Cornelia Funke

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Cornelia Funke alla fiera del libro di Madrid 2008

Cornelia Caroline Funke (1958 – vivente), scrittrice tedesca.

Citazioni di Cornelia Funke[modifica]

  • Gli adulti non si ricordano com'era essere bambini.
    Anche quando sostengono il contrario. No, non lo sanno più. Credimi.
    Hanno dimenticato tutto.
    Come sembrava grande allora il mondo.
    Come poteva essere faticoso anche solo arrampicarsi su una sedia.
    E come ci si sentiva a dover guardare sempre in alto? Dimenticato.
    Non lo sanno più.
    Anche tu lo dimenticherai.
    Talvolta gli adulti parlano di com'era bello essere bambini.
    Sognano persino di tornare bambini.
    Ma cosa sognavano quando erano bambini?
    Tu lo sai?
    Io credo che sognassero di diventare finalmente adulti. (da Il Re dei Ladri)

Il labirinto del fauno[modifica]

Incipit[modifica]

Si narra che tanto, tanto tempo fa, in un Regno Sotterraneo dove la bugia e il dolore non hanno significato, vivesse una principessa che sognava il mondo degli umani. La principessa Moanna sognava un cielo di un limpido azzurro e un mare infinito di nubi; sognava il sole e l'erba e il sapore della pioggia... Così, un giorno, fuggì dai suoi guardiani e venne nel nostro mondo. Ben presto il sole cancellò tutti i suoi ricordi e lei dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Vagò sulla terra, patendo il freddo, la malattia e il dolore. Alla fine morì.
Suo padre, il re, non smise mai di cercarla. Sapeva infatti che l'anima di Moanna era immortale e sperava che un giorno potesse tornare da lui.
In un altro corpo, in un'altra epoca. Forse in un altro luogo.
Avrebbe aspettato.
Fino all'ultimo respiro.
Fino alla fine del tempo.

Citazioni[modifica]

  • C'era una volta una foresta nel Nord della Spagna, così antica che poteva narrare storie da un tempo passate e dimenticate dagli uomini. Le radici degli alberi affondavano tanto in profondità nel terreno ricoperto di muschio da intrecciarsi con le ossa dei defunti, e i loro rami si protendevano verso le stelle.
    Quante cose perdute, mormoravano le foglie, mentre tre automobili nere percorrevano la strada sterrata che attraversava felci e muschio.
    Ma tutte le cose perdute possono essere ritrovate, bisbigliavano gli alberi. (p. 9)
  • Gli esseri umani facevano domande su tutto, ma di solito non erano bravi neppure la metà a trovare le risposte. (p. 62)
  • Per quanto possiamo desiderarla, la vera magia è qualcosa di agghiacciante. (p. 68)
  • Gli uomini erano creature così vulnerabili, senza pelliccia né squame a proteggere le loro morbide carni. Così Vidal applicava con dedizione ogni mattina per trasformarsi in una bestia più pericolosa. (pp. 71-72)
  • Ecco a cosa servivano i coltelli per le donne: a tagliare il cibo destinato agli uomini che usavano i loro coltelli per uccidere... uccidere i mariti, i figli e le figlie di quelle donne. (pp. 84-85)
  • «Mia madre diceva di non fidarmi dei Fauni. A volte sono buoni, altre volte no...» (Mercedes, p. 88)
  • [Sulla guerra civile spagnola] «Scelgo di essere qui perché voglio che mio figlio nasca in una Spagna nuova, pulita. I nostri nemici [...] credono erroneamente che siamo stati creati tutti uguali. Invece c'è una grande differenza: loro hanno perso questa guerra. Noi l'abbiamo vinta. E se fosse necessario ucciderli a uno a uno per farglielo capire, è ciò che faremo. A uno a uno.» (Capitano Vidal, pp. 119-120)
  • Nell'esperienza di Ferreiro il balbettio era sintomo di una pelle troppo sottile per tenere a bada l'oscurità del mondo. (p. 165)
  • A volte persino chi guarisce viene trasformato in un macellaio dalla tenebra di questo mondo. (p. 168)
  • «L'America, la Russia, l'Inghilterra... ci aiuteranno. [...] Una volta vinta la Grande Guerra contro i fascisti tedeschi, ci aiuteranno a sconfiggerli qui in Spagna. Franco appoggiava Hitler, ma noi appoggiamo gli Alleati. Molti di noi sono morti sostenendo la resistenza; abbiamo sabotato le miniere di tungsteno in Galizia, che servivano ai tedeschi per continuare a produrre armi e... crede che gli Alleati lo dimenticheranno?» (Pedro, p. 186)
  • Da giovani ci sentiamo immortali. O forse è solo che ancora non ci curiamo così tanto della morte? (p. 187)
  • La morte è un'amante da temere ed esisteva un modo soltanto per superare tale paura: diventando il suo giustiziere. (p. 198)
  • Interrogare un prigioniero era un processo elaborato. Somigliava a una danza, un passo indietro lento, poi uno avanti veloce, e di nuovo indietro. Lento, veloce, lento. (p. 219)
  • Le biblioteche non custodiscono i segreti: li rivelano. (p. 230)
  • Il Fauno non credeva ai libri. Era molto più vecchio del più antico manoscritto nella biblioteca della regina e poteva legittimamente affermare di sapere molte più cose sul mondo di tutte le pagine ingiallite. (p. 230)
  • I bambini si accorgono di certe cose, perché tutto ciò che fanno è osservare, e nascondersi dalle tempeste create dagli adulti. Le tempeste e gli inverni. (p. 245)
  • C'è una foresta in Galizia così antica che alcuni alberi ricordano l'epoca in cui gli animali avevano forma umana e gli uomini avevano ali e pelliccia. Alcuni umani, mormorano gli alberi, divennero anche quercia e betulla e alloro, e affondarono le radici così in profondità nel terreno da dimenticare il proprio nome. In particolare c'è un fico, la cui storia viene raccontata quando il vento fa mormorare le foglie. Cresce su una collina nel cuore della foresta. Lo si riconosce chiaramente, perché i due rami principali si curvano come le corna di una capra e il tronco è spezzato, quasi che l'albero abbia dato alla luce qualcosa che gli cresceva sotto la corteccia.
    Sì! sussurra la foresta. È per questo che il tronco è spezzato e aperto come una ferita. Quest'albero ha partorito, perché un tempo era una donna che danzava e cantava sotto le mie fronde. Coglieva le mie bacche e si intrecciava nei capelli i miei fiori. Un giorno incontrò un Fauno a cui piaceva suonare il flauto sotto i miei alberi al chiaro di luna. Lo aveva ricavato dalle ossa delle dita di un orco e la sua melodia cantava del Regno Sotterraneo dal quale proveniva, tanto diverso dalla luce che la donna recava dentro di sé. (pp. 256)
  • L'amore è una trappola terribilmente efficace, e la verità più crudele della guerra è che trasforma l'amore in un rischio mortale. (p. 279)
  • [Sul capitano Vidal] Era quella la sua debolezza: il bisogno di dimostrare continuamente a se stesso e agli altri che niente e nessuno poteva resistergli e che il suo cuore non conosceva né paura né pietà. Bugiardo. Aveva paura di tutto. Specialmente di se stesso. (p. 282)
  • La Morte sospirò. Era abituata a sentire gli uomini implorare di dare loro qualche altro anno o mese, a volte persino qualche ora. C'era sempre qualcosa di inconcluso, di non fatto, di non vissuto. I mortali non capiscono che la vita non è un libro che si chiude dopo averlo letto fino all'ultima pagina. Non esiste un'ultima pagina nel Libro della Vita, perché l'ultima è sempre la prima di una nuova storia. (p. 295)
  • [Sui lupi] Le fiabe sbagliavano a dare al male la forma di una magnifica creatura selvaggia. Sia Ernesto Vidal sia l'Uomo Pallido erano esseri umani che si nutrivano di cuori e anime perché avevano perso i propri. (pp. 320-321)
  • Vidal non riusciva a vedere il Fauno. Forse la sua tenebra lo rendeva cieco a troppe cose. Forse credeva già a troppe cose. Forse credeva già a troppe sciocchezze da adulti e dentro di lui non c'era più spazio per nient'altro. (p. 326)
  • C'era una volta, ma non molto tempo fa, un Mangiatore di Bambini che abitava in un'antica foresta. La gente del posto che raccoglieva legna degli alberi per superare l'inverno, lo chiamava l'Uomo Pallido. Le sue vittime erano così numerose che i loro nomi ricoprivano le pareti di tutte le sale che si era costruito sottoterra. Trasformava le piccole ossa in mobili delicati come le loro membra e le loro grida erano la musica che accompagnava i suoi banchetti a quello stesso tavolo sul quale ne aveva uccisi tanti.
    Le tortuose gallerie della tana del Mangiatore di Bambini erano state progettate per rendere la caccia più divertente. I bambini potevano essere incredibilmente veloci, l'Uomo Pallido lo sapeva bene. Dopotutto lui stesso era stato umano, un tempo, ma i suoi infanticidi lo avevano tramutato in qualcos'altro, un essere senza faccia e senza età, unico nel suo genere. (pp. 235-236)

Explicit[modifica]

E si narra che la principessa Moanna fosse tornata nel reame del padre dove regnò per molti secoli con giustizia e cuore generoso. E che fosse amata dal suo popolo e lasciasse sulla Terra piccole tracce del proprio passaggio, visibili soltanto a coloro che sanno dove cercare.
Sono sempre pochi coloro che sanno dove cercare e come ascoltare, questo è vero. Ma le storie più belle, pochi bastano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cuore d'inchiostro[modifica]

Pioveva, quella notte. Una pioggerella fine, un fitto mormorio. Tanti anni più tardi, a Meggie bastava chiudere gli occhi per sentirla ancora, con quel suo tamburellare sui vetri come minuscole dita. Da qualche parte, nel buio, un cane abbaiava e, per quanto si girasse e rigirasse nel letto, Meggie non riusciva a prendere sonno.
Sotto il cuscino c'era il libro che aveva appena letto. Le premeva la copertina contro l'orecchio, quasi per attirarla di nuovo fra le sue pagine. «Certo che dev'essere comodo dormire con quel coso duro sotto la testa!» aveva scherzato Mo la prima volta che le aveva trovato un volume sotto il guanciale. «Dai, ammettilo: di notte ti bisbiglia la sua storia.»
«Oh, qualche volta. Ma funziona solo con i bambini» aveva risposto Meggie, e Mo le aveva pizzicato il naso. Mo... Meggie non ricordava di avere mai chiamato suo padre in altro modo.

Igraine Senzapaura[modifica]

Igraine si svegliò. Qualcosa le faceva il solletico sul viso, come una bestiolina con tante zampette. Aprì gli occhi. Ed eccolo lì, un ragno grasso e nero proprio sul suo naso. Non c'era creatura al mondo che le facesse più paura. Un istante dopo avvertì un prurito irrefrenabile alle dita dei piedi, segno che era davvero terrorizzata.

Il cavaliere dei draghi[modifica]

La vita pareva essersi fermata nella Valle dei draghi. Dal mare saliva una grigia nebbiolina che si addensava sulle vette circostanti. Qualche uccellino faceva sentire il suo timido richiamo attraverso l'umida foschia, mentre il sole giocava a nascondino con le nuvole.
All'improvviso si udì un fruscio: un ratto scivolava furtivo lungo un dirupo. Tanta era la sua fretta che si ribaltò per finire ruzzoloni sulla rocce coperte di muschio. Si risollevò brontolando fra sé e sé. «L'avevo detto, io! Gliel'avevo detto!»

Il Re dei Ladri[modifica]

Nella Città del Leone Alato l'autunno volgeva ormai al termine quando Victor senti parlare per la prima volta di Prosper e Bo. Splendeva il sole e i palazzi parevano rivestiti d'oro, nel gioco di riverberi che la luce creava con le onde dei canali. Tuttavia dal mare soffiava un vento gelido, quasi a ricordare che l'inverno era alle porte. Nelle calli l'aria si era fatta all'improvviso pungente, foriera di neve. I raggi lambivano obliqui i tetti e gli unici a poterne godere sarebbero stati gli angeli e i draghi che dominavano la laguna, se non fossero stati di pietra.

Bibliografia[modifica]

  • Cornelia Funke, Cuore d'inchiostro, traduzione di Roberta Magnaghi, Mondadori, 2005. ISBN 8804549106
  • Cornelia Funke, Igraine Senzapaura, traduzione di Roberta Magnaghi, Fabbri, 2004. ISBN 8845106977
  • Cornelia Funke, Il cavaliere dei draghi, traduzione di Roberta Magnaghi, Fabbri, 2005. ISBN 8845114910
  • Cornelia Funke, Il Re dei Ladri, traduzione di Roberta Magnaghi, Mondadori, 2004. ISBN 8804535091
  • Cornelia Funke e Guillermo Del Toro, Il labirinto del fauno, traduzione di Alessandra Petrelli, Mondadori, 2019. ISBN 9788804717171

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]