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Valle Verzasca

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Valle Verzasca

Citazioni sulla Valle Verzasca.

Citazioni

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  • Di fronte, la Valle Verzasca era una piega d'ombra vellutata, quasiché il manto notturno cominciasse di là a svolgersi sul mondo. Nel cielo astri spuntavano: tremuli e pungenti come le lagrime tra le ciglia di Nella. (Elena Bonzanigo)
  • In tempi remoti i nativi di questa stretta valle godevano di cattiva nomea [...] e la reputazione di primitività così remotamente acquisita rimane loro ancora appiccicata. Si dice che i pugnali siano più spesso estratti fra loro, e con peggiori conseguenze, che non in qualsiasi altro distretto del Ticino. Ma non si ricorda uno straniero che abbia dovuto mai soffrire di questa tendenza a sparger sangue, e la cattiva reputazione di questa valle può difficilmente esser resa responsabile del suo oblio presso i viaggiatori. (Douglas William Freshfield)
  • Quasi ovunque, in queste valli della Svizzera italiana, a causa della durezza del lavoro, le donne appassiscono già durante l'infanzia. Sono loro le vere bestie da soma della regione. Gli uomini della Verzasca sono vendicativi e irascibili: in nessun paese più che in questa valle sono comuni gli assassinamenti; ognuno porta dietro, appeso alla cintola, una sorta di coltello acuminato lungo un piede, affilato in punta, detto falce: e con quest'ultima ci si uccide. (Karl Viktor von Bonstetten)
  • Questa gola rocciosa, lunghissima, è tanto manifestamente squarciata, e gli spigoli delle rocce combaciano ovunque tanto bene l'uno con l'altro, che non sussiste alcun dubbio sul fatto che questa scogliera lunga sei ore non possa non essere stata spaccata da una scossa venuta dal basso. (Karl Viktor von Bonstetten)
  • Bisogna salire sui monti e sugli alpi della Verzasca per sentire anche la più scabra forza e la solenne grandezza della valle: sull'alpe di Giove, sopra Brione, sul passo d'Eva che mette a Maggia (strana presenza di vallette mitologiche). Le vallette son chiuse da vasti sassosi anfiteatri, le cascatelle disegnan raggi concentrici, vene bianche disposte a stecche di ventaglio, un ventaglio d'avorio sulla nuda pietra.
  • ​Cosa rimane, di una sgambata in Verzasca, sotto il sole feroce di luglio? Oltre il senso quasi di paura che incutono le montagne con la loro terribilità, e a contrasto con quello, quasi un disgusto della troppa gente che non ha rapporto alcuno con il carattere della Verzasca; infinite auto, e ombrelloni, e carne, troppa carne esposta al sole: nei pochi prati, sotto boschetti ombrosi, sui nudi macigni del fiume, nella viva acqua verde. L'impressione che la pubblicità turistica stia guastando o forse ha già guastato la valle, quel sapore di rude e virile poesia che era tipico della scabra Verzasca.
  • ​La loquace folla componeva una scena pittoresca, tutto un brusio di allegri colori in quello scenario di tono alquanto livido, rocce a strapiombo e ripide pietraie e neve che aspetta il sole agostano per scomparire nello scuro laghetto d'Efra sopra Frasco in Verzasca. Una piccola folla variopinta e assai varia, dai bambinelli portati su a cavalluccio, o diciamo meglio "in giòla", ai vegliardi che incautamente avevano affrontato e finalmente vinta la lunga e spesso malagevole salita.
  • Valle scabra e dura la Verzasca... E se volessimo paragonare il Ticino a un frutto succoso, la Verzasca uscirebbe scabra e dura dal paragone, perché di quel frutto sarebbe il nòcciolo. Infatti è chiusa proprio nel cuore del Ticino, tra confini ticinesi. Da tutte le altre valli nostrane toccate, di qua o di là, per questo o quel passo, terra forestiera, non ticinese; in Verzasca invece, scavalcate pure tutte le montagne, sempre vi affacciate a un'altra valle nostrana, la Valmaggia o la Lavizzara a ponente, la Riviera o la Leventina a levante o a settentrione.

Voci correlate

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Altri progetti

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