Giovanni Vailati

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Giovanni Vailati (1863 – 1909), filosofo, matematico e storico italiano.

  • Ogni errore ci indica uno scoglio da evitare mentre non ogni scoperta ci indica una via da seguire. (da Il metodo della filosofia, a cura di Ferruccio Rossi-Landi, Laterza, 1957)

Incipit di alcune opere[modifica]

Alcune osservazioni sulle questioni di parole nella storia della scienza e della cultura[modifica]

La distinzione tra le questioni che si riferiscono alla verità o credibilità d'una data opinione e quelle che si riferiscono invece alla convenienza di esprimerla sotto una forma piuttostoché sotto un'altra, viene ad assumere piuttostoché a perdere rilievo ed importanza di mano in mano che noi acquistiamo più intima conoscenza delle varie trasformazioni attraverso alle quali le teorie scientifiche si sono andate svolgendo, e dei vari significati che una stessa formola verbale ha successivamente assunti prima che ad essa venisse attribuito il significato che essa ha attualmente. Ciò rende tanto più singolare e bisognevole di spiegazione il frequente ricorrere, nella storia delle scienze, di fatti che contraddicono, o almeno sembrano contraddire, all'opinione comunemente accettata, secondo la quale le "questioni di parole" sarebbero da considerarsi come oziose e futili di fronte alle "questioni di fatto", e il tempo e gli sforzi ad esse applicati come pressoché sprecati, per ciò almeno che concerne l'effettivo avanzamento delle conoscenze.

Scritti filosofici[modifica]

Alle ricerche storiche sui progressi del sapere umano si è portati ora ad attribuire una importanza assai maggiore di quanto non avvenisse in passato. La disposizione a considerare la storia delle scienze come una semplice raccolta di aneddoti singolari e divertenti, non aventi altro scopo che quello di soddisfare la naturale curiosità che desta tutto ciò che si riferisce alle vicende della vita o alle qualità personali dei grandi scienziati del passato, non è certamente ancora del tutto scomparsa, e capita qualche volta ancora adesso di sentire addurre, a difesa di questo modo di vedere, dei ragionamenti che non differiscono che per la forma dalla famosa boutade del buono ed illustre filosofo cartesiano Malebranche, il quale, per provare come un vero scienziato non dovesse dare alcuna importanza all'acquisto di cognizioni storiche, citava il fatto che, secondo le Sacre Scritture, Adamo, prima di assaggiare il frutto proibito, si trovava perfettamente in possesso di tutte le cognizioni scientifiche, che in seguito i suoi discendenti dovettero riconquistare gradatamente; eppure egli non conosceva affatto la storia per il motivo che il soggetto di essa non esisteva ancora[1].

Note[modifica]

  1. Tra le scuole filosofiche della Grecia antica, quella che assunse in modo più caratteristico questa stessa attitudine verso gli studi storici fu la scuola epicurea. Racconta Diogene Laerzio che nei 300 volumi (κύλινδροι) delle opere d'Epicuro non si trovava neppure una citazione, o un accenno a opinioni che non fossero quelle dell'autore («γέγραπται δὲ μαρτύριον ἔξωθεν ἐν αὐτοῖς οὐδέν·ἀλλ΄αὖται εἰσὶν Ἐπικούρου ϕωναί», De vitis philosophorum, lib. X, cap. I, XVII) («in essi non è scritta alcuna testimonianza dall'esterno, ma son tutte parole di Epicuro)

Bibliografia[modifica]

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