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Vincenzo De Vit

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Vincenzo De Vit

Vincenzo De Vit (1811 – 1892), lessicografo e latinista italiano.

Citazioni di Vincenzo De Vit

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  • Il Lago d'Orta si estende in lunghezza per nove miglia, non avendone nella sua maggiore larghezza che poco più di uno. Secondo le operazioni barometriche eseguite nel 1851 dell'ingegnere Cav. Negretti, le acque di questo lago superano in altezza il livello del mare di metri 282, e di circa 80 quello del Lago Maggiore. Emissario di questo lago è la Negoglia ricordata di sopra, la quale mezzo miglia circa sotto Omegna si unisce alla Strona e con essa si getta nel Toce presso Gravelona.[1]
  • Il Toce poi, o la Tosa, come anche è detto, nasce ai confini della Svizzera sopra la Valle Formazza da due principali sorgenti, la prima delle quali è quella in Val Togia o Val Toce, da cui prende il nome. Ivi sono alcuni piccoli laghi: uno di questi, il più grande, della circonferenza di circa due miglia, è chiamato Kastelsee o Lago di Castello, dal monte di questo nome. Altro più piccolo di circa un miglio di circonferenza è detto Fischsee, o Lago del Pesce. Questi laghetti sono perennemente alimentati dai piccoli ghiacciai sovrastanti. L'altra sorgente è dal vasto ghiacciaio del Gries, dal quale esce un torrente (in tedesco Bach) che scendendo precipitoso nella sottoposta valle si unisce al Toce presso un luogo detto il Riale. Così ingrossato il Toce scende in altra valle, percorsa la quale, per la lunghezza di circa un chilometro si precipita con impeto dall'altezza di metri 114 in linea verticale, pari a circa 150 del piani inclinato, formando così una delle più imponenti e belle cascate d'Europa, conosciuta sotto il nome di caduta della Frua, a due ore poco più di cammino sopra Formazza.[2]
  • Sopra tutti [gli alberghi di Stresa] però primeggia per ampiezza e magnificenza quello delle Isole Borromee, fornito di tutto ciò che può desiderare un viaggiatore qualsiasi. Fu edificato dai cinque fratelli Omarini sul disegno dell'architetto Antonio Polli in ottima posizione di fronte a Pallanza nel sito chiamato vigna di riva a mattina del così detto chioso o serraglio. Gode di una vista incantevole estendendosi in lunghezza volta al Lago per oltre metri 60, con adiacenze e boschetti, viali, aiuole e giardini che occupano un area di 36 mila metri quadrati. Ha cento e ventotto stanze senza le sale e i saloni, il bigliardo, il caffè e il gabinetto di lettura. Fu aperto l'anno 1862 ed in breve acquistò tale fama da gareggiare per la frequenza de' forestieri coi più rinomati della Svizzera.[3]

Note

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  1. ↑ Da Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee, volume I, parte I, Tipografia Aldina F. Alberghetti e F., Prato, 1875, pp. 12-13.
  2. ↑ Da Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee, volume I, parte I, Tipografia Aldina F. Alberghetti e F., Prato, 1875, p. 11.
  3. ↑ Da Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee, volume I, parte II, Tipografia Aldina F. Alberghetti e F., Prato, 1877, pp. 486-487.

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