John Fante

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John Fante (1909 – 1983), scrittore statunitense.

  • Figli – bah, borbottò. Odiano il loro padre.... Si vergognano della propria carne e del proprio sangue.... Meglio morire. Ti seppelliscono. Ti dimenticano... (da Full of Life)
  • La cucina : il vero regno di mia madre, l'antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d'erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti: l'altare erano i fornelli, il cerchio magico una tovaglia a quadretti dove i figli si nutrivano, quei vecchi bambini richiamati ai propri inizi, col sapore del latte di mamma che ancora ne pervadeva i ricordi, e il suo profumo nelle narici, gli occhi luccicanti, e il mondo cattivo che si perdeva in lontananza mentre la vecchia madre-strega proteggeva la sua covata dai lupi di fuori. (da La confraternita del Uva)
  • Meglio morire di bevute che morire di sete. (Angelo Musso; da La Confraternita del Uva)

Indice

[modifica] Chiedi alla polvere

[modifica] Incipit

Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce a andandomene a letto.
Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po' di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè.

[modifica] Citazioni

  • [Riferendosi a Camilla Lopez] A parte il contorno del viso e il candore dei denti, non era bella.
  • Si cominciava a scorgere, in distanza, il luccichio tremolante della canicola. Risalii il sentiero fino alla Ford. Presi la copia del mio libro, del mio primo libro, la aprii e scrissi a matita sul risguardo: "A Camilla, con amore, Arturo". Percorsi un centinaio di metri verso sud-est e, con tutta la forza che possedevo, gettai il libro nella direzione che lei aveva preso. Poi montai in macchina, avviai il motore e partii per Los Angeles.
  • Camilla Lopez se n'è andata, il deserto l'ha inghiottita. Può essere che qualcuno l'abbia tirata su e l'abbia portata in Messico. Può darsi che sia tornata a Los Angeles e sia morta in una stanza polverosa. Quello che so io è che è sparita, che il cane è sparito, e nulla ne è rimasto a parte la sua storia che vi voglio raccontare.
  • ...e la biblioteca con i grossi nomi degli scaffali, il vecchio Dreiser, il vecchio Mencken, tutta la banda riunita che andavo a riverire. Salve Dreiser, ehi Mencken, ciao a tutti, c'è un posto anche per me nel settore della B, B come Baldini, stringetevi un po', fate posto ad Arturo Bandini. Mi sedevo al tavolo e guardavo verso il punto in cui avrebbero messo il mio libro, proprio lì, vicino ad Arnold Bennett; niente di speciale quell'Arnold Bennett, ma ci sarei stato io a tenere alto l'onore delle B, io, il vecchio Arturo Bandini, uno della banda.
  • Questo non è che l'inizio, ma potrei anche raccontarti la storia di una sera passata sulla spiaggia con una principessa bruna, parlarti della sua carne senza significato, dei suoi baci come fiori di cera, privi di profumo nel giardino della mia passione.
  • Due persone in una stanza: una è una donna, l'altra Arturo Bandini, che non è né carne, né pesce, né niente.
  • Una sera capitai, a santa Monica, dove Camilla e io eravamo stati a fare il bagno, i primi tempi che ci frequentavamo. Mi fermai a guardare i frammenti spumeggianti, la nebbia misteriosa. La rividi correre nella schiuma rombante, giocare eccitata dalla libertà gioiosa del momento. Oh, Camilla! (Arturo Bandini)
  • Los Angeles, dammi qualcosa di te!
  • Dio Onnipotente, mi dispiace di essere diventato ateo, ma hai mai letto Nietzsche?!
  • – Ti odio – mi disse.
    Lo sentivo quest'odio, potevo quasi annusarlo, o udirne il suono, ma sogghignai di nuovo. – Lo spero bene, ribattei. – Chi si attira il tuo odio non può essere altro che un tipo in gamba.
  • Impossibile ritrovare la mia solitudine, dopo che se ne fu andata, o sfuggire al suo strano profumo. da controllare trascrizione, utente inaffidabile da controllare trascrizione, utente inaffidabile
  • A volte un'idea fluttuava innocente per la stanza, come un uccellino bianco. Non aveva cattive intenzioni. Voleva solo aiutarmi, l'uccellino. Ma io lo colpivo, lo abbattevo con i tasti, finché mi moriva tra le dita.
  • – Giovanotto, – mi disse. – È messicano per caso?
    Mi indicai e mi misi a ridere.
    – Messicano, io? – scossi il capo. – Sono americano, signora Hargraves. E quello non è un racconto sui cani. Parla di un uomo e non è niente male. Non c'è nemmeno un cane, lì dentro.
    – Non ospitiamo messicani in quest'albergo, – insisté.
    – Non sono messicano. E il titolo l'ho tratto da una favola. «E il cagnolino rise a vedere uno simile spasso».
    – E nemmeno ebrei, – concluse.

[modifica] Citazioni sul libro

  • Così l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere.
    E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro. (dalla prefazione)

[modifica] Incipit di Full of life

Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all'altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un gorgoglio come da una sorgente, dei gorgoglii, dei risucchi e degli sciabordii.
Dicevo: — Si comporta proprio come il maschio della specie.
— Non necessariamente.
— Nessuna femmina scalcia così tanto.

[modifica] Sogni di Bunker Hill

  • Entrò in bagno e chiuse la porta. Io mi sedetti sul letto e mi tolsi i vestiti. Quando ritornò ero nudo. Cercai di nascondere il mio disappunto. Era pulita e lavata, ma in qualche modo impura. Il suo sedere stava lì appeso come un orfanello. Non ce l'avremmo mai fatta.
  • Da quell'esperto di culi che ero, rapidamente mi accorsi delle contrazioni del suo sedere, indice sicuro di collera in una donna.
  • A questo punto successe una cosa strana. Guardai Edgington, i capelli e il corpo fradici, e non mi piacque. Non mi piacque per niente. C'era qualcosa di osceno nella nostra nudità, nel manoscritto che bruciava, nel pavimento inzaccherato di pioggia, nei nostri corpi che tremavano al freddo e nel sorriso insolente sulle labbra di Edgington. Mi scostai da lui e gli diedi la colpa di tutto.
  • Non avrei dovuto colpire Edgington. Era stato ospitale e cortese, generoso e cordiale. Ma non potevo sopportare la sua arroganza. Aveva troppo successo per i miei gusti. Doveva aspettarselo.
  • Muovendomi con il traffico, mi domandavo quanto altri come me prendevano la strada semplicemente per sfuggire alla città. Giorno e notte, la città formicolava di traffico ed era impossibile credere che tutte quelle persone avessero una ragione purchessia per guidare.
  • Mi ero autoingannato. Non era stato piacevole vedere Sin City. Non ero per niente compiaciuto del fallimento di Velda. Per la verità mi dipiaceva per lei, per tutti gli scrittori, per la miseria di quel mestiere.
  • Leggevo e leggevo, ed ero affranto e solo e innamorato di un libro, di molti libri, poi mi venne naturale, e mi sedetti li, con una matita e un lungo blocco di carta, e cercai di scrivere, fino a che sentii di non poter più continuare perché le parole non mi sarebbero venute come ad Anderson, ma solamente come gocce di sangue dal mio cuore.
  • Era vestita di velluto verde. Mi accorsi immediatamente del suo culo sbalorditivo. Vero Hollywood.

[modifica] Bibliografia

  • John Fante, Chiedi alla polvere (Ask the dust, 1939), traduzione di Maria Giulia Castagnone, Marcos y Marcos 1994.
  • John Fante, Full of Life (1952), traduzione di Alessandra Osti, Fazi, 1998.
  • John Fante, Full of Life, traduzione di Alessandra Osti, Einaudi, 2009. ISBN 9788806171421
  • John Fante, La confraternita del Chianti (The Brotherwood of the Grape, 1977), traduzione di Francesco Durante, Marcos y Marcos, 1995.
  • John Fante, Sogni di Bunker Hill (Dreams for Bunker Hill, 1982), traduzione di Francesco Durante, Einaudi, 2004.

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[modifica] Opere

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