, ma la Russia è un Paese diviso, che vive in povertà.
  • Zelensky non rifiuta le elezioni e rispetto profondamente il presidente ucraino perché si rende conto che il potere non dipende da una sola persona. Se la Russia pensa che gli ucraini sceglieranno qualcuno più filo-russo, con minori principi, si sbaglia.
  • La repressione in Bielorussia continua, gli arresti puntano a silenziare i tanti che continuano a fare resistenza anche nella clandestinità. Bisogna continuare a fare pressione sul regime, ma dobbiamo anche capire che il destino del nostro Paese dipende dall’esito della guerra in Ucraina: se permetteremo alla Russia di vincere, significherà altri decenni di status quo per la Bielorussia. Potremo dimenticare la democrazia nel nostro Paese per molti anni a venire. E lo stesso toccherà all’Armenia, alla Georgia e alla Moldavia.

Dall'intervista di Filippo Santelli, repubblica.it, 23 gennaio 2026.

[Sul Board of Peace]

  • Noi sosteniamo ogni genuina iniziativa per portare la pace nel mondo. Ma invitare Lukashenko non ha alcun senso, perché un leader illegittimo, che intimidisce il suo popolo e minaccia i vicini non può portare pace. Si è agitato molto per entrarci, perché cerca di uscire dall’isolamento e avere legittimità.
  • È stato creato per Gaza, e magari lì potrà anche avere successo. Ma per risolvere i conflitti non servono grandi tavoli, servono piccoli tavoli che rappresentino davvero gli interessi dei popoli coinvolti. Che cosa c’entra Lukashenko con Gaza?
  • È chiaro che per avere la pace ci vuole un accordo tra chi combatte. Ma non distinguere più tra aggressore e vittima, perdere l’Ucraina o consegnarne una parte a Putin, normalizzerebbe l’azione di chi usa la forza e invade un altro Paese. Può aiutare a fare la pace, ma non sarebbe né una pace giusta né duratura.

Note

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  1. Citato in Monica Ricci Sargentini, Arrestato 25 volte. Il motto: «Urlate le vostre ragioni», Corriere della Sera, 8 ottobre 2022.
  2. Citato in Tikhanovskaya, in Bielorussia in gioco il futuro dell'Europa, ansa.it, 22 febbraio 2023.

Voci correlate

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