Saverio Strati

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Saverio Strati (1924 – 2014), scrittore italiano.

Il selvaggio di Santa Venere[modifica]

Incipit[modifica]

Mio padre parlava e lavorava. Lavorava come un treno in corsa. Era sempre in moto, anche mentre mangiava il suo pezzo di pane con olive o fichi secchi o frutta. Mangiava, parlava e faceva sempre qualcosa. Tagliava un rametto, aggiustava una vite, toglieva una foglia, portava erba ai conigli, preparava il beverone per i porci. Era bravo a potare, a innestare, a seminare; a mietere non c'era un altro che l'eguagliasse. Allevava la vigna come gli uomini di lassù che da un filare di viti ricavavano mosto che noi non ne ricaviamo, a causa della vecchia maniera, neanche da mille viti. E mille viti richiedono il doppio del doppio terreno e più della doppia della doppia fatica. Fra l'altro lassù usano la macchina in tutto.

Citazioni[modifica]

  • La lingua di chi parla a cazzo viene tagliata e buttata ai cani. (p. 22)
  • Varrebbe la pena che i poveri decidessero a non fare figli. Le guerre chi le combatterebbe più? (p. 38)
  • Niente è cambiato per i poveri, vent'anni dopo la guerra! A comandare sono i padroni, da sempre: prima Giolitti, poi i fascisti, ora i democristiani che governano in nome di Cristo che offendono in mille maniere. (p. 74)

Bibliografia[modifica]

  • Saverio Strati, Il selvaggio di Santa Venere, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1977.

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