Terry Brooks

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Terry Brooks

Terry Brooks (1944 – vivente), scrittore statunitense.

  • Coloro che commettevano le peggiori atrocità spesso erano spinti da un malinteso senso di giustizia e da quello che a loro pareva un bene superiore. (da Jarka Ruus, traduzione di Riccardo Valla, Oscar Mondadori)
  • Tutto era avvolto nel silenzio, che nel castello dei Druidi era una sorta di contagio. Ogni cosa, all'interno di Paranor, era ammantata in più strati sovrapposti di silenzio: pareva quasi che il suono fosse un intrusione poco gradita. Forse lo era davvero, in un luogo dove si concentrava un potere tanto forte e la lotta per controllarlo era fatta di macchinazioni segrete e di sottili inganni. (da Tanequil, traduzione di Riccardo Valla, Oscar Mondadori)
  • Noi Ohmsford crediamo sempre. (Coll Ohmsford, da Gli Eredi di Shannara)

La Spada di Shannara[modifica]

Incipit[modifica]

Il sole tramontava già fra le profondità verdi delle colline a ovest della vallata, e le sue ombre rosse e rosate sfioravano gli angoli più remoti della campagna, quando Flick Ohmsford cominciò la sua discesa. Il sentiero calava giù irregolarmente per il pendio settentrionale, serpeggiando attraverso i massi imponenti che costeggiavano il terreno, sparendo nelle folte foreste delle pianure per ricomparire a tratti nelle piccole radure e negli spazi liberi della zona dei boschi. Flick seguiva con lo sguardo il percorso familiare mentre avanzava stancamente, un passo dietro l'altro, il sacco buttato sopra una spalla. La sua faccia larga, battuta dal vento, aveva un che di placido, disteso, e solo i grandi occhi grigi rivelavano l'energia che bruciava dietro quella calma apparente. Era giovane, anche se la corporatura robusta e i capelli castani spruzzati di grigio e le sopracciglia folte lo facevano apparire assai più vecchio. Indossava la comoda tenuta da lavoro della gente della Valle e nel sacco portava diversi utensili metallici che sbattevano l'uno contro l'altro, sferragliando.
[Terry Brooks, La Spada di Shannara, traduzione di Silvia Stefani, Arnoldo Mondadori Editore, 1993]

Citazioni[modifica]

  • [...] soggiogandolo al volere dell'uomo, che non era più uomo, che non era più neanche padrone di se stesso.
  • Il fatto che quei disgraziati si fossero imbattuti nel contrario di quel che stavano perseguendo è di per sé una lezione per gli uomini.
  • Le menti umane non sono preparate a affrontare le realtà dell'esistenza immateriale in questa sfera. è un peso che nessun mortale può sopportare a lungo. (da La Spada di Shannara, traduzione di Silvia Stefani, Mondadori)
  • Tutti quanti alla fine volgevano a due unici scopi... scoprire strumenti migliori per vivere o mezzi più rapidi per uccidere.
  • È l'eterna storia della cecità prodotta dall'eccessivo appagamento.
  • Non so se desidero veramente conoscere la verità. Non sono sicuro di poterla capire.
  • Quando si crede in qualcosa, bisogna agire di conseguenza... non si può tenere il piede in due staffe.
  • Eppure, si nascondeva nella sua mente confusa la convinzione di poter superare tutti quegli ostacoli apparentemente insormontabili.
  • [Allanon] Tu mi hai condotto, qui, Shea. È per te che sono venuto.
  • Le verità ovvie [...] sono i figli inutili del senno di poi.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il Druido Supremo di Shannara[modifica]

Jarka Ruus[modifica]

Grianne sedeva al tavolo di lavoro, sola nella sua stanza immersa nelle ombre del tramonto e nella solitudine della sera. I suoi pensieri erano ancora più cupi della notte che s'approssimava e ancora più grevi dell'intera massa della Fortezza di Paranor. Da qualche tempo aveva preso l'abitudine di ritirarsi presto, in apparenza per lavorare, ma in realtà soprattutto per pensare, per riflettere sulle delusioni degli insuccessi odierni e sull'assenza di prospettive per l'indomani. Nella torre centrale della Fortezza regnava il silenzio, e quel silenzio le concedeva una tregua momentanea nella lotta tra lei e coloro ai quali avrebbe dovuto comandare. Durava poco, solo il tempo in cui rimaneva chiusa nella sua stanza. Senza quella piccola consolazione quotidiana sarebbe impazzita dalla disperazione.

La regina degli Straken[modifica]

«Pen Ohmsford!» Una figura avvolta in un mantello nero lo chiamò dall'altra sponda dell'abisso che separava l'isola del Tanequil dal resto del mondo. «Aspettavamo solo te!»
Era un druido. Venne avanti di qualche passo, poi abbassò il cappuccio rivelando un viso dai lineamenti forti e dalla pelle scura. Pen non l'aveva mai visto.
«Attraversa il ponte, così potremo parlare» continuò il druido.

Tanequil[modifica]

Sen Dunsidan, Primo ministro della Federazione, si fermò a guardarsi alle spalle mentre percorreva il corridoio che portava al suo alloggio privato.
Ovviamente non vide nessuno che non fosse autorizzato a trovarsi in quelle sale. Era sempre così, ma questo non gli impediva, ogni volta, di girarsi a controllare.
Scrutò attentamente il corridoio illuminato dalle torce. Meglio essere certi. Lo consigliava il buonsenso.

Il Verbo e il Vuoto (o "Il ciclo del Demone")[modifica]

Il cavaliere del Verbo[modifica]

Giunto sulla cima di una collinetta da cui si scorge l'intera città, John Ross si volta a osservare la battaglia. La strada che ha percorso è una striscia d'asfalto lunga e grigia che serpeggia fra le verdi macchie di alberi e cespugli fino a raggiungere la zona dove sorgono le prime rovine. Le fiamme si levano alte fra gli scheletri di vetro e acciaio dei grattacieli abbandonati: le rabbiose vampate degli incendi si stagliano sullo sfondo slavato dell'orizzonte, ancora nascosto dietro la densa nuvolaglia. Il fumo si alza in lunghe e grasse volute che macchiano l'aria di cenere e fuliggine. Il crepitio dei fuochi e l'acre odore del fumo arrivano fino a lui.

Il demone[modifica]

Nel sogno John Ross si trova al centro di un'ennesima cittadina americana incendiata, ma in questa c'è stato altre volte. Anche se diroccati e anneriti, gli edifici che lo circondano sono ancora riconoscibili. Ross è al centro dell'incrocio principale: da quel punto le strade spazzate dal vento corrono verso l'orizzonte come quattro nastri grigi sempre più sottili: a sud fino al ponte, a est verso i resti della città natale di Reagan, a nord verso la distesa calcinata dal sole dove un tempo c'erano campi di mais, a ovest verso il Mississippi e le Grandi Pianure. Un cartello stradale arrugginito e ammaccato gli conferma che si trova all'angolo tra la Prima Avenue e la Terza Strada.

Il fuoco degli angeli[modifica]

John Ross è fermo ai margini di un brullo frutteto devastato. Sta guardando la collinetta che si innalza dolcemente davanti a lui e la figura di un uomo appeso a una croce di legno. Il poveretto ha le mani e i piedi trafitti da lunghi chiodi di ferro; polsi e caviglie sono legati strettamente perché non riesca a liberarsi strappandosi dai chiodi. Su tutto il corpo si scorge un reticolo di frustate rosse e da una profonda ferita al fianco esce ancora un rivoletto di sangue. La testa reclinata è nascosta dai capelli lunghi e fini, e il movimento del petto, quando respira, è debole e quasi impercettibile.

Il viaggio della Jerle Shannara[modifica]

Il labirinto[modifica]

Grianne Ohmsford aveva solo sei anni il giorno in cui era finita la sua infanzia. Era un po' piccola di statura per la sua età e non era particolarmente robusta né esperta delle cose della vita: di conseguenza, non era affatto pronta a diventare adulta da un giorno all'altro. Era sempre vissuta ai margini occidentali delle pianure di Rabb, nel guscio protettivo della sua casa, primogenita dei due figli di Araden e Biornlief Ohmsford, lui maestro e scrivano, lei madre di famiglia. A casa loro c'era sempre un grande andirivieni, pareva di essere in una locanda: allievi di suo padre, clienti venuti a farsi scrivere qualche documento, viaggiatori da ogni angolo delle Quattro Terre. Lei però non era mai stata in nessun altro luogo, e cominciava appena a rendersi conto di quanto fosse grande il mondo a lei sconosciuto, quando tutto ciò che conosceva le era stato sottratto.

L'ultima magia[modifica]

La figura uscì dall'ombra dell'alcova con una tale rapidità che Sen Dunsidan le fu quasi addosso prima di accorgersi della sua presenza. Il corridoio che portava alla camera da letto era buio e le poche lucerne appese alle pareti proiettavano solo incerti aloni di luce giallastra. Il chiarore delle fiammelle non gli fu di alcun aiuto e il ministro della Difesa non ebbe la possibilità né di fuggire né di difendersi.

La strega di Ilse[modifica]

Hunter Predd pattugliava la distesa dello Spartiacque Azzurro a nord dell'isola di Mesca Rho, estremo avamposto del Wing Hove ai margini delle acque territoriali degli Elfi, quando vide l'uomo aggrappato al relitto. Era abbandonato sul legno come una bambola di pezza, con la testa appoggiata alle tavole e la faccia a poca distanza dall'acqua, un braccio mollemente avvolto attorno allo stretto relitto per non scivolare. Sole, vento e pioggia gli avevano bruciato e devastato la pelle ed era vestito di stracci. Era così immobile da non permettere di capire se fosse ancora vivo. In effetti era stato lo strano rollare del suo corpo tra le morbide onde a richiamare lo sguardo di Hunter Predd.

La Canzone di Shannara[modifica]

Stava per cambiare stagione nelle Quattro Terre: la tarda estate si spegneva lentamente nell'autunno. Erano finite le lunghe giornate in cui il caldo rovente rallentava il ritmo della vita e si provava la sensazione di avere abbastanza tempo per tutto. Anche se il caldo cattivo persisteva, le giornate avevano cominciato ad accorciarsi, l'aria umida a diventare più secca, e il ricordo delle esigenze concrete, immediate a risvegliarsi. Dappertutto si manifestavano i segni di questa transizione. Nelle foreste di Valle d'Ombra le foglie avevano già cominciato ad arrossarsi.
[Terry Brooks, La Canzone di Shannara, traduzione di Silvia Stefani, Arnoldo Mondadori Editore, 1995]

Landover[modifica]

Il magico regno di Landover[modifica]

Il catalogo veniva da Rosen's. Era l'annuale catalogo "Speciale Natalizio" del grande magazzino.
Era indirizzato ad Annie.
Ben Holiday si bloccò davanti alla cassetta della posta, ancora aperta. Gli occhi gli corsero sulla copertina del catalogo, allegramente decorata di motivi natalizi, fino alla bianca etichetta dell'indirizzo e al nome della moglie morta. L'atrio del grattacielo di Chicago pareva stranamente immobile nel grigiore crepuscolare dell'ora di punta pomeridiana: c'erano solo lui e la guardia giurata. All'esterno, dietro i vetri della facciata dell'edificio, il vento autunnale che soffiava gelido lungo il canyon della Michigan Avenue annunciava con il suo bisbiglio l'arrivo dell'inverno.

L'unicorno nero[modifica]

L'unicorno nero sbucò dalle nebbie mattutine, quasi fosse nato da esse, e volse lo sguardo sul regno di Landover.
L'alba si librava sul filo dell'orizzonte a oriente, come un'intrusa che sbirciasse dal suo nascondiglio per spiare la frettolosa partenza della notte. All'apparire dell'unicorno, il silenzio parve diventare più profondo, come se quel piccolo avvenimento in quel minuscolo lembo di terra fosse percepìto in modo arcano da tutta la valle. Ovunque, il sonno cedette il posto alla veglia, i sogni alla realtà, e in quell'attimo di transizione il tempo fu più vicino a fermarsi di quanto fosse mai accaduto.

La scatola magica di Landover[modifica]

Horris Kew avrebbe potuto essere una caricatura di Ichabod Crane eseguita da un artista della Disney. Era alto e sgraziato, simile a un burattino mal costruito. La testa era troppo piccola, le braccia e le gambe erano troppo lunghe e le orecchie, il naso, il pomo d'Adamo e i capelli sembravano spuntargli fuori da tutte le parti. Aveva un aspetto sciocco e inoffensivo, solo che non lo era affatto. Era uno di quegli uomini che posseggono un minimo di potere e lo utilizzano nel peggiore dei modi. Credeva di essere saggio e molto scaltro, solo che non lo era. Era la proverbiale palla di neve che riesce puntualmente a trasformarsi in una valanga. Insomma, alla resa dei conti, rappresentava un vero e proprio pericolo per chiunque, lui compreso, e nella gran parte dei casi non se ne rendeva nemmeno conto.

La sfida di Landover[modifica]

Il corvo dagli occhi rossi stava appollaiato su un ramo della vecchia e imponente quercia bianca, nel punto in cui i rami erano più fitti e frondosi, e osservava la gente riunita per il picnic nella soleggiata radura sottostante. Così lo chiamava Holiday, "picnic". Una tovaglia dai colori sgargianti era stesa sulla rigogliosa erba primaverile, e su di essa i gitanti stavano vuotando il contenuto di parecchi cestini di cibo. Cibo che, si figurò il corvo, a un umano non privo di appetito sarebbe apparso invitante e delizioso. C'erano vassoi di carne e formaggio, ciotole di insalata e frutta, pezzi di pane e borracce di birra e acqua fresca. C'erano piatti e tovaglioli per ciascuno dei partecipanti e coppe per bere e attrezzi per mangiare. Un vaso di fiori selvatici era stato sistemato al centro del desco.

Mago a metà[modifica]

Ben Holiday si lasciò sfuggire un sospiro di stanchezza e desiderò di trovarsi in un posto diverso da quello in cui era. Desiderò di trovarsi in qualsiasi altro posto.
Era nel giardino d'inverno di Sterling Silver, probabilmente la stanza che preferiva fra i tanti saloni del castello. Era vivace e luminosa. Cassette di fiori s'incrociavano sul pavimento di piastrelle formando strisce abbaglianti di colore. Il sole entrava a fiotti dalle finestre alte dal pavimento fino al soffitto che correvano per tutta la lunghezza della parete meridionale, e minuscoli granelli di polline danzavano negli ampi fasci di luce. Le finestre erano aperte e dolci fragranze entravano sulle ali della brezza. La stanza guardava sul giardino vero e proprio, un labirinto di aiuole fiorite e di siepi che si estendeva su un pendio fino al lago sul quale sorgeva il castello dell'isola, mescolando e fondendo i colori come pennellate su una tela inzuppata di pioggia. I fiori sbocciavano tutto l'anno, inseminandosi spontaneamente con lodevole regolarità. Un orticultore proveniente dal vecchio mondo di Ben avrebbe ucciso per poter studiare tesori del genere, specie che crescevano soltanto nel regno di Landover e in nessun altro luogo.
Eppure, in quel momento, Ben avrebbe ucciso per fuggire da lì.

L'eredità di Shannara[modifica]

Gli eredi di Shannara[modifica]

Il vecchio sedeva solo all'ombra dei Denti del Drago, scrutando l'imminente oscurità che inseguiva verso ovest la luce del sole. La giornata era stata insolitamente fredda per essere di mezza estate e la notte si annunciava gelida. Nuvole sparse coprivano il cielo, proiettando i loro profili sulla terra, vagando come bestie senza meta tra la luna e le stelle. Il silenzio riempiva il vuoto lasciato dalla luce morente, come una voce in attesa di manifestarsi.

I talismani di Shannara[modifica]

Il crepuscolo scese sulle Quattro Terre: un lento velarsi della luce, un graduale allungarsi delle ombre. L'afa della giornata di tarda estate cominciò ad attenuarsi, mentre la rossa sfera di fuoco del sole calava a occidente e l'aria stagnante e riarsa si raffreddava. Il silenzio che accompagna la fine del giorno avvolse la terra, mentre foglie ed erbe rabbrividivano, nell'attesa della notte.

Il Druido di Shannara[modifica]

Il Re del Fiume Argento si fermò al limitare dei Giardini che erano stati il suo regno sin dal tempo delle fate e rivolse il suo sguardo in basso, verso il mondo dei mortali. Ciò che vide lo rese triste e sconfortato. La terra, malata, stava morendo, la fertile terra nera si trasformava in polvere, le verdi pianure inaridivano, le foreste erano ormai distese infinite di alberi privi di linfa vitale e l'acqua nei laghi e nei fiumi stagnava o era evaporata del tutto. Ovunque anche le creature che vivevano su quella terra soffrivano e morivano poiché il loro nutrimento era stato avvelenato. Perfino l'aria aveva perso parte della sua purezza.

La regina degli Elfi di Shannara[modifica]

Crepitava nelle lampade a olio che pendevano distanti e solitarie alle finestre e all'entrata delle case della sua gente. Scoppiettava e sibilava lambendo le torce imbevute di pece, poste a illuminare gli incroci e ai lati dei cancelli. Brillava tra i rami frondosi di antichi alberi di quercia e di noce americano nei viali fiancheggiati da lampioni di vetro. In una miriade di luci tremolanti, le fiamme erano simili a minuscole creature che la notte minacciava di scoprire e distruggere.
Come noi, pensò lei.
Come gli Elfi.

Le Pietre Magiche di Shannara[modifica]

Una fievole luce apparve a est nel cielo notturno quando gli Eletti entrarono nei Giardini della Vita. Vicina, la città elfa di Arborlon era immersa nel sonno, la gente ancora avvolta nel calore e nella solitudine del giaciglio. Ma, per gli Eletti, il giorno era già cominciato. Con le ampie tuniche bianche fluttuanti al vento d'estate, sfilarono fra le sentinelle della Guardia Nera che, secondo un rito antico di secoli, stavano rigide, impassibili davanti ai cancelli ad arco di ferro battuto intarsiato di volute argentee e tasselli d'avorio. Passarono rapidamente. Soltanto le loro voci sommesse e lo scricchiolio dei sandali sul sentiero ghiaioso turbavano il silenzio del nuovo giorno mentre scivolavano oltre i cancelli fra le ombre dei pini.

Bibliografia[modifica]

  • Terry Brooks, Gli Eredi di Shannara, traduzione di Chiara Libero, Mondadori, 1990, ISBN 880439353X
  • Terry Brooks, I Talismani di Shannara, traduzione di Delio Zinoni, Mondadori, 1997. ISBN 8804399872
  • Terry Brooks, Il cavaliere del Verbo, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2000. ISBN 8804484055
  • Terry Brooks, Il Ciclo di Shannara, traduzione di Silvia Stefani, Mondadori. ISBN 8804404221
  • Terry Brooks, Il demone, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2003. ISBN 8804470844
  • Terry Brooks, Il Druido di Shannara, traduzione di Elena Dezani Trucco e Anna Tamagno Gea, Mondadori, 1991.
  • Terry Brooks, Il Druido Supremo di Shannara. Jarka Ruus, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2003. ISBN 8852003525
  • Terry Brooks, Il Druido Supremo di Shannara. La regina degli Straken, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2005. ISBN 8852003908
  • Terry Brooks, Il Druido Supremo di Shannara. Tanequil. traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2004. ISBN 8852003584
  • Terry Brooks, Il fuoco degli angeli, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2000. ISBN 8804481889
  • Terry Brooks, Il viaggio della Jerle Shannara. Il labirinto, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2001.
  • Terry Brooks, Il viaggio della Jerle Shannara. L'ultima magia, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 2002. ISBN 8804510374
  • Terry Brooks, Il viaggio della Jerle Shannara. La strega di Ilse. traduzione di Riccardo Valla, Mondadori. ISBN 8804510676
  • Terry Brooks, Landover. Il magico regno di Landover, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 1993.
  • Terry Brooks, Landover. L'unicorno nero, traduzione di Lidia Perria, Mondadori, 1994.
  • Terry Brooks, Landover. La scatola magica di Landover, traduzione di Marco Pinna, Mondadori, 1996. ISBN 880441328X
  • Terry Brooks, Landover. La sfida di Landover, traduzione di Sergio Perrone, Mondadori, 1996.
  • Terry Brooks, Landover. Mago a metà, traduzione di Lidia Perria, Interno Giallo, 1992. ISBN 8835601436
  • Terry Brooks, La regina degli Elfi di Shannara, traduzione di Savino D'Amico, Mondadori, 1998. ISBN 8804386800
  • Terry Brooks, Le Pietre Magiche di Shannara, traduzione di Silvia Stefani, Arnoldo Mondadori Editore, 1995.

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