Utente:AssassinsCreed/SandboxEinstein

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Pensieri di un uomo curioso[modifica]

  • Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo.[fonte 1] (p. 31)
  • Cento volte al giorno mi viene in mente che la vita interiore ed esteriore dipende dalle fatiche dei contemporanei e da quelle dei loro predecessori; io devo sforzarmi di ricambiare, in ugual misura, ciò che ho ricevuto e ancora ricevo.[fonte 2] (p. 32)
  • Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto.[fonte 3] (p. 34)
  • Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.[fonte 4] (p. 34)
  • Se tornassi giovane e dovessi decidere come guadagnarmi la vita, non cercherei di diventare uno scienziato, uno studioso o un insegnante. Sceglierei piuttosto di fare l'idraulico o lo straccivendolo, nella speranza di trovare un minimo di indipendenza, quel poco che nelle attuali circostanze è ancora possibile.[fonte 5] (p. 36)
  • Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della fantasia mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta.[fonte 6] (p. 37)
  • La scuola deve far sì che un giovane ne esca con una personalità armoniosa e non ridotto a uno specialista.[fonte 7] (p. 70)
  • Finché ci saranno gli uomini, ci saranno le guerre.[fonte 8] (p. 94)
  • Chi ha cari i valori della cultura non può non essere pacifista.[fonte 9] (p. 98)
  • Il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e di crudeltà.[fonte 10] (p. 99)
  • Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell'umanità.[fonte 11] (p. 102)
  • Non sono mai stato comunista, ma se lo fossi stato non me ne vergognerei.[fonte 12] (p. 105)
  • Credo nel Dio di Spinoza che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.[fonte 13] (p. 110)
  • La scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca.[1] (p. 115)
  • Leggo spesso la Bibbia, ma il suo testo originale mi è rimasto inaccessibile.[2][fonte 14] (p. 116)
  • Non cerco di immaginare un Dio; mi basta guardare con stupore e ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati.[fonte 15] (p. 119)
  • Non ho mai attribuita alla Natura un'intenzione o uno scopo o qualsiasi altra cosa che possa essere interpretata in chiave antropomorfica. Quel che vedo nella natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta, e che dovrebbe riempire di un senso di umiltà qualsiasi persona razionale. È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo.[fonte 16] (p. 119)
  • La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore e infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile.[fonte 17] (p. 121)
  • Più la teoria dei quanti ha successo e più sembra una sciocchezza.[fonte 18] (p. 123)
  • In tal caso mi spiacerebbe proprio per il buon Dio: la teoria è giusta![3][fonte 19] (p. 124)
  • La geometria, quando è certa, non dice nulla del mondo reale, e quando dice qualcosa a proposito della nostra esperienza, è incerta.[fonte 20] (p. 125)
  • Il Signore è sottile, ma non malizioso.[fonte 21] (p. 125)
Raffiniert ist der Herr Gott, aber boshaft ist Er nicht.
  • Lo scienziato trova la sua ricompensa in ciò che Henri Poincaré chiama la gioia della comprensione, e non nelle possibilità applicative delle sue scoperte.[fonte 22] (p. 128)
  • I concetti della fisica sono libere creazioni della mente umana e non sono, comunque possa sembrare, unicamente determinati dal mondo esterno.[fonte 23] (p. 130)
  • Non preoccuparti delle tue difficoltà in matematica; posso assicurarti che le mie sono ancora maggiori.[fonte 24] (p. 131)
  • Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere.[fonte 25] (p. 141)
  • Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un'amara delusione.[fonte 26] (p. 142)
  • L'amore porta molta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore.[fonte 27] (p. 145)
  • L'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità... Il fatto che sia comprensibile è un miracolo.[4][fonte 28] (p. 147)
  • Mi fa orrore quando una bella intelligenza è abbinata a una personalità ripugnante.[fonte 29] (p. 152)
  • La vecchiaia ha i suoi momenti belli.[fonte 30] (p. 154)
  • Il matrimonio è il tentativo fallimentare di trasformare un caso in qualcosa di duraturo.[fonte 31] (p. 157)
  • La morale non ha niente di divino; è una faccenda puramente umana.[fonte 32] (p. 158)
  • Gli oggetti banali ai quali tendono gli sforzi degli uomini – il possesso dei beni, il successo apparente, il lusso, mi sono sempre sembrati disprezzabili.[fonte 33] (p. 163)
  • La saggezza non è un prodotto dell'istruzione ma del tentativo di acquisirla, che dura tutta la vita.[fonte 34] (p. 164)
  • È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.[fonte 35] (p. 166)

Aggiunte nelle successive edizioni della versione in lingua inglese

Da Ultimate Quotable Einstein, 2010

  • Ho sempre amato la solitudine, una caratteristica che tende ad accentuarsi con l'età.
I [haved] always loved solitude, a trait that tends to increase with the age. (p. 57)


  • Io appartengo all'unica razza che conosco, quella umana.[5]
  • Ogni persona è un genio. Ma, se giudichi un pesce dalla sua capacità di scalare un albero, passerà tutta la sua vita pensando di essere stupido.
  • Per perdere la testa, bisogna averne una.

Note[modifica]

  1. Cfr. Immanuel Kant, Critica della ragion pura: «Senza i sensi non sarebbe a noi posto alcun oggetto, e senza l'intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto sono vuoti, le rappresentazioni visive senza idee sono cieche.»
  2. Riferito al fatto che non conosceva l'ebraico.
  3. In risposta alla domanda di uno studente su cosa avrebbe detto se la teoria della relatività generale non fosse stata confermata dalle misurazioni astronomiche.
  4. Parafrasata spesso in «La cosa più incomprensibile dell'universo è che esso sia comprensibile».
  5. Quando nel 1933 sbarcò negli Stati Uniti per trasferirvisi definitivamente, rispose così in un modulo da compilare datogli dai funzionari portuali di New York, che chiedeva a quale razza appartenesse. La citazione è riportata spesso in Italia, ma appare dubbia. Nel 1921 scrisse ebreo, come riportato dal sito ellisisland.org: vedi qui.

Fonti[modifica]

  1. Da un discorso in Sorbona alla Società filosofica francese, 6 aprile 1922.
  2. Da What I believe, Forum and Century, 84, 1930, pp. 193-194; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, p. 17.
  3. Aforisma del 1945 o 1946, Archivio Einstein 36-570.
  4. Da una lettera a Carl Seelig, 11 marzo 1952, Archivio Einstein 39-013.
  5. Al Reporter Magazine, 18 novembre 1953; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 613.
  6. Ricordato da un amico in occasione del centenario dalla nascita di Einstein, 18 febbraio 1979; citato in Einstein and the Humanities, a cura di Dennis P. Ryan, Greenwood Press, New York, 1987, p. 125.
  7. Da un discorso ad Albany, New York, 15 ottobre 1936.
  8. Da una lettera a Philippe Halsmann, 1947.
  9. Da un manuale sul pacifismo, Die Friedensbewegung, 1922.
  10. A Paul Hutchinson, direttore del Christian Century, luglio 1929; citato in Einstein on Peace, a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 98.
  11. Da una dichiarazione a G.S. Viereck, 1921.
  12. Da una lettera a Lydia B. Hewes, 10 luglio 1950; Archivio Einstein 59-984.
  13. Da un telegramma a un giornale ebraico, 1929.
  14. Da una lettera a H. Friedmann, 2 settembre 1945.
  15. Da una lettera a S. Flesch, 19 aprile 1954; Archivio Einstein 30-1154.
  16. Del 1954 o 1955; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 39.
  17. Citato nel necrologio del New York Times, 19 aprile 1955.
  18. Da una lettera a Heinrich Zangger, 20 maggio 1912.
  19. Nel 1919, Archivio Einstein 33-257.
  20. Da una conferenza all'Accademia prussiana delle scienze, 27 gennaio 1921.
  21. Da una battuta rivolta a Oscar Veblen alla Princeton University nel maggio 1921.
  22. Dall'epilogo a Max Planck, Where Is Science Going?, Norton, New York, 1932, p. 211.
  23. Da The Evolution of Physics, con L. Infeld, 1938.
  24. Dalla lettera alla studentessa liceale Barbara Wilson, 7 gennaio 1943.
  25. Dalla risposta alla domanda dei redattori di Youth, citato nel New York Times, 20 giugno 1932.
  26. Da una lettera a L. Lee, 16 gennaio 1954.
  27. Da una lettera a Marie Winteler, 21 aprile 1986.
  28. Da Physics and Reality, Franklin Institute Journal, 221, n. 3, marzo 1936.
  29. Da una lettera a Jakob Laub, 19 maggio 1909.
  30. A Margot Einstein; citato in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 298.
  31. Citato da Otto Nathan, 10 aprile 1982 in un'intervista pubblicata in Jamie Sayen, Einstein in America, Crown, New York, 1985, p. 80.
  32. Da Mein Weltbild, Querido Verlag, Amsterdam, 1934; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, p. 40.
  33. Da What I Believe, Forum and Century, n. 84, 1930, pp. 193-194; ristampato in Ideas and Opinions, Crown, New York, 1954, pp. 8-11.
  34. Da una lettera a un ammiratore, 22 marzo 1954; citato in Albert Einstein, the Human Side, a cura di Helen Dukas e Banesh Hoffman, Princeton University Press, 1979, p. 44.
  35. Da una lettera a Jeremiah McGuire, 24 ottobre 1953; Archivio Einstein 60-483.

Bibliografia[modifica]

  • Albert Einstein, Pensieri di un uomo curioso (The Quotable Einstein), a cura di Alice Calaprice, prefazione di Freeman Dyson, traduzione di Sylvie Coyaud, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-47479-3
The Ultimate Quotable Einstein, a cura di Alice Calaprice, prefazione di Freeman Dyson, Princeton University Press, 2010. ISBN 978-0-691-13817-6