Valérie Tasso

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Valérie Tasso (1969 – vivente), scrittrice francese.

Diario di una ninfomane[modifica]

Incipit[modifica]

Ho perso la verginità il 17 luglio 1984, alle 02.46.50 di mattina. A quindici anni, un momento così non lo si dimentica più.
È successo durante una vacanza a casa della nonna della mia amica Emma, in un paesino di montagna.
Mi era piaciuto subito quel posto che sapeva di eternità, e la compagnia di ragazzi che frequentavamo. Uno solo, però, aveva attirato la mia attenzione: Eduard.
La casa della nonna aveva un giardino incantevole e si trovava proprio accanto a un torrente che offriva refrigerio dalla calura estiva. Davanti c'era un prato di erba alta oltre un metro, tipica delle zone in cui piove molto. Emma e io passavamo interi pomeriggi lì nascoste, sdraiate, a chiacchierare con i ragazzi, schiacciando l'erba con il peso dei corpi, che l'adolescenza stava facendo sbocciare. Di notte, scalavamo i muri della casa per raggiungere i ragazzi e flirtare con loro.
A Emma non l'ho mai raccontato. Una notte, Eduard mi aveva portata a casa sua. Mi ricordo di non aver sentito nulla, solo una gran vergogna per non aver perso sangue, insieme alla sensazione strana di aver fatto pipì a letto. Ero uscita da casa sua coperta dal rumore dello sciacquone, che avevo tirato per dissimulare i miei passi sulla scala.
Ho rivisto Eduard undici anni dopo, a Parigi, durante una conferenza organizzata in un hotel. Ci siamo chiusi nel bagno degli uomini, cercando di rivivere il feeling che avevamo provato più di un decennio prima, forse per la paura di crescere o per nostalgia. Ma non era la stessa cosa, e ancora una volta, il rumore dello sciacquone ha annunciato che uscivo, stavolta per sempre, dalla sua vita.

Citazioni[modifica]

  • Ero una fattucchiera e andavo alla ricerca di maghi Merlino in ogni angolo della città, gente in gamba, amanti, con le venuzze sexy che si disegnavano sotto la pelle. Uomini di cui potessi percepire i palpiti. Esseri in grado di sentire la penna sulla carta ed emozionarsi per una macchia d'inchiostro su una pagina bianca. Maschi che vedevano, come me, le particelle di cui è composta l'aria, e sapevano coglierne i diversi colori. [...] So che, in fondo, quella ricerca era la manifestazione di malattie terribili: il silenzio, la solitudine, la mancanza di comunicare.
  • Ho capito che la gente ha bisogno di dare un nome alle cose, di semplificarle con le parole, pensando così, a torto, di poterle capire. Io, invece, ho preso l'abitudine di comunicare sempre meno con le parole e sempre più con il corpo. Se volete darmi un nome, non mi interessa. Sappiate però che in realtà io sono una ninfa. Una Nereida, una Driade. Semplicemente una ninfa.
  • Ricordati, come dicevano in un film, una donna senza istruzione ha due strade aperte nella vita: il matrimonio o la prostituzione che, in definitiva, è lo stesso.
  • Ho una mia teoria su cosa accade quando si muore. Siamo energia pura e, nel momento della morte, tutti gli atomi che ci compongono si mescoleranno al resto dell'Universo. La nostra energia personale finirà per mischiarsi con l'energia del Cosmo. Né paradiso, né inferno. Siamo particelle del Cosmo, o semplicemente il Cosmo intero. È così che mi sento quando faccio l'amore. Sento un mix di energia con l'altra persona, che mi fa viaggiare e fondere con il Cosmo. L'energia del mio orgasmo è una piccola parte di me che si stacca per mescolarsi con l'Universo e quando alla fine giaccio spossata torno al mio stato umano. È un viaggio siderale delle mie cellule che vanno a disperdersi per sempre, prigioniere di un vortice di energia, che non riesco a dominare e che mi attrae sempre. Ecco perché ogni volta desideriamo ripetere l'esperienza. Per capirla meglio. Eppure io non arrivo mai a comprenderla. È una piccola morte che cerco ogni volta di addomesticare. Tra l'altro, è l'espressione con cui noi francesi definiamo poeticamente l'orgasmo. Ogni rapporto amoroso è un tentativo di avvicinarmi a questo stato di estasi. Ma non riesco mai ad afferrarlo e sono condannata ripeterlo in continuazione per coglierlo meglio. In altri termini, è una montagna, con un grande strapiombo nel quale non cado mai, un piede per terra e l'altro sospeso nel vuoto. E il mio corpo sta in bilico tra l'umano e il divino.
  • Il tesoro dell'amore si conserva in piccoli cofanetti.
  • Il peggio che ci può capitare nella vita è di avere in casa senza saperlo il nostro peggior nemico, il più crudele.
  • L'incontro con Giovanni mi ha fatto riflettere molto sulla strada che ho preso. Credo che il destino si diverta a giocare con le persone e ad aprire molte strade. Io ne ho scelta una e mi ha portato, dopo una serie di esperienze, a Giovanni, attraverso una casa d'appuntamenti. Se non avessi deciso di ficcarmi in questa storia, di sicuro non lo avrei conosciuto. Sembra che abbiamo davvero poco in comune, e le probabilità di incontrarci fuori sono molto scarse... In fondo, l'unica cosa che sto cercando è l'amore. Forse perché non mi sono mai sentita amata. Qualsiasi cosa io abbia fatto finora ha avuto un unico obiettivo: l'amore. Appuntamenti al buio, avventure di una notte, la casa, altrettanti mezzi per trovare ciò che ho sempre cercato.
  • Mi sento una scema, e mi do mentalmente delle botte in testa per aver desiderato morire più di una volta. Che diritto avevo di sentirmi infelice quando ho davanti a me la vera disgrazia, incarnata da questo ragazzo, pieno di vitalità e buonumore?
  • Parlare d'amore è molto bello ma anche molto difficile. Credo di amarti.

Explicit[modifica]

Non mi pento assolutamente di nulla. Anzi, se dovessi vivere le stesse situazioni, senza dubbio rifarei quello che ho fatto. Mi dispiace dirlo e a molti sembrerà strano, ma i momenti che ho vissuto nella casa sono stati i migliori della mia vita, per il semplice fatto che ho conosciuto Giovanni e ho incontrato la donna nuova che sono adesso. Sento che giorno dopo giorno cambio pelle, come i serpenti in certi periodi dell'anno. Ora la mia è più leggera da portare, e sottile, morbida al tatto, più impermeabile a quanto la circonda.
E che il lettore non mi fraintenda. Questo libro non è né un mea culpa, né il ritratto della vittima di un destino ingiusto e punitivo. Non ho pretese. Ho scritto questo libro per me. È solo un gesto egoista.
Sono stata una donna promiscua, è vero. Perché, in definitiva, volevo servirmi del sesso per trovare quello che tutti cercano: riconoscimento, piacere, autostima e, in fondo, amore e affetto. Cosa c'è di patologico in questo?

Bibliografia[modifica]

  • Valérie Tasso, Diario di una ninfomane, traduzione di S. Sichel, Tropea, 2005, ISBN 8843805592.

Voci correlate[modifica]

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