I cento passi

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I cento passi
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Titolo originale: I cento passi
Paese: Italia
Anno: 2000
Genere: Drammatico, biografico
Regia: Marco Tullio Giordana
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Sceneggiatura: Claudio Fava, Marco Tullio Giordana, Monica Zapelli
Attori:
Doppiatori originali:

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Doppiatori italiani:

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Note:

I cento passi, film italiano del 2000, regia di Marco Tullio Giordana.

Indice

[modifica] Frasi

Citazioni in ordine temporale.

  • Che ci volevi fare vedere Tano? Che non hai paura? Neanche per giocare cu picciriddu. (Cesare Manzella)
  • Pevvoi i siciliani dovevano restare nelle caverne. (Cesare Manzella) [Rivolto a Stefano Venuti, esponente del PCI locale, che denuciava le complicità mafiose negli appalti pubblici.]
  • Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
    Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c'è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: "voglio abbandonare la politica e la vita".
    Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
    Come l'anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l'editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell'Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell'onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall'altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
    Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

[modifica] Dialoghi

Citazioni in ordine temporale.

  • Cesare Manzella: Oh, oggi l'olio lo raccoglieremo tutti nei tini di acciaio inossidabile.
    Gaspare: L'olio nel ferro? Sarà. Ma io continuo a conservarlo nelle giarre di terracotta.
    Cesare Manzella: Zu Gaspare, tu uomo di passato sei. Fussi pittìa ancora nell'età della pietra saremmo. Oggi l'agricoltura bisogna farla con sistema industriale.
    Gaspare: E i piccioli che ci vogliono...
    Cesare Manzella: Iècierto che ci vogliono i piccioli... Ennoi ce li faremo dare dalla reggione.
    Gaspare: Tutti cunnuti sono!
    Cesare Manzella: Zu Gaspare, fatti furbo, non votare più per il re, oggi abbiamo la repubblica, la democrazia.
  • Gaetano Badalamenti: Peppino non ci vuoi più bene a zu Tano? [Scuotendo con fare minaccioso il viso di Peppino Impastato, ancora bambino.]
    Cesare Manzella: Cala 'e mano.
  • [a notte fonda, sotto casa][1]
    Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare?
    Giovanni Impastato: Come contare?
    Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare?
    Giovanni Impastato: Sì, so contare.
    Peppino Impastato: E sai camminare?
    Giovanni Impastato: So camminà.
    Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare?
    Giovanni Impastato: Sì, penso di sì...
    Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto..
    Giovanni Impastato: Dove stiamo andando?
    Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue,
    Giovanni Impastato: Peppino...
    Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c'abita qua?
    Giovanni Impastato: Ammuninne [sottovoce, intimorito]
    Peppino Impastato: [inizia a urlare] Ah, u'zu Tanu c'abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu' Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
    Giovanni Impastato: È nostro padre.
    Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese!!! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!!!

[modifica] Note

  1. Questo dialogo è stato utilizzato come introduzione nell'omonimo brano dei Modena City Ramblers, I cento passi, tratto dall'album ¡Viva la vida, muera la muerte!

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