Morgan Llywelyn

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Morgan Llywelyn (1937 – vivente), scrittrice statunitense naturalizzata irlandese.

Incipit di alcune opere[modifica]

Attenta o resterai così per sempre![modifica]

Nella nostra famiglia era mamma a essere considerata una "vera bellezza". Quando entrava in una stanza la conversazione si arrestava. Mamma aveva i capelli rossi e gli occhi verdi e un vitino che stava giusto giusto nelle mani di papà, ed era tanto bella che le altre donne la invidiavano, molto più di quanto potessero invidiare un dipinto o una statua famosi.

I guerrieri del Ramo Rosso[modifica]

L'atmosfera che circondava il bambino vibrava di tensione. Lui non poteva vedere l'ira o il desiderio represso, ma ne avvertiva i residui che si accumulavano come granelli di polvere negli angoli della fortezza: recriminazioni taciute affollavano i silenzi e sguardi amari saettavano, scagliati come lance, al di sopra della testa del piccolo Setanta.
A volte, gli capitava di svegliarsi di notte con il cuore che batteva a precipizio e lo stomaco contratto, mentre l'oscurità premeva su di lui: in essa si poteva annidare qualsiasi cosa, in quel mondo pervaso da forze invisibili, e Setanta rimaneva sdraiato in preda alla tensione, anticipando l'ignoto fino a quando lo sfinimento non lo faceva precipitare di nuovo nel sonno.
Setanta era sensibile e al tempo stesso coraggioso, quindi gli si aprivano davanti due strade: poteva diventare una piccola creatura sottomessa e timida... oppure poteva sfidare l'ignoto e imparare a combattere.

Il condottiero d'Irlanda[modifica]

Il cervo rosso uscì improvvisamente allo scoperto cogliendo alla sprovvista Finn e i suoi cani, che si immobilizzarono in attesa di un comando del padrone; Finn ebbe appena il tempo di intravedere i grandi occhi lucidi e imploranti dell'animale, poi il cervo lanciò un bramito e si allontanò a grandi balzi giù per il pendio montano mentre la luce del sole al tramonto strappava riflessi ramati al suo manto rossiccio. Verso nord, al di là della Baia di Galway, si stavano ammassando dense nubi grigie preannuncianti l'approssimarsi dell'inverno e il vento era carico di nevischio che ammantava il panorama di un freddo grigiore in stridente contrasto con il pelo fiammante dell'animale.
— Cervo rosso, cervo rosso — mormorò Finn, paralizzato dalla bellezza della bestia in fuga, e sentì una poesia che cominciava a zampillare nel suo animo come acqua sorgiva.
In quel momento alcune grida echeggiarono alle sue spalle.
— Un cervo, ed è grosso!
— Prendiamolo!
— Uccidiamolo! Uccidiamolo!
Quando gli uomini lo oltrepassarono agitando le lance e urlando la loro fame, gli istinti di Finn si fusero per un momento con quelli degli altri e lui serrò la mano intorno all'asta della lancia, contraendo i muscoli nel prepararsi a scagliarla... ma la poesia lo bloccò. La poesia che stava crescendo dentro di lui.
— Fermi dove siete! — ordinò.
Pur uggiolando in segno di protesta, i due giovani cani da caccia... Bran e Sceolaun... rimasero al suo fianco ma gli uomini trovarono più difficile obbedire e proseguirono la corsa di slancio: erano cacciatori e avevano davanti un cervo in fuga... ma erano anche guerrieri dei Fíanna e lui era il nuovo capo di quel particolare fían di nove elementi.
Si faceva chiamare Finn Mac Cool.

Il leone d'Irlanda[modifica]

Il piccolo Brian si sedette sulla sommità della collina sassosa con le braccia strette intorno ai ginocchi sbucciati. Rovesciò il capo all'indietro e fissò l'immensa volta del cielo, provando un profondo e rassicurante senso di solitudine.
Per l'ultimo nato di una famiglia numerosa ed in perenne agitazione, la solitudine era una rara conquista. Sembrava che Brian si trovasse sempre tra i piedi di qualcuno. Si era arrampicato sulla collina perché al momento era deserta ed egli poteva occuparla senza timore di incidenti.
Con voce incerta si rivolse verso il cielo grigio che andava incupendosi. — Sono il re — disse, assaporando le parole. Come risposta udì solo il silenzio; allora si rizzò in piedi e ripeté con più forza: — Sono il re dei re — e spalancò le braccia per racchiudere nel suo gesto la maggior parte possibile del suo regno.

Il potere dei druidi[modifica]

Era stato nella morsa della morte per lungo tempo.
Con un profondo senso di shock si rese conto di non essere più morto.
Al di là di una consapevolezza dell'io sempre più intensa era ancora cosciente della delicata rete da cui era stato separato, perché dalla sua struttura coloro che gli erano cari si stavano protendendo per chiamarlo e per cercare ancora un momento di comunione.
Non mi abbandonate! gridò loro. Seguitemi, trovatemi!
Serrandoglisi intorno, l'esistenza prese a vibrare delle pulsazioni di un cuore gigantesco, poi lui fu espulso nella luce e rotolò nell'ignoto.

Bibliografia[modifica]

  • Morgan Llywelyn, Attenta o resterai così per sempre!, [traduttore non indicato], in "... e non dimenticare la tuta spaziale", a cura di Jody Lynn Nye, Mondadori, 1999. ISSN 11205288
  • Morgan Llywelyn, I guerrieri del Ramo Rosso, traduzione di Patrizia Rognoni, TEA, Milano, 2006. ISBN 8850211236
  • Morgan Llywelyn, Il condottiero d'Irlanda, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, Milano, 2006. ISBN 884291441X
  • Morgan Llywelyn, Il leone d'Irlanda, traduzione di Annarita Guarnieri, TEA, Milano, 2005. ISBN 8850207689
  • Morgan Llywelyn, Il potere dei druidi, traduzione di Annarita Guarnieri, Ed. Nord, 1992.

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Opere[modifica]