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Vita da cani

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Vita da cani

Immagine Vita da cani.JPG.
Titolo originale

Vita da cani

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1950
Genere commedia, drammatico
Regia Mario Monicelli, Steno
Sceneggiatura Steno, Mario Monicelli, Sergio Amidei, Aldo Fabrizi, Fulvio Palmieri, Ruggero Maccari, Vittorio Nino Novarese
Produttore Clemente Fracassi, Carlo Ponti
Interpreti e personaggi

Vita da cani, film italiano del 1950 con Aldo Fabrizi, regia di Mario Monicelli e Steno.

[Suono della sirena di fine turno di lavoro] Amica: Prendiamo il tram, Franca?
Franca: No, aspetto Carlo, viene a prendermi qua
Amica: Quando vi sposate?
Franca: Alla fine del mese. Forse.
Amica: Non ne sei mica sicura? Penso che andrai ad abitare con lui, vero?
Franca: Sì.
Amica: Dove?
Franca: Alla Bovisa.
Amica: Sarai contenta di cambiare.
Franca: Che cosa cambia? È sempre la stessa vita.

Frasi

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  • Eh, figliola mia, questa è una vita da cani, altroché. Te venga mai in mente de fa' l'artista. (Martoni, a Margherita)

Dialoghi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Vera: Sei senza lavoro?
    Franca: Sì
    Vera: A me quest'anno è andata bene. Fino a gennaio sono stata all'Alhambra. Tu da dove vieni?
    Franca: Da Milano.
    Vera: Con chi stavi?
    Franca: Con nessuno. Lavoravo in uno stabilimento.
    Vera: Balneare?
    Franca: No, una fabbrica.
    Vera: Ti hanno licenziata?
    Franca: No, volevo entrare nel varietà.
    Vera: E perché?
    Franca: Perché ero stufa di lavorare come un animale, di vivere in mezzo alla sporcizia e alla miseria.
  • Margherita: [Cantando] Se mi basciasse dolcemente. Coi basci
    Nino: No coi basci, coi baci. Baci. Qua bisogna mettere a posto la pronuncia. Hai voglia. Vieni qua. No coi basci. Coi baci. Baci, baci, capisci? Bacio come buccio.
    Margherita: Buscio
    Nino: Cacio.
    Margherita: Caccio.
    Nino: Ecco. Dì ba..
    Margherita: ..cio. Bacio. Cio, scio.
    Nino: Hai un visetto, figlietta mia, così bello che quando dici "bacio" il pubblico casca per terra. Capisci?
  • Borselli': Lei troverà strano che un uomo come me sia tornato a cercarla dopo il nostro primo incontro.
    Franca: Strano? No. Forse soltanto inutile.
    Borselli: Ha detto "forse".
    Franca: Mi ascolti. Una cosa vorrei evitare: essere scortese con lei.
    Borselli: La ringrazio. Ma c'è una cosa che anch'io vorrei evitare.
    Franca: Quale?
    Borselli: Perderla.
    Franca: Le interessa tanto? Ne è sicuro?
    Borselli: Senti, vuoi sposarmi? Ti ho chiesto se vuoi sposarmi.
    Franca: Lei mi chiede di diventare sua moglie?
    Borselli: Ti ho detto che non voglio perderti. Naturalmente non c'è bisogno che tui mi risponda subito. Non mi faccio illusioni. È un contratto che ti offro: io ti do il mio nome e... tutto il resto, che non è poco, e tu lo sai. Quanto a te, l'amore non c'entra. Un uomo come me non si può amare, ma sposare forse sì.
  • [Nel camerino di Martoni, nascosto dietro una cortina]
    Margherita: Avanti.
    Segretario [apre la porta]: Con permesso. Vengo da parte del commendator Torini, sa, l'impresario.
    Margherita: Ah, sì, mi ha mandato un biglietto. Prego, s'accomodi.
    Segretario: Grazie. Dunque, lei immaginerà le ragioni che mi spingono fin qui.
    Margherita: Veramente non saprei.
    Segretario: Ecco, noi come tutti gli anni mettiamo su un grande spettacolo di riviste. Le buttiamo qui a Milano al Lirico, poi a Roma, Torino, eccetera eccetera. Il commendatore, di ritorno da Parigi sere fa, venne a vedere questo spettacolo. L'ha messo su Martoni, vero?
    Margherita: Sì, Martoni.
    Segretario: Bene, il commendatore ne è rimasto favorevolmente impressionato, molto favorevolmente.
    Margherita: Lei è davvero gentile.
    Segretario: Noi saremmo felici se lei facesse parte della nostra rivista, e per questo siamo pronti a firmarle un impegno che poi sicuramente...
    Margherita: Oh, signore, la ringrazio. La ringrazio molto, ma dovendo parlare d'affari, se vuol essere così cortese da tornare quando il signor Martoni è...
    Segretario: Un momento, signorina. Lei forse ha un contratto con Martoni?
    Margherita: No, ma dovendo scritturare tutti e due è molto meglio se...
    Segretario: No, no, signorina. Forse non mi sono spiegato bene: noi intendiamo scritturare lei soltanto, e non Martoni. Cosa vuole che ce ne facciamo di quello li?
    Margherita: Oh, ma io credevo che... Mi dispiace, ma allora non posso.
    Segretario: Ma perché?
    Margherita: Non posso lasciarlo proprio ora che ha bisogno di me. Se io vado via, la compagnia si sfascia. E poi, io gli devo tutto.
    Segretario: Ma questi sono sentimentalismi, cara signorina,. Lei non ha nessun dovere verso di lui.
    Margherita: Ma io gli voglio... bene!
    Segretario: Andiamo, signorina, non vorrà passare tutta la vita dietro a un povero guitto come quello lì! Così lei rovinerà il suo avvenire, la sua carriera! Ci pensi, prima di rinunciare a un'occasione come questa. È la prima e può essere l'ultima.
    Margherita: Ci ho già pensato, grazie.
    Segretario: Be', comunque se cambiasse idea ci telefoni in ufficio. Fino a domani sera è in tempo.
    Margherita: L'accompagno perché il palcoscenico è buio. Stanno facendo il fumo. [escono dal camerino. Martoni sortisce dalla cortina e si siede al tavolino. Margherita rientra] Signor Nino! È tornato, finalmente!
    Martoni: Già.
    Margherita: Sono molto contenta.
    Martoni: Senti, chi è che ti ha detto di metterti nel mio camerino?
    Margherita: Ma è stato...
    Martoni: Non m'aspettavi, eh?
    Margherita: Perché dice questo? Ma che è successo?
    Martoni: È successo che, mentre io sto in galero, c'è chi se crede de esse diventata la padrona! Se piazza nel camerino mio, poi se fa mette er nome grande sui manifesti [prende una locandina e la appallottola] Tanto, dice, lui sta carcerato ancora un paio de mesi, faccio come me pare. Invece io so' uscito prima, per farte vede' chi è che commanda, qui.
    Margherita: No, senta...
    Martoni: Tu te deve pijà la roba e annartene, subito!
    Margherita: Ma mi faccia spiegare, almeno...
    Martoni: Ah, allora parlo giapponese? [...] Te ne vai subito da qui?
    Margherita: Va bene. [prendendo il cappello trova un anello nella sua custodia aperta]
    Martoni [le toglie di mano l'anello]: Ma che t'impicci?
    Margherita: Ma io credevo...
    Martoni: Che credevi? Che l'avessi comprato per te?! È un regalo per Vera, che si sposa. Oh! E che aspetti a andar via? Su, parte!
    Margherita: Adesso vado via. [Martoni annuisce] Mi dispiace che lei si sia arrabbiato, ma è stato Pilone a dirmi di venire qui. Mi scusi, adesso cambio subito camerino.
    Martoni: Guarda, tu non hai capito. Non è dal cammerino mio che te ne devi annà, ma dal teatro. Dalla compagnia, così te ne cerchi un'altra meglio.
    Margherita: Ma dice sul serio?!
    Martoni: Ma di' un po', ragazzina, che te credi, che perché te sei imparata a fa' du' mossette sul palcoscenico, perché il pubblico t'ha applaudito, te credi d'esse diventata una diva, e noi non possiamo fa' a meno de te?
    Margherita: Ma perché mi caccia via così senza una ragione, come una qualunque?
    Martoni: Senti, non comincià con le lacrime perché non commuovi nessuno, sai. Vedi, io sono buono, gentile con tutti, ma poi a un certo momento me ne frego di chiunque, figurati di... d'una stupidella come te! [Margherita se ne va]

Non s'arrabbi! Siamo tutti italiani! (Martoni)

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