Orhan Pamuk

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Medaglia del Premio Nobel
Per la letteratura (2006)
Orhan Pamuk

Ferit Orhan Pamuk (1952 − vivente), scrittore turco.

Citazioni di Orhan Pamuk[modifica]

  • Adesso che sono finalmente venuto in Sicilia, ho desiderio di conoscerla bene, non solo attraverso gli autori che ho letto, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e soprattutto Pirandello. Voglio conoscerne le differenze e sono molto curioso di scoprire Palermo.[1]
  • Fino ai 45 anni ero uno scrittore turco che viveva a Istanbul e scriveva dell'umanità. Adesso sono l'icona di Istanbul. Questa consapevolezza non mi fa felice, ma è vero, ora io arrivo all'umanità tramite Istanbul.[2]
  • Il muro è qualcosa davanti al quale non bisogna fermarsi. Il modo migliore per evitare un muro è comportarsi come se questo non esistesse, avendo ben presente che esiste, ma non facendosi condizionare dalla sua presenza.[1]
  • Sono due città simili, Napoli come Istanbul si è lasciata il suo antico splendore alle spalle... ma mentre a Napoli c'è ancora traccia del passato, nei musei, nei palazzi, nelle strade, a Istanbul tutto è andato bruciato, distrutto... Eravamo troppo occupati a sopravvivere.[3]
  • [Sulla Sicilia] Scusate, sarei dovuto venire in questa isola splendida cinquanta anni fa, devo recuperare.[4]

Il mio nome è rosso[modifica]

Incipit[modifica]

Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo. Lui, il disgraziato schifoso, per essere sicuro di avermi ucciso ha ascoltato il mio respiro, ha tastato il mio polso, mi ha dato un calcio nel fianco, mi ha portato al pozzo e mi ha preso in braccio per poi buttarmici dentro. La testa me l'aveva già spaccata a colpi di pietra, e cadendo nel pozzo è andata in pezzi, la mia faccia, la fronte e le guance, è rimasta schiacciata, è scomparsa, le ossa si sono spezzate, la bocca si è riempita di sangue.

Citazioni[modifica]

  • I cani parlano, ma solo a chi sa ascoltarli. (p. 12)
  • È l'amore che fa diventare sciocche le persone o sono solamente gli sciocchi a innamorarsi? (p. 88)
  • ...sono soprattutto gli uomini forti come leoni a perdere il controllo quando incontrano la morte. È per questo che i campi di battaglia... non puzzano, come si crede, di sangue, polvere da sparo e armature arroventate, ma di merda e carne putrefatta. (p. 134)
  • Quello sguardo aveva sempre un unico significato, noto a tutti gli apprendisti: se non sogni il tempo non passa. (p. 408)
  • Ma l'amore dev'essere una cosa che non va capita con la razionalità di chi come me fa continuamente funzionare il cervello per difendersi. Ma con l'irrazionalità. (p. 434)
  • I libri aggiungono all'infelicità dell'uomo una profondità che scambiamo per consolazione.
  • L'uomo in realtà non cerca il sorriso nel disegno della felicità, ma la felicità nella vita.

Explicit[modifica]

Ho raccontato a Orhan questa storia che non si può disegnare pensando che un giorno potrà scriverla. Gli ho dato senza imbarazzo le lettere di Hasan e di Nero, e i disegni di cavalli con l'inchiostro ad acqua trovati addosso al povero Raffinato Effendi. Lui è sempre nervoso, di pessimo umore e infelice, e non ha mai paura di essere ingiusto con chi non ama. Perciò, se ha descritto Nero più confuso di quello che è, la nostra vita più difficile di quello che è, Şevket cattivo e me più bella e insolente di quello che sono, mi raccomando, non credete a Orhan. Perché non ci sono bugie che non inventerebbe per rendere più bella la sua storia e fare in modo di essere creduto.

Neve[modifica]

Incipit[modifica]

Il silenzio della neve, pensava l'uomo seduto dietro all'autista del pullman. Se questo fosse stato l'inizio di una poesia, avrebbe chiamato «silenzio della neve» ciò che sentiva dentro.

Aveva preso il pullman che l'avrebbe portato da Erzurum a Kars all'ultimo minuto. Dopo due giorni di viaggio fra le tormente di neve, da Istanbul era arrivato alla stazione dei pullman di Erzurum, e mentre con la borsa in mano nei corridoi sporchi e freddi cercava di capire dove fosse la fermata dei pullman per Kars, un tizio gli aveva detto che ce n'era uno in partenza.

Explicit[modifica]

Salii a fatica sul vagone in partenza, pieno di pacchetti. Tutti fermi sul binario, mi salutavano agitando la mano, così anch'io mi sporsi dal finestrino e li salutai. Vidi solo all'ultimo il cane nero come il carbone correre allegro lungo il binario e subito accanto a me, con la lingua rossa fuori. Poi tutti scomparvero dentro i grandi fiocchi di neve che si facevano sempre più intensi.

Mi sedetti e osservai le luci arancioni delle ultime case nei sobborghi che si vedevano tra i fiocchi di neve, le stanze malandate dove si guardava la televisione e i fumi sottili, tremolanti ed esili che uscivano dai comignoli storti sui tetti coperti di neve: cominciai a piangere.

Istanbul[modifica]

Incipit[modifica]

Fin da bambino, per tanti anni ho creduto che vivesse un altro Orhan, del tutto simile a me, un mio gemello, uno completamente uguale a me, in una strada di Istanbul, in un'altra casa simile alla nostra. Non mi ricordo e come ebbi per la prima volta questo pensiero.

Citazioni[modifica]

  • A Istanbul, a differenza di quanto succede nelle città occidentali con le vestigia dei grandi imperi del passato, i monumenti storici non sono reliquie protette ed esposte come in un museo, opere di cui ci si vanta con orgoglio. Qui le rovine convivono con la città. Ed è questo ad affascinare viaggiatori e scrittori di viaggi. (p. 99)
  • Istanbul non porta la tristezza come "una malattia temporanea", oppure "un dolore di cui liberarsi", ma come una scelta. (p. 100)

La casa del silenzio[modifica]

Incipit[modifica]

– La cena è pronta, signora. Se desidera venire a tavola...
Lei non ha detto niente. Se ne stava immobile, appoggiata al bastone. Sono andato a prenderla sotto braccio, l'ho aiutata a sedersi. Lei s'è limitata a borbottare qualcosa. Sono sceso in cucina a prenderle il vassoio, gliel'ho messo davanti, Lei l'ha guardato con la coda dell'occhio, senza toccare nulla. Soltanto quando ha teso il collo brontolando ci ho pensato, ho tirato fuori il tovagliolo e gliel'ho annodato sotto le orecchie immense, tendendo le braccia.

Citazioni[modifica]

  • Possono succedere tante cose nella vita, eppure si perde tempo ad aspettare.

La donna dai capelli rossi[modifica]

Incipit[modifica]

Volevo fare lo scrittore. Ma, dopo i fatti che mi accingo a raccontare, sono diventato un geologo e un costruttore. Non credano i miei lettori che questi eventi siano morti e sepolti, che questi fatti appartengano al passato solo perché ho deciso finalmente di narrarli. Ogni volta che torno a pensarci, ogni volta, sento addosso il peso di quei momenti. Per questo sono sicuro che anche voi, come me, vi lascerete trascinare nella spirale dei misteri del rapporto tra padre e figlio.

Citazioni[modifica]

  • Abbiamo tutti più di un padre in questo paese. Il governo, Dio, il sultano, il padrino... Senza un padre, in Turchia non si può vivere.

[Orhan Pamuk, "La legge" in: La donna dai capelli rossi, traduzione di Barbara La Rosa Salim, Einaudi, 2017, p. 90]

Explicit[modifica]

— Tornerò lunedì, — dissi, il sorriso sulle labbra. Dalla mia borsa tirai fuori l'immagine della donna dai capelli rossi, quella di Dante Rossetti, strappata e ricomposta con lo scotch, e gliela diedi. — Sapere che scriverai il romanzo mi ha reso estremamente felice! — dissi. — Quando sarà pronto, metti una foto in copertina, e racconta anche un po' della vita di tua madre, di quando era giovane. Guarda, questa donna un po' mi somiglia. Ovviamente tu saprai meglio di me che incipit dargli, ma la trama deve essere vera e poetica come una favola antica, esattamente come lo sono stati un tempo i miei monologhi finali. Deve essere genuino come la vita vissuta, e familiare come una leggenda. Allora avranno comprensione per te, tutti, non solo il giudice. E non dimenticare: anche tuo padre voleva diventare uno scrittore.

Note[modifica]

  1. a b Citato in Eleonora Lombardo, Diario da Taobuk: il Nobel Orhan Pamuk, l'innocenza contro i muri del mondo, Repubblica.it, 21 settembre 2015.
  2. Dall'intervista di Cristina Battocletti, Orhan Pamuk: «Sono l'icona di Istanbul e mi pesa», Ilsole24ore.com, 8 settembre 2015
  3. Da un'intervista di Luigia Sorrentino, Rainews24, settembre 2006.
  4. Citato in Pamuk a Taormina: "Sicilia splendida, devo recuperare il tempo perduto", Repubblica.it, 29 settembre 2015.

Bibliografia[modifica]

  • Orhan Pamuk, Il mio nome è rosso, traduzione di Maria Bertolini e Şemsa Gezgin, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 880615799X
  • Orhan Pamuk, Neve, traduzione di Maria Bertolini e Şemsa Gezgin, Einaudi, Torino, 2004. ISBN 880617004X
  • Orhan Pamuk, Istanbul, traduzione di Şemsa Gezgin, Einaudi, Torino, 2006. ISBN 8806178997
  • Orhan Pamuk, La casa del silenzio, traduzione di Francesco Bruno, Einaudi, Torino, 2007. ISBN 9788806183516
  • Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi, traduzione di Barbara La Rosa Salim, Einaudi, Torino, 2017, ISBN 978-88-06-23211-5

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]