Vai al contenuto

Vertice Russia-Stati Uniti del 2025

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Vladimir Putin con Donald Trump durante il vertice

Citazioni sul vertice Russia-Stati Uniti del 2025.

Citazioni

[modifica]
  • Abbiamo avuto un incontro estremamente produttivo e molti punti sono stati concordati. Ne mancano solo pochissimi. Alcuni non sono così significativi. Uno è probabilmente il più significativo, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. Non ci siamo arrivati, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. (Donald Trump)
  • Chi cercava la tregua in Alaska, con un cessate il fuoco per fermare le bombe e preparare un vero negoziato tra Russia e Ucraina verso la pace, ha trovato l’impero. Si è mostrato per la prima volta a viso scoperto nel summit di tre ore tra Donald Trump e Vladimir Putin, in questo tramonto politico di una lunga stagione che porta il nome di democrazia. L’impero americano che parla per sé, fa solo ciò che gli conviene, non riconosce i valori e gli ideali di una tradizione di libertà, punta sui diritti della forza piuttosto che sulla forza del diritto e si considera sciolto dai vincoli di ogni alleanza. E l’impero russo, che recupera dal passato zarista e bolscevico lo spirito di potenza, la grandeur perduta, la politica come dominio, il territorio come protezione, l’abuso come supremazia. I due imperatori si sono riconosciuti a vicenda, compiacendosi e intendendosi, e hanno gettato le basi per una relazione bilaterale che può dare risultati sul piano economico, commerciale e persino sul controllo degli armamenti. Ma questo patto a due appare incapace di controllare la guerra d’Ucraina, che era la vera posta in gioco sotto gli occhi di tutto il mondo, dopo che il marketing politico della Casa Bianca e del Cremlino aveva fatto crescere a dismisura le attese per un miracolo trumpiano. Trump torna dal vertice con le mani vuote. Putin è già ripartito per Mosca con il bottino pieno. (Ezio Mauro)
  • Ho sempre operato partendo dalla premessa fondamentale che non ci si può mai fidare di Putin. Trump gli ha offerto un forte riconoscimento ospitandolo in Alaska e la mancata accettazione del cessate il fuoco è uno schiaffo in faccia. (Leon Panetta)
  • L’assenza di Zelensky, in un vertice che aveva al centro la crisi ucraina, è un altro punto per il capo del Cremlino. Nel nuovo ordine mondiale, solo gli imperatori hanno l’autorità, la perizia e dunque l’autorizzazione per sbrogliare i nodi del mondo, anche se li hanno costruiti con le loro mani e persino se riguardano la sovranità altrui. La sedia vuota di Zelensky è un’umiliazione storica e politica per l’Ucraina, ma è soprattutto la conferma che la neo-logica imperiale determina scelte imperialiste, elevando gli imperatori al ruolo di plenipotenziari del mondo e riducendo tutti gli altri soggetti al rango di sudditi e vassalli. Lo stesso trattamento riservato a Zelensky ha escluso dalla discussione con Putin l’Unione Europea e i leader dei principali Paesi del nostro continente. Anzi, per la prima volta un presidente americano ha parlato di noi come di una categoria anomala, sopravvissuta alla storia, ancora alle prese con gli ideologismi della democrazia e del diritto: «gli europei», un mondo a parte distinto da quell’identità congiunta nell’Occidente che faceva di Europa e America una comunità di destino all’insegna (spesso tradita, e tuttavia sempre riconfermata) della libertà e dei diritti. (Ezio Mauro)
  • Mi è dispiaciuto che Trump, eletto legittimamente, abbia trattato Putin come se fosse un vero presidente. Non lo è. Alle ultime elezioni ha preso l’85 per cento: ma non c’erano osservatori stranieri a certificarlo. Non dico che non ha sostegno. Ma nei paesi democratici nessun leader prende l’85 per cento, sostenendo anche che ci sono state vere elezioni. (Julija Naval'naja)
  • Non è andato come voleva Trump. Non c’è stata la conferenza stampa finale e neppure il pranzo. Ma tutto il mondo ha visto il tappeto rosso per Putin, nulla di simile è stato fatto nel recente passato per i leader della Ue o per Zelensky. Ma adesso Trump non sa cosa fare, gli piace Putin che controlla il sistema come lui non può fare, gli piace un altro dittatore come Lukashenko. Alla fine comunque non c’è stato alcun risultato, ecco perché adesso ha bisogno degli europei con Zelensky. (Andrij Kurkov)

Citazioni in ordine temporale.

  • La buona notizia: non è stata un'altra Yalta o un'altra Monaco, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali. La cattiva notizia: non ha prodotto un cessate il fuoco in Ucraina, tantomeno un accordo di pace onnicomprensivo. In sostanza, il summit in Alaska fra Donald Trump e Vladimir Putin è fallito.
  • Dopo anni in cui è stato ostracizzato dall'Occidente, e incriminato dalla Corte Penale Internazionale dell'Aia, che ha spiccato un mandato di arresto nei suoi confronti per i crimini di guerra commessi dalle truppe russe in Ucraina, il capo del Cremlino è tornato in America per la prima volta in un decennio, ha ricevuto un caloroso benvenuto da Trump con tappeto rosso, ha perfino viaggiato dal suo aereo alla sede del summit insieme a Trump sulla limousine corazzata del presidente americano, dove è stato visto sorridente e di buon umore. [...] Al termine del vertice, se n'è andato senza avere fatto alcuna concessione.
  • [Su Donald Trump] Ha potuto soltanto sfruttare l'occasione per negare ancora una volta, durante la conferenza stampa, interferenze russe a suo favore nella campagna presidenziale Usa del 2016, così smentendo di nuovo, come al summit con Putin a Helsinki del 2019, le conclusioni dell’intelligence americana.

Citazioni in ordine temporale.

  • Ci sono due scenari in Alaska. Il primo: Trump e Putin annunciano una sorta di accordo sostanziale, che però sarà solo il primo passo di un processo molto più lungo e dettagliato tra le parti. Forse sarà troppo sfavorevole per Zelensky, che non accetterà. [...] [«E il secondo scenario?»] Niente accordo vero, ma un premio di consolazione, che potrebbe accontentare tutti: un cessate il fuoco limitato che neghi l’utilizzo di droni e missili contro le infrastrutture. A quel punto, i russi avranno il tempo di riarmarsi, Kiev potrebbe respirare anche per costruire nuove difese aeree e Trump potrà vantarsi di aver ottenuto un risultato unico. Ma il vero problema è che con lui nessuno sa cosa può davvero accadere. E, anche se simpatizza con le vittime della guerra, non gliene importa dell’Ucraina.
  • Di certo, aver invitato negli Usa il presidente russo per Trump è un grosso rischio. Perché, oltre a legittimarlo, rischia di uscirne da perdente, quindi non può sprecare questa opportunità. Ma lo stesso vale per Putin: le “avances” economiche di “The Donald”, dalla riduzione delle sanzioni agli investimenti americani in minerali e risorse naturali russe, sono attraenti e l’economia di Mosca è messa male, tanto che l’ultimo meeting governativo è stato, per la prima volta, a porte chiuse. Insomma, i due non vogliono una rissa. Hanno bisogno l’uno dell’altro.
  • [«Trump insiste che ci saranno "scambi di territori"».] Nel caso, credo saranno minimi, magari per “armonizzare” le linee del fronte e congelarle, come chiedono Zelensky ed europei, prima di nuovi negoziati. Ma non di più. Bisogna essere realisti, da più parti.

Citazioni in ordine temporale.

  • Come al solito, è stato un summit che non ha messo al centro la vita umana. Putin dice di volere un accordo su ampia scala, ma intanto ha posto il veto sul cessate il fuoco e continua a bombardare l’Ucraina, i civili, e aree come il Donbass.
  • Trump, che pure ripete di voler interrompere la strage di civili, non doveva accogliere Putin sul tappeto rosso, legittimando un dittatore, bugiardo e assassino, su scala mondiale.
  • È un pessimo esempio per il mondo intero. Oramai uccidere, imprigionare decine di migliaia di ucraini, rapire altrettanti bambini, occupare nazioni sovrane, merita un tappeto rosso.

Citazioni in ordine temporale.

  • Apprezzo che [Donald Trump] abbia cercato di avviare un processo di pace. E non sono contrario a parlare con i russi. Ma nell’incontro a Washington con Zelensky e i leader europei, così come quello in Alaska con Putin, non ha ottenuto nulla.
  • Tradizionalmente i vertici sono il culmine dei negoziati per portare a termine qualcosa. Il presidente russo può essere premiato con un incontro simbolico dopo che in sostanza è stato raggiunto un accordo. In Alaska è successo il contrario ed è stato solo un regalo a Putin, senza alcun vantaggio per l’interesse nazionale americano.
  • Non conosco molte trattative di successo in cui uno offre alla sua controparte tutto ciò che essa chiede e poi si aspetta qualcosa in cambio. Quindi Trump avrebbe dovuto concedere un vertice a Putin, ma solo se questo si fosse impegnato a incontrare Zelensky. Avrebbe dovuto dirgli: “In Alaska ti tratterò come un sovrano, ma poi dovrai accettare un cessate il fuoco”. A volte penso che Trump confonda i piani: pensa che gli incontri siano il risultato da raggiungere, mentre gli incontri sono i mezzi per ottenere risultati di politica estera.

Citazioni in ordine temporale.

  • In Alaska – che secondo Trump è in Russia, giusto per ricordare quale sarà l'approccio al negoziato del cialtrone in chief – potrà quindi succedere qualsiasi cosa, ma almeno due sono sicure: Putin farà ancora una volta fesso Trump, e la guerra di aggressione russa all'Ucraina non si fermerà. La ragione è molto semplice: Putin non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo progetto coloniale, perfettamente argomentato nel lungo saggio del 2021, otto mesi prima dell'aggressione all'Ucraina, intitolato "Sull'unità dei popoli russi e ucraini", e reiterato in lingua inglese per farsi comprendere da tutti in una famigerata intervista al Financial Times.
  • A meno di in colpo di testa di Trump, nel caso si rendesse conto della gigantesca presa in giro di Putin, il vertice in Alaska non porterà a niente, se non a un'inaccettabile richiesta congiunta di resa agli ucraini, i quali ovviamente non accetteranno mai perché il Donbas è ucraino, la Crimea è ucraina e così anche Zaporizhzhia, Bakmut, Mariupol e tutte le zone occupate militarmente dagli invasori russi, che non sono soltanto territori, case e fabbricati, ma soprattutto persone fisiche, reali, ucraine, prese in ostaggio dai russi e forzosamente russificate.
  • "Se non sei al tavolo delle trattative, il motivo è perché sei nel menù", dice un vecchio adagio diplomatico, per questo Zelensky non è stato invitato in Alaska. Ma il destino dell’Ucraina non si può decidere senza l'Ucraina, e nemmeno senza l'Europa, una banalità talmente evidente che solo uno sprovveduto o qualcosa di più di uno sprovveduto come Trump non riesce a capire.
  • Quando nove anni fa ho cominciato a scrivere, da solo, che Donald Trump era il primo presidente antiamericano degli Stati Uniti e la più grande catastrofe mai capitata all'America dai tempi dell'11 settembre intendevo esattamente quello che sta succedendo in queste settimane.
  • L'osceno vertice in Alaska perlomeno ha avuto il merito di far scattare qualcosa tra i leader occidentali più avvertiti del pericolo che stiamo vivendo con Trump alla Casa Bianca: uno che, come aveva previsto Kamala Harris nel dibattito presidenziale dell'anno scorso, sarebbe stato mangiato a colazione e in un solo boccone da Putin. Il risveglio odierno occidentale non è merito di Trump e non è nemmeno merito degli europei, è dell'arroganza di Putin, talmente spropositata da fargli perdere l'occasione di vincere senza strafare.

Voci correlate

[modifica]

Altri progetti

[modifica]