Virgilio Chiesa
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Virgilio Chiesa (1888 – 1971), insegnante e storico svizzero.
Citazioni di Virgilio Chiesa
[modifica]- È, il Mottone, un promontorio davanti a Brione, fra una corolla di irte creste. Ai suoi fianchi, gorghi profondi; sul fianco destro, superata una stretta gola, un piano solcato da uno spumeggiante ruscello. Nel piano, una cornice di alti larici racchiude un morbido prato, la cui erba non attirava nessuno, perché una radicata superstiziosa credenza faceva il Mottone sede degli spiriti malefici.[1]
- L'alpe di Giove, nella Verzasca, era un formicolio di serpenti, che viscidi e lividi si crogiolavano al sole, oppure ergendosi, la testa a uncino e la bocca atteggiata al fischio, si dimenavano come per una stranissima danza. [...] Non potendo liberarsi da tanta iattura, gli alpigiani avrebbero presto abbandonato l'alpe.
Un mattino di luglio, capitò a Giove il frate della cerca. Tosto, uomini e donne gli si fecero attorno perché colui, mediante scongiuri, scacciasse que' maledetti rettili. [...] Esaurita l'acqua del recipiente, parve che tutti i rettili fossero combusti, quand'ecco sbucare da una fenditura di rocce un tremendo biscione [...]. Il mostro repentinamente fu addosso al frate, gli si avviticchiò, stringendolo nelle sue spire. [...] il vecchio reggitore [...] intagliò nell'aria col proprio vincastro, una gran croce. [...] il serpentaccio allentò le strette, si disattorcigliò e [...] balzò pur esso nel fuoco.
Si vide allora una tortuosa colonna vermiglia salire, salire fino al cielo. E si vide un altro portento; il frate restò di pietra, radicato alla roccia e simile ad essa, che da lui prese e conserva il nome di Cima del frate.[2] - Nei secoli scorsi, quando la minaccia di guerra, d'invasioni, di saccheggi sovrastava terribile al paese, il popolo di Maggia abbandonava in fretta e furia il villaggio, per salire con vaccherelle, caprettine e con le scarse masserizie alle capanne del monte d'Antrona. [...] Sulle alture di Antrona, vecchi, donne e bambini trascorrevano una vita di stenti, di ansie, di trepidazione continua. I poveri piccini intristivano e, al calare delle tenebre, i lor pianti salivano su su fino alle stelle.[3]
- Tra un dedalo di grigie, erte montagne, nel cuore della Valle Verzasca sorge l'alpe di Cornòva ed è un gruppetto di cascine in mezzo a ondulati pascoli, adorni a giugno d'una fioritura così varia e vivace da formare un magnifico giardino. Quando vi pascola l'armento, Cornòva echeggia di campanelle, che cantano la lieta canzone dell'alpe.
Un tempo, Cornòva non era quell'ideale dimora di pastori e di vaccherelle che è oggi, ma un rovinìo d'inferno: blocchi, rovi, erbacce e per giunta un covo di serpenti. V'erano soltanto due misere baite e qualche magra pastura.
La trasformazione dell'alpe, al dire della leggenda, non fu compiuta dai forti e operosi uomini di Lavertezzo, ma dal diavolo.[4] - Un re e una regina del lontano oriente [...] riparano in occidente. Percorrono paesi e paesi, venendo a contatto con genti diverse e, dopo un'odissea che solo Iddio sa, arrivano a Locarno e vi trovano la tanto desiderata oasi di pace.
Un mattino d'estate, penetrano in Valle Verzasca e da Brione salgono il dirupato sentiero che conduce al laghetto, o meglio alle cascine dove i pastori risiedono da giugno a settembre. Sull'alpe la vita è povera, dura, faticosissima, ma in compenso che aria vivida, che orizzonti liberi, che quiete ristoratrice![5]
Note
[modifica]- ↑ Da Gli spiriti del Mottone (1949), in Centro didattico cantonale (a cura del), Fiabe e leggende del Ticino, Centro didattico cantonale, Massagno, 1992, p. 253.
- ↑ Da La Cima del frate (1934), in Il meraviglioso, pp. 130-131.
- ↑ Da La vecchia d'Antrona (1934), in Il meraviglioso, p. 159.
- ↑ Da Flora (1934), in Il meraviglioso; citato in Osservatorio culturale del Cantone Ticino, Guida letteraria della Svizzera italiana, ti.ch.
- ↑ Da L'oro in un laghetto della Verzasca (1949), in Il meraviglioso, p. 134.
Bibliografia
[modifica]- Domenico Bonini (a cura di), Il meraviglioso: leggende, fiabe e favole ticinesi, vol. 1, Armando Dadò editore, Locarno, 1990. ISBN 88-85115-16-0
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