Stuart MacBride

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Stuart MacBride (... — vivente), scrittore scozzese.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il collezionista di occhi[modifica]

La parte peggiore era l'attesa; stare accovacciati addosso al muro, strizzando gli occhi contro il sole che tramontava, aspettando il segnale. Il muro di un capannone abbandonato a Torry – una delle aree più povere di Aberdeen –, investito dall'odore di uno stabilimento per la lavorazione del pesce, e nei pressi di una lunga linea di enormi pattumiere gialle di plastica, piene zeppe di teste, lische e budella di pesce, che si putrefacevano lentamente nella calda serata di giugno.
Sei agenti di polizia, armati e suddivisi in tre squadre di due uomini ciascuna, vestiti di nero, che sudavano e cercavano di non respirare con il naso. Appostati, ascoltando attentamente nonostante il rauco stridore dei gabbiani che rendevano quell'area simile a Jurassic Park, per captare il suono di qualche movimento.
Niente.

La casa delle anime morte[modifica]

«No, tu ascolta me e ascoltami bene: se mio figlio non è qui tra dieci minuti, verrò io da te, e a mani nude ti strapperò un altro buco del culo, mi hai capito? Ha sei anni, Cristo!». Ian MacLaughlin posò una mano sulla cornetta del telefono e gridò a sua moglie di abbassare quel fottutissimo volume. Poi tornò a parlare all'idiota col quale era al telefono. «Allora, dove diavolo è Jamie?»
«Quando sono tornato dal pub, non c'erano più, OK? Neanche Catherine è qui... forse ha portato i ragazzi a fare una passeggiata?»

La porta dell'inferno[modifica]

La donna si ferma in fondo alla strada. È sotto un lampione, in equilibrio su una gamba sola, e si strofina una caviglia, come se non fosse abituata a portare tacchi alti. È la numero sette: una ragazza di Torry che dopo una notte passata a bere se ne torna a casa, traballando sui suoi tacchi "fottimi-adesso" e nella sua minigonna inguinale, anche se è febbraio e ad Aberdeen fa un freddo cane. È uno schianto. Capelli ricci e scuri. Nasino all'insù. Belle gambe, lunghe e sexy. Proprio il genere che preferisce. Gli piace sentire come si dimenano sotto di lui quando glielo mette dentro, quando fa sentire a quelle troie chi è che comanda.

Sangue nero[modifica]

Gesù Cristo, fa freddo.
La luna grossa e tonda rende tutto bianco e nero. Gelo e ombra. Vita e morte. Corri. Non fermarti. Continua a muoverti...
Steve incespica. Il fango smosso si è solidificato – va su e giù come sulle montagne russe. Un piede urta contro una sporgenza dura come un sasso e lui cade scompostamente sul terreno ghiacciato. Cerca di non urlare mentre il braccio gli grida il suo dolore acuto.
Da qualche parte un cane abbaia. Un cane grosso. Uno schifoso e spaventoso cagnaccio. Avete presente? Un rottweiler, un dobermann: un bastardo del genere. Grosso e nero, con migliaia di denti. Che lo insegue.
«Cazzo...». La parola scompare nel cielo notturno in una nuvoletta bianca di fiato.

Bibliografia[modifica]

  • Stuart MacBride, Il collezionista di occhi, traduzione di Tino Lamberti, Newton Compton, 2010. ISBN 9788854117433
  • Stuart MacBride, La casa delle anime morte, traduzione di Tino Lamberti, Newton Compton, 2009. ISBN 9788854114456
  • Stuart MacBride, La porta dell'inferno, traduzione di Francesca Toticchi, Newton Compton, 2010. ISBN 9788854121607
  • Stuart MacBride, Sangue nero, traduzione di Alessandra Spirito, Newton Compton, 2011. ISBN 9788854127579

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