Victor Serge
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Victor Serge, pseudonimo di Viktor L'vovič Kibal'čič (1890 – 1947), scrittore e rivoluzionario russo.
L'anno primo della rivoluzione russa
[modifica]Gli avvenimenti s'incatenano con tanto rigore nella storia del mondo, che occorre risalire lontano per farsi un'idea non troppo arbitraria delle cause di un fatto, – soprattutto quando si tratta di un fatto così grandioso come la rivoluzione russa.
La fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX sono contraddistinte nella storia dell'Europa occidentale da una delle trasformazioni sociali più dolorose, ma radicale e d'una fecondità incalcolabile: la rivoluzione borghese.
Citazioni
[modifica]- È l'epoca dell'«andata nel popolo». A migliaia, i giovani, uomini e donne, dell'aristocrazia, della borghesia, della piccola borghesia, vanno al popolo, rinunciando alla carriera, alle comodità, per lavorare con le loro mani, per conoscere la sofferenza e la fame, il lavoro e la prigione, la Siberia e Ginevra... Si formano dapprima i circoli dei «ribelli», e conquistano la simpatia degli ambienti illuminati. Vengono disciolti. Dalle loro rovine nasce nel 1878 la società segreta Zemlja i Volja (Terra e Libertà), che ben presto si divide a sua volta in due partiti, il Černyj Peredel (Ripartizione nera), dei partigiani della propaganda nelle campagne, e la Narodnaja Volja (Volontà del Popolo), dei partigiani del terrorismo. «La storia è troppo lenta, – dice uno dei suoi capi, Zeljabov; – bisogna darle una spinta: o la nazione degenererà prima che i liberali si siano ripresi e messi all'opera». Il programma di questo partito è assai confuso: la terra al popolo, le fabbriche agli operai; assemblea costituente, repubblica; costituzione. (cap. I, p. 10)
- Il primo gruppo rivoluzionario russo di tendenza marxista fu fondato in Svizzera da G. V. Plechanov, nel 1883, un anno prima della dissoluzione del Comitato esecutivo della Narodnaja Volja. È il gruppo della Emancipazione del lavoro. Non ne fan parte che cinque emigrati. Le prime organizzazioni operaie nasceranno solo dieci anni più tardi. (cap. I, p. 14)
- I menscevichi sostenevano che la rivoluzione avrebbe avuto un carattere borghese, che avrebbe portato la borghesia al potere consolidandone il dominio e aprendo alla Russia un'epoca di grande sviluppo capitalistico. Secondo loro, il proletariato doveva astenersi dallo svolgere una funzione dirigente negli avvenimenti e costituire un potente partito di opposizione nell'ambito della democrazia borghese. L'insurrezione operaia sarebbe stata una follia. I bolscevichi rimproveravano ai loro avversari di essersi messi al rimorchio delle classi possidenti; il proletariato, essi dicevano, doveva mettersi alla testa della sollevazione popolare; la rivoluzione borghese poteva essere portata a termine con una «dittatura democratica degli operai e dei contadini», le cui conquiste avrebbero permesso al proletariato di marciare in seguito verso il socialismo. (cap. I, p. 24)
Citazioni su Victor Serge
[modifica]- Il ricordo di un incontro con Victor Serge, di ritorno dalla deportazione russa (a cui l'avevano strappato e il fortunato destino e i legami conservati con il mondo occidentale, che l'aveva visto nascere), mi era rimasto in mente come uno di quegli avvenimenti il cui senso non si afferra chiaramente. Rievocandolo, rivedevo un uomo quieto, ben chiuso in un vestito scuro di esperto o di professore, che cerca, con limpida chiarezza, di descrivere l'indescrivibile, l'impossibile. L'impossibile, l'indescrivibile non era altro che il funzionamento dello stato totalitario, là dove esso si è imposto non su una società privilegiata, di cui ha più o meno dovuto lasciare in piedi le diversità (che sono poi come altrettante barriere, dietro le quali può barricarsi la volontà di resistere), ma su una società previamente livellata e in cui ogni privilegio, e lo stesso privilegio di vivere, sono determinati appunto della volontà dello stato totalitario.
- Leggendo adesso queste Memorie[1] sembra che mi si schiarisca il segreto di quell'uomo e di quella contraddizione. Victor Serge fu l'uomo, se mai ve ne fu uno, della grande speranza rivoluzionaria, l'uomo che si diede alla Rivoluzione russa con la fede più completa e più profonda; e assieme fu l'uomo che, dal primo giorno, portò in questa sua adesione alla rivoluzione russa elementi che la trascendevano e la contrastavano.
- Sorge era soprattutto scrittore. Uno scrittore, anche quando milita, ha una sua riserva, ed è il valore che attribuisce alla espressione disinteressata. Può trarsi in disparte, ciò che il politico può meno. Nella sua condizione di scrittore, il mondo occidentale (pur con la fiacchezza e la viltà dei numerosi scrittori «rivoluzionari» che lo rappresentavano a Mosca) restava per Sorge una riserva; la sua adesione al partito comunista non aveva il carattere totale che aveva per altri bolscevichi russi.
Note
[modifica]- ↑ Victor Serge, Mémoires d'un Révolutionnaire, Paris, Aux Éditions du Seuil, 1951.
Bibliografia
[modifica]- Victor Serge, L'anno primo della rivoluzione russa (L'An I de la révolution russe), traduzione di Giorgio Migliardi, Giulio Einaudi editore, Torino, 1967.
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