Hunter Stockton Thompson

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Hunter Stockton Thompson

Hunter Stockton Thompson (1937 – 2005), giornalista e scrittore statunitense.

Cronache del rum[modifica]

Incipit[modifica]

Il mio appartamento a New York stava su Perry Street, cinque minuti a piedi dal White Horse. Ci andavo a sbronzarmi spesso, anche se non mi vedevano di buon occhio perché portavo la cravatta. La gente normale non voleva avere a che fare con me.
Sono andato a sbevazzarci la sera in cui dovevo partire per San Juan. Phin Rollins, un mio vecchio collega, offriva i boccali di birra e io li scolavo cercando di ubriacarmi abbastanza per dormire in aereo. C'era anche Art Millick, il tassista più depravato di New York. Per non parlare di Duke Peterson, appena tornato dalle isole Vergini. Ho il vago ricordo di Peterson che mi allunga una lista di persone da andare a trovare appena arrivato a St. Thomas, ma la lista l'ho persa e quelli chi li ha più visti?

Citazioni[modifica]

  • Mi capitava di lavorare per tre giornali insieme. Scrivevo gli avvisi pubblicitari per i casinò e i bowling appena inaugurati. Facevo il consulente per il racket dei combattimenti fra galli, il critico gastronomico più corrotto dell'isola, il fotografo di yacht e la vittima preferita della polizia locale. Era un mondo avido e io ci sguazzavo. Ho fatto amicizia con un sacco di personaggi, avevo abbastanza soldi per spassarmela e ho capito un sacco di cose sul mondo che non avrei potuto imparare in nessun altro modo. (p. 16)
  • Mi sono svaccato sulla sedia e ho ripreso a trincare. Il cuoco in cucina faceva un casino d'inferno e per qualche ragione il pianoforte si era zittito. Dall'interno arrivava una gnagnera in spagnolo, un sottofondo in incoerente a quei pensieri senza capo né coda. Per la prima volta ho avuto la sensazione di trovarmi in un Paese straniero, la vera distanza che avevo messo tra me e il mio ultimo domicilio. Non c'era motivo di sentirsi sotto pressione, ma non ci potevo fare niente: l'oppressione dell'afa e del tempo che passa, una tensione indolente che, nei posti dove la gente suda per ventiquattr'ore al giorno, continua a salire. (p. 41)

Explicit[modifica]

Sala ha ordinato ancora da bere e Sweep ha portato altri quattro rum, dicendo che quelli li offriva la casa. L'abbiamo ringraziato e siamo rimasti seduti un'altra mezz'ora, zitti. Nel porto sentivo il batacchio della campanella di una nave che attraccava il pontile, e da qualche parte in città una motocicletta sfrecciava nelle viuzze, echeggiando fin su in collina, in Calle O'Leary. Nella casa accanto le voci si alzavano e morivano e da un bar sulla strada è partito il suono rauco di un jukebox. I suoni di una notte a San Juan, che si perdono attraverso la città negli strati di aria umida; suoni di vita e di movimento, gente che si prepara e gente che si arrende, il suono di chi spera e il suono di chi tiene duro, e dietro a tutto questo, il placido mortale ticchettio di migliaia di migliaia di orologi, il suono solitario del tempo che passa in una lunga notte caraibica.

Hell's Angels[modifica]

Incipit[modifica]

California, il fine settimana del Labour Day... È l'alba, foschia dell'oceano sulle strade, motociclisti fuorilegge con indosso catene, occhiali da sole e Levis unti partono sbucando dalle topaie abbandonate che usano come rifugi per la notte, oppure escono dalle tavole calde sempre aperte o dai garage umidi di San Francisco, Hollywood, Berdoo, East Oakland, diretti verso la penisola di Monterey, a nord di Big Sur... La Minaccia è di nuovo a piede libero, gli Hell's Angels, il titolone a nove colonne, in corsa, veloci e tuonanti a tutta birra sull'autostrada di mattina presto, bassi sulla sella, nessuno che sorride, s'infilano impazienti nel traffico a centoquaranta all'ora sulla mezzeria, schivandola di pochi centimetri... come tanti Gengis Khan su di un cavallo d'acciaio, un mostruoso destriero dall'ano focoso schizzato fuori da una lattina di birra e su per la coscia di tua figlia, accettare la resa risparmiando la vita, far vedere un po' di classe ai regolari, fargli annusare quegli sballi che non conosceranno mai...

Explicit[modifica]

Era stato un brutto viaggio... selvaggio e veloce in certi momenti, lento e sporco in altri, ma alla fin fine, un disastro. Sulla strada di ritorno verso San Francisco cercai di comporre un epitaffio adeguato. Volevo qualcosa di originale, ma non c'era verso di sfuggire all'eco del commento di Kurtz, dal cuore della tenebra: "L'orrore! L'orrore! Sterminate quei bruti!". Mi pareva appropriato, anche se non completamente giusto... ma dopo aver ricevuto un lampo di realtà così concentrato, non m'importava molto della giustizia.

Paura e disgusto a Las Vegas[modifica]

Incipit[modifica]

Eravamo dalle parti di Barstow al limite del deserto quando le droghe cominciarono a fare effetto. Ricordo che dissi qualcosa come: "Mi sento la testa un tantino leggera; magari potresti guidare tu..." E immediatamente dopo ci fu un terrificante ruggito tutto intorno a noi e il cielo si riempì di enormi pipistrelli stridenti in picchiata sulla nostra macchina, la quale filava a centosessanta all'ora verso Las Vegas con la cappotta abbassata. E una voce gridava: "santo Iddio cosa sono questi animali?".

Citazioni[modifica]

  • L'editore sportivo mi aveva dato anche un anticipo di 300 dollari in contanti, la maggior parte dei quali era già stata spesa in droghe estremamente pesanti. Il baule della macchina pareva un laboratorio mobile della narcotici. Avevamo due borsate di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina, e un'intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti... e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere puro e due dozzine di fiale di popper. (p. 12)
  • Le nostre vibrazioni si stavano facendo cattive – ma perché? Mi sentivo confuso, frustrato. Era scesa l'incomunicabilità in quella macchina? Eravamo degenerati fino al livello di bestie mute? (p. 16)
  • Paranoia, paranoia... e nel frattempo sono tutto solo con il Grande Squalo Rosso nel parcheggio dell'aeroporto di Las Vegas. Al diavolo questo panico. Ritrova il controllo. Mantienilo. Per le prossime ventiquattr'ore questa faccenda del controllo sarà critica. Eccomi seduto qui, solo in questo deserto del cazzo, in questo covo di mentecatti armati, con un carico molto pericoloso di rischi, orrori e responsabilità che devo riportare a L.A. (p. 71)

Explicit[modifica]

"Che Dio abbia pietà di voi porci!" urlai a due Marines che uscivano dal cesso. Loro mi guardarono, ma non dissero nulla. Io stavo già ridendo come un matto. Ma non faceva differenza. Ero solo un altro di quei sacerdoti allo sfascio col cuore ammalato. Merda, mi avrebbero adorato, al Brown Palace. Mi feci un'altra bella tirata di popper, e arrivai al bar col cuore colmo di gioia. Mi sentivo come una mostruosa reincarnazione di Horatio Alger... un uomo in marcia, abbastanza malato da avere fiducia in tutto.

Bibliografia[modifica]

  • Hunter Stockton Thompson, Cronache del rum (The Rum Diary), traduzione di Marco Rossari, Baldini & Castoldi, Milano, 2007. ISBN 9788860731104
  • Hunter Stockton Thompson, Hell's Angels, traduzione di Syd Migx, ShaKe, Milano, 1998. ISBN 8888865160
  • Hunter Stockton Thompson, Paura e disgusto a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas, 1971), traduzione di Sandro Veronesi, Bompiani, Milano, 2000. ISBN 8845243486

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]